Missione romana del Comune| Sul tavolo esodo e mobilità

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09 Ottobre 2013, 20:24

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PALERMO – Palazzo delle Aquile continua a lavorare a una soluzione per la Gesip. Dopo l’incontro della scorsa settimana a Roma, infatti, oggi l’amministrazione è tornata nella Capitale per parlare con Italia Lavoro e completare i pezzi di un mosaico che va via via prendendo forma. Massimo riserbo da parte dei tecnici di piazza Pretoria, anche se i primi numeri e le prime indiscrezioni cominciano a filtrare.

Il Comune di Palermo starebbe puntando su tre percorsi: gli incentivi all’esodo, la mobilità orizzontale e nuova cassa integrazione da stipulare direttamente col ministero saltando l’ostacolo della Regione. Conti alla mano, potrebbero essere 400 i dipendenti interessati a lasciare per sempre la Gesip: a loro verrebbero riconosciuti il tfr subito, un anno di Aspi oltre a una somma di denaro. In questo modo il personale scenderebbe a meno di 1400 unità, di cui 600 (ma il numero reale potrebbe essere più basso) da spostare in altre partecipate grazie alla mobilità orizzontale: un percorso in verità ancora incerto visto che permangono delle criticità, come il tfr che verrebbe così caricato sulla nuova società. Il Comune sta cercando, di concerto con il ministero, una possibile via d’uscita anche se comunque lo stipendio resterebbe tale e quale all’attuale, visto che verrebbero semplicemente trasferiti i progetti di pubblica utilità dal Comune alle aziende. Gli altri manterrebbero le attuali condizioni, venendo man mano assorbiti col turn over e i pensionamenti che, in cinque anni, dovrebbero superare di poco il migliaio.

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Di questo si è parlato nel corso di un’assemblea dei lavoratori, un centinaio i partecipanti, tenutasi al Parco Cassarà e senza i sindacati. “Noi non vogliamo guerre fra poveri – dicono Gioacchino Tortorici, Giuseppe Sanseverino, Giuseppe Milazzo e Totò Spatola – né togliere il lavoro ad altri padri di famiglia. Abbiamo concesso al sindaco l’anno che ci aveva chiesto per risolvere la situazione e non vorremmo, dopo 16 mesi, trovarci ancora punto e a capo. La Gesip non può essere l’unico figlio a pagare, mentre le altre aziende vengono salvate e ricapitalizzate. Anche perché la Gesip, come ribadito dal tribunale, non puó fallire”.

 

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09 Ottobre 2013, 20:24

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