PALERMO – “Sembrerebbe che le indagini sulla morte di mio figlio stiano per concludersi, noi lo speriamo. Ma soprattutto, speriamo che si concludano il prima possibile e nel migliore dei modi, perché mio figlio non c’è più. Ho appreso che è stata ritrovata la pistola con la quale lui sarebbe stato ucciso e che quella pistola sarebbe quella di Maranzano. Purtroppo finché le indagini non si concluderanno, anche noi siamo all’oscuro di tutto”.
Lo dice Giuseppe Taormina, padre di Paolo, il ragazzo di 21 anni ucciso a colpi di pistola la notte tra l’11 e il 12 ottobre dell’anno scorso, davanti al pub “o Scruscio” in via Spinuzza, da Gaetano Maranzano, che ha confessato l’omicidio e per questo è in carcere.
“Mi chiedo però una cosa – ha proseguito – se Gaetano Maranzano ha confessato, se la pistola trovata è la sua, se ci sono delle prove così evidenti, questa persona non andrebbe già punita per quello che ha commesso? A cosa servono queste indagini? Se ci sono i complici, se li hanno sentiti, se adesso non li ritengono attendibili, a cosa serve tutto questo, a cosa serve ancora aspettare? Noi vogliamo giustizia per nostro figlio”, conclude.

