Ncd: “Sfiducia il 21 ottobre | No al commissariamento”

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13 Ottobre 2014, 11:29

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PALERMO – La voglia di rivendicare “i tanti risultati” raggiunti dal governo nazionale “grazie alla nostra presenza” e la necessità di guardare al futuro “iniziando a riunificare le forze moderate che si riconoscono nel Ppe e che non appartengono al Partito democratico”, con un occhio all’Ars “dove il 21 ottobre depositeremo la mozione di sfiducia nei confronti del governo regionale”.  In casa Nuovo centrodestra si guarda al futuro. L’assemblea costituente del Charleston di Mondello, dove iscritti e simpatizzanti del partito si sono dati appuntamento, è servita agli uomini di Alfano per guardarsi in faccia e fare il punto della situazione a distanza di un anno dall’addio a Berlusconi. “Ma non siamo stati noi a tradire – ricorda Renato Schifani, presidente Ncd -, ha tradito chi non ha sostenuto il progetto delle larghe intese voluto da Berlusconi”. Sullo sfondo c’è la costituente popolare avviata insieme con l’Udc, che in Sicilia è dall’altra parte della barricata. Il dialogo “va avanti – spiega Angelino Alfano appena arrivato – perché noi vogliamo riaggregare tutte quelle forze alternative alla sinistra, moderate, riformiste e popolari che sostengono questo governo senza essere del Pd”.

Tra un’accusa alla Lega targata Salvini (“estremista e xenofoba”) e una critica agli ex fratelli di Forza Italia (“ci attaccano, ma non capiscono che Renzi e grillo stanno corteggiando il loro elettorato mentre noi vorremmo la ricomposizione di un centrodestra vincente”), Alfano, e i coordinatori regionali Cascio e Castiglione affrontano anche il tema del governo Crocetta. Da ministro dell’Interno Alfano si limita a stoppare le voci sul commissariamento dell’isola (“sarebbe una sconfitta per tutti i siciliani, non solo per Crocetta”), mentre il compito di affondare il coltello sul governo regionale va a ai coordinatori regionali e al presidente nazionale. “Il 21 di ottobre depositeremo la mozione di sfiducia al presidente della Regione – dice Cascio -. Saremo compatti, centrodestra e grillini. Ci aspettiamo, da parte di alcuni pezzi della maggioranza e in particolare del Pd, comportamenti consequenziali rispetto alle frasi e ai distinguo espressi negli ultimi giorni nei confronti del governo Crocetta”. Sulla stessa lunghezza d’onda Castiglione: “Abbiamo sempre ribadito la nostra opposizione al governo Crocetta. In Sicilia ci sono tante emergenze e la mozione di sfiducia a Crocetta l’hanno fatta i siciliani”.

Nel frattempo, però, c’è da spiegare alla platea l’addio, ufficializzato proprio oggi, di un pezzo da novanta come il senatore Tonino D’Alì, tornato armi e bagagli in Forza Italia: “Ritengo che la mia storia politica di coerenza con i sentimenti dei miei elettori e di dedizione alla progettualità di sviluppo dell’Italia e della Sicilia in particolare, suggeriscano l’assunzione di una posizione più netta e il rilancio di una sfida della mia attività nel partito di Forza Italia – dice – che mi ha visto in prima linea sin dal 1994 e con Silvio Berlusconi nel cui governo ho avuto l’onore di militare e che mi ha consentito di concretizzare in opere e in positivi modelli di sviluppo socio-economico l’amore per la mia città e per la splendida terra di Sicilia”. Lapidaria la risposta di Cascio e Castiglione: “D’Alì Va via da solo, la base resta con noi. la sua è una scelta incoerente e solitaria”. Castiglione arriva a parlare di “Operazione Lassie”. Va via D’Alì “ma il partito è in costante crescita – assicura Dore Misuraca -, e lo testimoniano i dati provenienti dalle varie province italiane”.

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Sul governo regionale è durissimo Schifani: “Pensavo che il governo Lombardo avesse fatto male, ma non pensavo che la mia terra potesse sprofondare nel baratro della impresentabilità politica e istituzionale, come avvenuto col governo Crocetta”. L’ex presidente del Senato entra nel dettaglio delle vicende di Palazzo d’Orleans: “Che segnale diamo ai ragazzi se il governatore nomina come assessore alla Formazione una studentessa fuori corso di otto anni? sarà anche una brava ragazza – aggiuge – ma quale competenze potrebbe avere?”. critiche anche sulla nomina di Michela Stancheris: “Se noi del centrodestra avessimo nominato una nostra segretaria come assessore sremmo stati massacrati. Qui, invece, si è assistito a un governo che è partito con Zichichi e Battiato in giunta”. Premesse che portano a una conclusione: “A Roma stiamo con Renzi, ma qui non saremo mai la stampella di questo governo”.

La exit strategy, allora, la traccia Cascio: la sfiducia a Crocetta e la necessità di varare una nuova legge elettorale, che si armonizzi con la riduzione da 90 a 70 del numero dei deputati, “sono due cose che possono camminare anche separate”. “La sfiducia è un atto parlamentare che non determina l’indomani uno scioglimento dell’Assemblea – sottolinea -. La sfiducia è un atto politico che ha una conseguenza in termini pratici: le dimissioni del governatore e le elezioni da indire entro 90 giorni. Una volta sfiduciato il presidente della Regione, approveremo la legge elettorale. E’ un fatto obbligatorio – ha concluso Cascio – prima di andare a votare, ma si può fare anche con un presidente della Regione dimissionario”. Anche l’ex presidente dell’Ars ribadisce: “Siamo contrari al commissariamento della Sicilia. È un’ipotesi che non esiste, non ci sono le condizioni giuridiche. Se nel Pd pensano di risolvere le loro questioni interne con un commissariamento sappiano che non ci stiamo. La strada giusta da seguire è quella di mandare a casa Crocetta, che è un piromane chiamato a spegnere l’incendio acceso da Lombardo”. Si allinea anche il capogruppo all’Ars, Nino D’Asero, voce morbida nel partito per quanto riguarda il giudizio su Crocetta: “I miei toni sono più pacati ma la condanna verso l’operato dell’Esecutivo è pari – dice -, si vada avanti con la sfiducia”.

 

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13 Ottobre 2014, 11:29

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