Palermo e le strade colabrodo | Eleggiamo la buca più bella

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23 Giugno 2019, 14:55

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PALERMO – Ma quanto siamo affezionati alle buche di Palermo, alle strade che somigliano a installazioni contemporanee che vorrebbero ricordarci la fragilità dell’essere umani, con le loro sagome irregolari. E quanto amiamo i nostri marciapiedi sgarrupati che, a ogni passo, rischi di inciampare e romperti le corna. Siamo grati perché la tragica viabilità cittadina è un monumento alla caducità dell’esistenza. E davvero, non si contano più le storte, il traballare stoico, gli accappottamenti dei viandanti, con relative benedizioni e viaggi premio in ospedale. La poesia nutre l’ortopedia, è il caso di dirlo.

E se le buche di Palermo potessero parlare, ci racconterebbero l’istante del volo che precede il cruento atterraggio. Che narrazione immaginifica. Che epopea di caviglie in disordine.

E siccome il potere che ci regge è generoso, dappertutto, in città, ci sono asfalti rugosi che sembrano, piegati dal tempo, una pallida istantanea di quando erano giovani. Ovunque, dal centro alla periferia, dalle zone residenziali alle borgate, si staglia un elenco di vie e viuzze che ci vuole fegato a percorrerle.

Anzi – ecco l’idea – perché non indire un concorso ed eleggere la buca di quartiere, ognuno la sua. Sarebbe un momento di coesione e pure un incontro dedito alla cultura e alla tradizione popolare. E non lo sappiamo che, a Palermo, basta apporre a qualunque entità l’aggettivo ‘culturale’ perché tutto vada al suo posto? Tuttapposto, come ghigna il grande Tony Sperandeo, nella scena di un mitico film, incorniciando la frasetta in un risolino d’antologia. Salvo poi aggiungere sconsolato: Tuttapposto a minchia, tuttapposto…

Per esempio, noi che viviamo a Mondello, abbiamo la nostra tenerissima scaffetta d’affezione dalle parti di una celebre rotonda che conduce alla Favorita. E non la cambieremmo con niente, tanto è consueto il lieto tututun della macchina, seguito da un commosso pensiero all’amministrazione. Ci hanno provato a ripararla, a chiuderla, a renderla meno profonda. Ma la nostra piccola fossa della Marianne, per fortuna, resiste, attorniata dalle consorelle che rendono indimenticabile la rotta verso il mare. Ed è bellissimo guidare sovrappensiero, non ricordare nulla della fossetta e venire sorpresi dal botto con relativo scricchiamento di colonna vertebrale.

Anzi, anzi, perché non eleggere pure la migliore buca panormitana, il marciapiede più scassato, la strada più dissestata. Sarebbe un successone. E se qualcuno osasse rompersi le corna, niente paura. Basterebbe gridare in coro: tuttapposto, tuttapposto! Senza andare oltre.

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23 Giugno 2019, 14:55

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