Nasce il nuovo Palermo ‘MCS’ | Ma quanto ci manca Renzo Barbera

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09 Dicembre 2018, 06:30

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PALERMO – Quanto ci manca Renzo Barbera. Quanto ci mancano quei presidenti – galantuomini, come Renzo, candido di capelli e di cuore; viceversa ingaglioffiti, un po’ magliari, oppure specchiati – che ricordavano i nostri papà, poiché apparivano riconoscibili nell’immaginario del popolo che rappresentavano. E quanto ci mancano quei calciatori, tali e quali a certi zii avvistati nelle feste natalizie, che sporgevano, solenni e istituzionali, dalla carta lucida dell’album delle figurine Panini.

Ma come sono differenti i signori del pallone adesso: incravattati e algoritmici, aritmetici e distanti, più simili a registratori di cassa che a presenze familiari. Mentre i giocatori contemporanei, talvolta, assumono le sembianze di infanti, disperatamente bisognosi di un sonaglino o di un ciuccio. Ecco gli scenari nuovi e futuribili del nostro amore che fu.

Nasce dunque il nuovo e futuribile Palermo, dopo il regno di Maurizio Zamparini. E, dando per scontate – ci mancherebbe – la buonafede, le ottime intenzioni e la serietà professionale di tutti i soggetti coinvolti nella conferenza stampa di rito e non solo, non si può nascondere che l’effetto dell’incipit sia stato contrario ai desideri. Quella famosa presentazione, infatti, si è rivelata soprattutto un generatore di perplessità nella penuria delle informazioni sensibili. Incrollabilmente confidiamo che la nebbia verrà dissipata al momento opportuno, anche perché la nebbia, sia pure di origine londinese, sulle rive di Mondello, sarebbe uno sgradito scoop, e che le fisionomie ancora indefinite – chi sono i potenti di viale Del Fante, che idee hanno, chi comanderà – approderanno, poco a poco, a identità ben definibili.

Nel frattempo, il contesto si mostra lattiginoso. Tanto che il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, dotato di antenne sensibilissime, si è eletto interprete di uno scettico sentimento popolare: “Nessuna comunicazione ufficiale è arrivata al Comune da parte della società del Palermo calcio. Nessuno ha informato su chi sono i legittimi proprietari dopo la annunciata cessione del pacchetto di maggioranza da parte di Maurizio Zamparini. Oggi, purtroppo, non posso aggiungere altro: ho seguito con attenzione la vicenda attraverso la lettura dei giornali, ma ho scoperto che anche li non c’è nulla e come la maggioranza dei tifosi rosanero nutro qualche ragionevole perplessità dopo la conferenza stampa dell’altro giorno”.

E c’è chi, in tanta nebbiosità, l’ha buttata in satira, nel surrealismo, come Franco Cascio che ha scritto sul suo blog, chiosando, satiricamente e surrealisticamente, appunto, le recenti cronache: “Mr Bean? Arrivato a Palermo con la Mini Cooper, auto in voga in città tra gli spacciatori, è stato fermato dalla polizia. I Beatles? I baronetti hanno declinato l’offerta: ‘Col c… che attraversiamo sulle strisce a Palermo!”.

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E via ridacchiando (a denti stretti, per non piangere) in una città che aveva solo Eupalla, la dea declinata da Gianni Brera, per sgombrare mente e cuore dai suoi dolorosi orizzonti. E continuando a ridacchiare, sempre per non piangere, si potrebbe scrivere, pur di aggiungere ironia, che questo, nel frangente attuale, sarebbe ancora il Palermo ‘MCS’ (Muto Cu Sapi u’ iocu…).

L’epilogo è fin qui agro, sebbene in fideistica aspettativa: da anni, ormai, l’evento sportivo si è disciolto come la passione che lo circondava. Siamo diventati contabili dei closing via via annunciati, incapaci di emozionarci per lo spettacolo del pallone, del sole e del profumo dell’erba. Perché noi, a torto o a ragione, non crediamo più all’erba, al sole, al pallone.

E forse non crediamo più al calcio che fu amore sconfinato. Quanto ci manca il giovane Bergomi dell’Ottantadue, con i suoi baffoni da zio d’Italia. Quanto ci mancano le garbate trafitture che si rivolgevano lo zebrato Agnelli e il giallorosso Viola, sulla ‘questione di centimetri’. Quanto ci mancano Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Paolo Valenti, Luigi Necco e Giorgiobubbadagenova. Ahi, quanto ci manca il candido Renzo Barbera.

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09 Dicembre 2018, 06:30

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