Negata la proroga al Baretto | Da lunedì chiusura per 5 giorni

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11 Aprile 2014, 18:23

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PALERMO – Scatta un’altra chiusura per cinque giorni per il caso gazebo. Stavolta tocca al Baretto di via XX Settembre, che dovrà abbassare le saracinesche da lunedì 14 a venerdì 18 aprile, nella settimana che precede la Pasqua. Un’evenienza che la titolare Agata Benenato e il marito Giovanni Garifo hanno cercato di evitare chiedendo a Suap e Polizia Municipale la sospensiva di venti giorni della pena accessoria accordata dall’ordinanza sindacale del 17 marzo. Sospensiva, però, che è stata negata. E così la signora, come spiega a Live Sicilia, sarà costretta “a svuotare i frigoriferi e a buttare tutto il cibo deperibile. È una perdita grave, Pasqua e Pasquetta rappresentano uno dei periodi di maggiore vendita dell’anno. Siamo in preda all’ansia, la notte non si dorme. Se ci avessero accordato la proroga almeno avremmo limitato i danni, ci saremmo organizzati”.

La chiusura per cinque giorni colpisce sia i proprietari di gazebo, ormai illegittimi anche se manca ancora il regolamento sui dehors che andrebbero a sostituirli, sia i negozianti che hanno occupato abusivamente il suolo pubblico, fosse anche con una pianta, e sono stati multati dai vigili urbani dal 2012 a oggi: a partire dal giorno in cui è stata emessa l’ordinanza i ristoratori saranno puniti con la chiusura per cinque giorni solo in caso di recidiva; tutti gli altri, sanzionati prima di quel 17 marzo, subiranno comunque la chiusura anche se potranno posticiparla per un massimo di venti giorni se ripristinano lo stato dei luoghi. Una proroga utile a organizzare gli ordini e mettere in salvo il cibo deperibile oltre che, nel caso specifico, a tenere aperta l’attività in un periodo come quello pasquale che, al pari delle festività natalizie, di solito garantisce buoni incassi.

Così non sarà per il Baretto. “A gennaio ci è stata comminata una multa per il gazebo – racconta la signora Benenato –, l’altro ieri abbiamo presentato la richiesta di proroga della chiusura a dopo il 21 aprile ma ci è stata negata. Altri hanno optato per il ricorso al Tar ma io non ne ero informata e in ogni caso non me la sarei sentita sinceramente di spendere duemila euro per un ricorso che a mio parere andrà perduto. Sarebbe stata un’inutile agonia. Io il gazebo lo elimino ma non mi chiudano il bar, per noi è un colpo di grazia: in questa zona hanno aperto di recente altri cinque locali e tra la concorrenza e la crisi le cose non vanno affatto bene”. “Ho installato il gazebo cinque o sei anni fa, adesso non ricordo – prosegue la titolare –, e mi è costato ventiseimila euro più altri quattromila per l’impianto luce. Ho aumentato il fatturato, ho dato lavoro a cinque persone e fino all’anno scorso ho pagato 600 euro per l’occupazione del suolo pubblico. Adesso mi dicono che il gazebo non è più regolare e io voglio rispettare la legge però devono darmi la possibilità di lavorare, di mettere due tavolini fuori, anche senza ombrelloni o altro. Chiedo di essere trattata come tutti gli altri perché facciamo tanti sacrifici, mio marito si alza alle quattro del mattino. Tra la chiusura e lo smantellamento del gazebo non sappiamo a cosa andremo incontro, siamo tutti a rischio. Ho il sostegno dei miei clienti – conclude la signora – che mi hanno promesso di essere tutti qua lunedì mattina ma sono tanto arrabbiata. Ringrazio il sindaco che il suo lavoro lo sa fare, appena mi chiudono il locale lo scriverò su un cartello da esporre qua davanti”.

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Il presidente di Confartigianato Palermo, Nunzio Reina, promette “azioni forti contro una politica deludente perché finora agire in modo pacato non è servito a niente. Valuteremo la possibilità di manifestare o di spegnere le luci dei locali”. Nel caso del Baretto il presidente spiega che “abbiamo tentato in tutti i modi di ricorrere in autotutela perché chiudere nella settimana di Pasqua è terribile. Ci saremmo aspettati un riscontro da parte del sindaco per chiarire, non è possibile chiudere cento imprese a Palermo. Senza contare l’indotto, i mancati acquisti di materie prime, il personale non pagato. Ma la cosa che mi lascia maggiormente perplesso è come nessuno dei gruppi politici si interessi al problema. In questa città conviene essere abusivo perché così non sei controllato. È un’assurdità. Mi sento demotivato e umiliato – conclude Reina – perché non posso dare una risposta ai miei iscritti che vengono da me in lacrime. A Palermo si vive solo di assistenzialismo, di Pip e Gesip”.

“Non conosco il caso specifico e le motivazioni dell’istanza – dice l’assessore alle Attività Produttive, Marco Di Marco -, sono atti amministrativi su cui il dirigente si esprime o meno in base a normative di legge e ordinanze. Il differimento in genere è legato a impegni di un certo tipo come un contratto di catering che non può essere rinviato o la presenza di merce che va venduta entro un certo periodo”. I toni dell’assessore si fanno molto duri quando si passa a commentare il lungo trascinarsi del regolamento sull’occupazione del suolo pubblico: “I ritardi sono dovuti a una totale incapacità del consiglio comunale. Io ho consegnato un primo regolamento e un secondo che ho modificato con le richieste dei consiglieri perchè mi era stato detto che era inutile rifare il giro di circoscrizioni e ragioneria. E invece si è perso ancora più tempo. Ho dato un mio testo alla presenza delle associazioni di categoria circa trenta giorni fa. Evidentemente – insiste Di Marco – è più forte la lobby dei gazebo e di coloro che hanno fatto ricorso perchè vogliono continuare a lavorare pur in presenza di specifiche normative. Visto quello che è successo con gli apecalesse non mi stupisco”.

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11 Aprile 2014, 18:23

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