PALERMO – Cade l’accusa di tentata violenza sessuale e regge quella di lesioni personali. Per l’imputato trentenne è arrivata una condanna a 8 mesi di carcere con il beneficio della sospensione condizionale della pena.
La vicenda inizia alla Vucciria, che la notte si affolla di gente e spesso finisce in negativo al centro dei fatti di cronaca. L’imputato incontra una turista del Centro Italia in compagnia di un’amica. Chiedono un passaggio all’uomo. Dopo aver accompagnato l’amica, i due restano soli.
Il tragitto si conclude al Foro Italico, luogo dove due anni fa una ragazza di 19 anni ha subito uno stupro di gruppo che ha scosso l’opinione pubblica, punito con pesanti condanne. Qui sarebbe avvenuta la tentata violenza sessuale.
Non c’è prova della violenza sessuale
Le immagini delle telecamere di sorveglianza diventano decisive per l’imputato. I filmati documentano diciotto minuti di permanenza vicino alla macchina, durante i quali non emergono contatti fisici, baci o comportamenti riconducibili a un approccio sessuale.
Solo in una fase successiva si verifica una colluttazione, al termine della quale la donna riesce ad allontanarsi e a chiedere aiuto. Le lesioni riportate, refertate in pronto soccorso, sono state giudicate guaribili in pochi giorni.
Gli avvocati della difesa, Alberto Raffadale e Pierfrancesco Cascio, hanno affidato una consulenza alla criminologa e psicologa forense Federica Bonasera.
La relazione ha fatto emergere delle criticità nel racconto della persona offesa. Il consulente ha sottolineato che l’uso di domande suggestive e l’introduzione di elementi investigativi nel corso delle audizioni possono incidere sui ricordi della vittima. L’attendibilità delle dichiarazioni va valutata con prudenza.
Il giudice per l’udienza preliminare Lirio Conti – il processo si è svolto in abbreviato – ha ritenuto provata la colluttazione e il nesso causale con le lesioni, ma ha escluso che l’imputato avesse un intento sessuale. Mancherebbero atti idonei e univoci che dimostrerebbero la volontà di costringere la donna a compiere o subire atti sessuali.
“Una linea netta fra violenza fisica e sessuale”
Da qui la decisione di limitare la condanna al solo reato di lesioni personali. “Una decisione che traccia una linea netta tra violenza fisica e violenza sessuale – sottolienano i legali – riaffermando il principio secondo cui l’elemento sessuale non può essere presunto, ma deve emergere in modo chiaro e provato oltre ogni ragionevole dubbio”.

