Politici, tangenti e fotovoltaico| Due funzionari: “Clima di pressioni”

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31 Ottobre 2012, 21:22

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Gaspare Vitrano e Mario Bonomo, i due politici coinvolti nell'inchiesta

PALERMO – Un clima di pressioni con un solo obiettivo: velocizzare le pratiche del fotovoltaico targate Vitrano-Bonomo-Ingrassia. I pubblici ministeri parlano di profondo inserimento “nel contesto politico, economico e amministrativo che fa da sfondo al business delle energie alternative in Sicilia” e di “elevata capacità di incidere sulle procedure della Regione Sicilia”. I magistrati lo scrivono nella richiesta di arresto per Mario Bonomo, a cui è stato sequestrato un conto svizzero con 400 mila euro. Una richiesta respinta e mitigata dal gip Michele Alajmo che ha imposto al deputato regionale uscente del Movimento popolare siciliano (Mps) l’obbligo di dimora a Siracusa. Secondo il giudice, è sufficiente per garantire le esigenze cautelari. Di diverso avviso i pubblici ministeri Maurizio Agnello e Sergio Demontis che faranno ricorso: vista la gravità del fatto Bonomo meriterebbe il carcere.

In carcere c’era finito, nel marzo del 2011, Gaspare Vitrano, l’altro deputato uscente (sospeso dal Pd era approdato al Gruppo Misto) coinvolto nell’indagine. Ora la terza sezione del Tribunale gli ha revocato il divieto di dimora a Palermo. Il provvedimento fa seguito alla fine della legislatura: non facendo più parte dell’Ars Vitrano non può “reiterare i reati”. Non può, dunque, continuare a esercitare le pressioni che avrebbero spinto le pratiche in assessorato. Quelle stesse pressioni che avrebbero contribuito a rendere pesante il clima negli uffici regionali e di cui hanno parlato due funzionari dell’assessorato all’Energia. Convocati nei mesi scorsi dai pubblici ministeri, i due hanno tirato in ballo il dirigente dell’ufficio, Francesca Marcenò, che abbiano cercato, senza successo, di contattare per una replica. Si tratta dello stesso dirigente chiamato in causa all’inizio dell’inchiesta da Piergiorgio Ingrassia. L’ingegnere, che ha patteggiato una pena e collaborato con gli investigatori, disse che era ligia al dovere e per questo invisa a Bonomo e Vitrano che si erano messi in testa di farla trasferire.

Maria Pia Riccobono era la responsabile del procedimento per gli impianti di Francofonte e Monreale. C’era la sua firma, in qualità di funzionario direttivo, sulle autorizzazioni rilasciate alla Enerplus, una delle società sotto inchiesta. La sua e quella del dirigente Francesca Marcenò. Ecco cosa ha messo a verbale la Riccobono: “Dall’ottobre del 2008 sono stata assegnata al Servizio autorizzazioni e concessioni diretto dalla dottoressa Marcenò. Attualmente sono stata assegnata in Direzione generale. Ricopro questo incarico dal settembre del 2010, dietro domanda di trasferimento”. La Riccobono ha scelto, dunque, di cambiare ufficio “perché c’era un clima pesante di pressioni nei miei confronti relativamente alle pratiche che mi venivano assegnate”. Alcune pratiche, in particolare: “La dottoressa Marcenò mi chiedeva di accelerare l’iter amministrativo delle istanze presentate dalla ditta Enerplus, in particolare quelle dei cantieri siti in Francofonte, Roccamena e Monreale”. Ecco le pressioni: “La Marcenò mi chiamava spesso nel suo ufficio per sapere a che punto fosse l’iter delle pratiche, sollecitandomi di continuo. Mi diceva di muovermi, di predisporre gli atti per indire la prima conferenza di servizi, di vedere se fossero arrivati i pareri e di convocare la seconda conferenza. La Marcenò giustificava tale richiesta dicendomi che tali cantieri erano sperimentali e che ciò dava una priorità nello svolgimento dell’istruttoria”.

Nel corso dell’interrogatorio sono saltati i nomi dei politici: “Ricordo che poco dopo il mio arrivo al servizio, credo intorno al Natale del 2008, la Marcenò mi ha convocata nella sua stanza e lì trovavo l’onorevole Vitrano che già conoscevo perché spesso presente in assessorato e conosciuto nell’ambiente, unitamente ad un altro uomo presentatomi come l’ingegnere Ingrassia, titolare della Enerplus”.

