PALERMO – L’ennesimo scandalo, l’ennesima inchiesta per corruzione alla Motorizzazione di Palermo. Una storia che si ripete. Stavolta l’indagine della Procura di Palermo passa dagli interrogatori preventivi.
Sono cinque gli indagati per corruzione che rischiano l’arresto: il funzionario della Motorizzazione Salvatore Troncale, l’impiegato Mariano Rubino, l’ex istruttore direttivo Felice Cardinale (oggi in pensione) e i figli di quest’ultimo, Giuseppe e Michele Cardinale che gestiscono autoscuole e agenzie di disbrigo pratiche automobilistiche.
Ci sarebbe stato un tariffario. Si pagava fino a mille euro per ottenere una patente nautica per guidare le barche entro 12 miglia. Secondo la ricostruzione della Procura, grazie all’appoggio degli ex colleghi di Cardinale alla Motorizzazione i candidati avrebbero avuto in anticipo domande e risposte dei quiz. A volte neppure si sarebbero presentati, ma risultavano registrati nei verbali con tanto di attestazione della prova superata. I documenti sarebbero stati falsificati ex post.
Tra le patenti contestate c’è anche quella conseguita dall’ex portiere del Palermo Mirko Piagliacelli indagato per “concorso morale” in falso. Sarebbe stato falsificato il verbale d’esame del 19 luglio 3023. Il calciatore risultava presente alla prova ed invece era in ritiro con la squadra.
Una ventina gli episodi contestati fino al 2023 sulla base della ricostruzione della polizia stradale. Oltre alle patenti nautiche i pubblici ministeri Giulia Beux e Vincenzo Amico contestano la conversazione di una sfilza di documenti di guida esteri. Cittadini polacchi, greci, spagnoli e tedeschi ottenevano il via libera per circolare con la macchina in Italia. A volte, secondo l’accusa, i documenti stranieri erano falsi.
Per sistemare le cose gli impiegati della Motorizzazione avrebbero fatto accesso al sistema informatico – a volte raggirando anche i colleghi – autorizzando la conversione senza che il candidato avesse sostenuto l’esame pratico e orale.
Ci sono pure le sospette conversioni delle patenti militari, anche in questo caso ottenute dietro pagamento di denaro. Tutti coloro che avrebbero goduto dei servigi degli impiegati sono indagati per concorso in falso, reato per cui non è prevista l’applicazione di una misura cautelare. Ecco perché non sono stati convocati, ma i loro nomi figurano nel registro degli indagati.
I cinque indagati per corruzione sono stati convocati il 9 febbraio dal giudice per le indagini preliminari Filippo Serio. Avranno modo di contrastare la ricostruzione della Procura guidata da Maurizio de Lucia e fare valere le proprie ragioni. Le difese sin d’ora sostengono che le procedure si sono svolte nel rispetto delle regole.
Una nuova inchiesta scuote, dunque, la Motorizzazione. I fatti sarebbero avvenuti quasi in contemporanea a quelli che sono costati una condanna in primo e secondo grado al funzionario Luigi Costa, sorpreso a contare le tangenti in bagno. Dietro l’armadio di casa nascondeva 590 mila euro in contanti.

