Minacce e intimidazioni omofobe |”Perseguitato perché sono gay”

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19 Aprile 2017, 05:03

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MASCALI – Ha atteso per mesi che le occhiatacce, i bisbigli e gli insulti avessero fine. Ma così non è stato, anzi, si è registrata un’escalation. Da quell’11 ottobre del 2015, giorno in cui a Mascali ha subito un’aggressione a sfondo omofobo, Roberto Marino non avrebbe più avuto tregua. Oggi che il limite è stato superato, ha deciso di raccontare pubblicamente quanto subito fino ad oggi. “Inizialmente è stata solo violenza psicologica – racconta con la voce rotta dall’emozione – ma siamo arrivati a messaggi in cui si paventano nuove aggressioni, minacce di morte, ingiurie omofobe ed intrusioni fin dentro la mia abitazione. Quindi si è superato il limite. Non voglio assolutamente fare riferimento a quanto è successo quella notte, anche perché c’è ancora un processo in corso, e non oso assolutamente dire che quello che mi sta succedendo è causa di chi è coinvolto in quella vicenda. Probabilmente – prosegue Roberto – c’è ancora chi è palesemente omofobo e chi magari difende una certa mentalità. Io invece da sempre combatto questa mentalità, perché difendo chi sono e dico sempre quello che penso. Probabilmente do fastidio per il mio modo di essere o per quello che rappresento. Non lo so. Fatto sta che da un periodo a questa parte sono vittima di diversi episodi persecutori”.

Roberto racconta i fatti di cui è stato vittima, tutti denunciati ai carabinieri. Siamo partiti prima con i danni alla macchina – spiega – poi con dei primi messaggi, fino ad arrivare a dei messaggi addirittura dentro casa. Ho denunciato tutto ai carabinieri e quei messaggi sono stati allegati alla denuncia sporta contro ignoti”.

Per il 46enne, che per mesi è caduto in un tunnel di depressione, ansia e attacchi di panico, da cui solo adesso inizia a venire fuori. Chiede per questo il supporto delle istituzioni. “Sono molto turbato da quello che vivo – dichiara – perché non è ovviamente una cosa gradevole da subire. Ma ci devo fare i conti. Poteva succedere ovunque, a Londra, Parigi, New York, poco importa, mi sta succedendo qui e adesso. Chiedo aiuto a chi di competenza per aiutarmi a scoraggiare chi continua a perseguitarmi giorno dopo giorno”.

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Basterebbe anche parlare di più di omofobia, di bullismo e di violenza in generale. Questo chiede alle istituzioni. “Vorrei che le autorità prendessero delle posizioni concrete, serie, perché la società non può crescere se non si innesta da subito un radicale cambiamento – spiega ancora Roberto – Se si vuole arrivare a dire basta alla violenza, qualsiasi sia la sua forma, bisogna trovare delle soluzioni. Chiedo aiuto al sindaco, che è il primo cittadino del mio paese, persona che io stimo tantissimo, perché mi è stato vicino quando ho subito quell’aggressione, così come il mio gruppo “La Mascali che vorrei”, perché mi conoscono e mi stimano”.

Roberto non definisce Mascali una città omofoba, ma solo una parte di chi vi abita. “Lo so che ho buona parte della popolazione mascalese dalla mia parte – dice con un certo conforto – E’ gente che mi vuole bene, che mi sostiene. Questo è fuori dubbio. Ed è questo che mi dà forza fondamentalmente. Non ci fosse questo, forse, sarebbe veramente pesante, tanto da tornare a fare dei pensieri assurdi, perché purtroppo essere perseguitati ti spinge ad entrare in un meccanismo di pensieri distorti, contorti e distruttivi. Ma io voglio reagire e dire no – conclude Roberto – perché io esisto e vorrei essere rispettato in quanto tale. Punto”.

 

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19 Aprile 2017, 05:03

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