Il pizzo impossibile | al negozio Louis Vuitton

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05 Luglio 2014, 16:44

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PALERMO – Bisognava stare alla larga dal negozio Louis Vuitton. Non erano i prezzi a scoraggiare i mafiosi, ma il blasone della maison. Impensabile che potesse cedere al ricatto degli uomini del pizzo. Perché Onofrio Terracchio e Marcello Puccio parlavano di estorsioni. Eppure qualcuno ci aveva fatto più di un pensierino. Rimasto tale, perché stroncato.

Transitando davanti al prestigioso punto vendita di via Libertà, a Palermo, i due arrestati con l’accusa di essere organici alla famiglia mafiosa di San Lorenzo discutevano delle ambizioni di un altro dei 91 finiti in cella nel blitz Apocalisse. Salvatore D’Alessandro sperava nel colpaccio. O meglio, sognava di farlo. Provocando la reazione di Terracchio: “Louis Vuitton… quello spostato voleva venire qua”. “Chi è?”, chiedeva Puccio. Risposta: “Salvo… con l’aiuto di questi… proprio spostato di testa”.

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Terracchio ricordava di avere messo D’Alessandro in guardia:“… gli ho detto: ma che dici vero?… va finiscila… ma che sei stanco… della libertà?”. Meglio stare lontano dalla maison francese. Il carcere sarebbe stato inevitabile.

In quel pomeriggio del 3 agosto 2012, data della conversazione intercettata,la macchina con Terracchio e Puccio a bordo transitò velocemente davanti al negozio di via Libertà. I due si indirizzarono verso altre attività commerciali dove sapevano di avere vita facile. “… invece qua potresti venire”, suggeriva Puccio, che fra i due sarebbe quello con la posizione più bassa nella scala gerarchica. E Terracchio lo rassicurava: “No, già fatto. Tutti. Tutti nostri”. Altrove non c’era di mezzo il blasone di un marchio francese. Il rischio di finire in carcere non veniva neppure preso in considerazione.

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05 Luglio 2014, 16:44

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