Indagati per non aver fatto i lavori | C’è la crisi, meglio patteggiare

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30 Aprile 2014, 06:15

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PALERMO – La corsa al patteggiamento è il segno dei tempi. Tempi di crisi. Meglio pagare subito un’ammenda da 500 euro, ottenendo pure la sospensione condizionale della pena, piuttosto che pagarne 5000 per l’oblazione oppure affrontare un lungo processo. E così la metà dei condomini ha scelto, con l’accordo del pubblico ministero, di accollarsi la condanna.

Sotto accusa c’è un intero palazzo. Quaranta proprietari di casa indagati per non avere eseguito i lavori di ristrutturazione in un edificio che stava andando in rovina. Hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pm Daniele Paci. Nel frattempo avevano messo le cose a posto, ma l’inchiesta è andata avanti.

La vicenda è emblematica di ciò che accade nel centro storico di Palermo. Edifici perdono pezzi abbandonati all’incuria dai proprietari. Il Comune interviene. Il sindaco ordina di mettere in sicurezza l’edificio, ma l’obbligo resta lettera morta. Stavolta siamo tra vicolo Barillaio e piazza Meli, alle spalle della chiesa di San Domenico, a pochi passi da via Roma. Qui l’amministrazione di Palazzo delle Aquile intervenne il 18 luglio del 2011. L’immobile è prospiciente la pubblica via e dunque c’era una situazione di pericolo per i passanti. I richiami del Comune non sortirono effetto alcuno, e così l’amministratore del condominio e i proprietari si sono ritrovati sotto inchiesta.

Cosa fare? Tre le ipotesi. Accollarsi di pagare 5000 mila euro. Tanto “costa” l’oblazione, un rito alternativo al giudizio penale attraverso cui, con il pagamento allo Stato di una somma di denaro prestabilita, il reato si estingue. Una cifra considerevole, vista la crisi, hanno fatto sapere la gran parte degli indagati. Non pagare l’oblazione significherebbe correre il rischio di trovarsi sotto processo (seconda ipotesi). Ecco che una vendita di indagati, attraverso l’avvocato Giovanni Di Trapani, ha presentato istanza di patteggiamento concordata con il pubblico ministero. Il patteggiamento non porta all’iscrizione nel certificato del casellario giudiziale, il delitto si estingue dopo cinque anni, mentre la contravvenzione dopo due anni, a patto che l’imputato non commetta un altro reato. Una soluzione accettabile per chi si prefigge una “buona condotta” per gli anni a venire. E la tasca non ne soffre.

Quello del rischio crolli nel centro storico è un tema caldissimo a Palermo. Sono centinaia le palazzine pericolanti e altrettanti gli indagati, finiti sotto accusa, dopo che negli anni se ne sono infischiati dei richiami del Comune.

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30 Aprile 2014, 06:15

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