È l’inizio di un viavai nel suo ufficio: “La Marcenò mi presentò a loro come il funzionario che si occupava delle pratiche. Dopo quest’incontro Ingrassia e Vitrano venivano spesso in assessorato e entravano nel mio ufficio a chiedere informazioni sulle pratiche. Vitrano passava dal mio ufficio e mi chiedeva se fossero arrivati i vari pareri, quando si sarebbe fatta la seconda convocazione della Conferenza di servizi e poi quando sarebbe stata rilasciata l’autorizzazione finale, e poi usciva dal mio ufficio e passava spesso da quello della Marcenò. Ingrassi faceva lo stesso. L’ingegnare mi stressava di continuo, tanto che me lo ritrovavo spessissimo dietro la porta che mi chiedeva informazioni sull’iter, sollecitandomi di fare presto”.

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La situazione era  insostenibile a giudicare dal racconto del funzionario regionale: “La Marcenò per queste pratiche mi sgridava e mi umiliava gridando ad alta voce che dovevo accelerare l’iter. Io ero terrorizzata e ciò mi procurava crisi di sconforto. Proprio questa situazione causò la scelta di chiedere, già a marzo del 2009 il trasferimento ad altro ufficio”.

Ad assistere alla scena c’era un collega: “E’ arrivato il mio collega Paladino della Guardia forestale. I due (Vitrano e Ingrassia ndr) venivano insieme ma anche separati e chiedevano se il provvedimento fosse pronto e mi mettevano premura nella predisposizione del decreto, aggiungendo che visto che era tutto a posto e che i pareri erano tutti arrivati mi dovevo muovere a predisporre l’atto finale”.

La Riccobono ha scelto di cambiare aria e ha scritto un rapporto di servizio nel novembre del 2009: “Mi sentivo molto infastidita da queste continue pressioni, che mi mettevano ansia e mi stressavano moltissimo. Davo atto di una situazione lavorativa per me insostenibile per la grande mole del carico di lavoro e per la tecnicità stessa della materia, ma in realtà ciò che davvero non sopportavo erano queste continue pressioni da parte della Marcenò e da parte di Ingrassia e Vitrano. Non erano pressioni di minaccia, ma si estrinsecavano in una continua presenza, domande e solleciti che per me erano diventati insopportabili. Non ho mai ricevuto denaro, né promesse in tal senso o regalie varie”.

Oltre a Vitrano in assessorato si faceva vivo anche Bonomo: “Ricordo di aver visto anche l’onorevole Bonomo circolare per l’assessorato in un paio di occasioni insieme a Vitrano. Posso riferire che li ho visti parlare nel corridoio del servizio, ma non ho visto dove sono andati. Da me Bonomo non è mai venuto. Anche Bonomo era conosciuto in assessorato. Successivamente all’arresto di Vitrano ed Ingrassia di cui ho appreso notizia l’indomani in ufficio quando era ormai già assegnata alla Direzione generale, io ero molto preoccupata in quanto dai giornali leggevo che le pratiche attenzionate erano proprio quelle da me istruite. La Marcenò mi ha fatta chiamare tramite un collega di cui non ricordo il nome, convocandomi nel suo ufficio a porte chiuse. La Marcenò mi disse di stare tranquilla perché tutto era stato fatto in regola”.

Inevitabile che i poliziotti della sezione Reati contro la pubblica amministrazione della Squadra mobile convocassero il funzionario Giuseppe Mario Paladino: “Confermo di aver visto spesso transitare per il corridoio l’onorevole Vitrano e anche l’onorevole Bonomo che salutavano sia me che la signora Riccobono ed anche gli altri funzionari Scavuzzo, Turano e Alagna per poi andare dalla dottoressa Marcenò con cui si intrattenevano nella stanza. Posso confermare che la Marcenò teneva sotto pressioni la Riccobono. Non ho assistito ad episodi direttamente, ma in alcune occasioni lei tornava dalla stanza della Dirigente turbata e molto agitata e talvolta in lacrime”.

 

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31 Ottobre 2012, 21:22

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