Politici, tangenti e fotovoltaico| Due funzionari: "Clima di pressioni" - Live Sicilia

Politici, tangenti e fotovoltaico| Due funzionari: “Clima di pressioni”

Un clima di pressioni con un solo obiettivo: velocizzare le pratiche del fotovoltaico targate Gaspare Vitrano e Mario Bonomo. Due funzionari regionali hanno ricostruito le "visite" degli ex deputati all'assessorato regionale all'Energia.

L'INCHIESTA
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Gaspare Vitrano e Mario Bonomo, i due politici coinvolti nell'inchiesta

Gaspare Vitrano e Mario Bonomo, i due politici coinvolti nell'inchiesta

PALERMO – Un clima di pressioni con un solo obiettivo: velocizzare le pratiche del fotovoltaico targate Vitrano-Bonomo-Ingrassia. I pubblici ministeri parlano di profondo inserimento “nel contesto politico, economico e amministrativo che fa da sfondo al business delle energie alternative in Sicilia” e di “elevata capacità di incidere sulle procedure della Regione Sicilia”. I magistrati lo scrivono nella richiesta di arresto per Mario Bonomo, a cui è stato sequestrato un conto svizzero con 400 mila euro. Una richiesta respinta e mitigata dal gip Michele Alajmo che ha imposto al deputato regionale uscente del Movimento popolare siciliano (Mps) l’obbligo di dimora a Siracusa. Secondo il giudice, è sufficiente per garantire le esigenze cautelari. Di diverso avviso i pubblici ministeri Maurizio Agnello e Sergio Demontis che faranno ricorso: vista la gravità del fatto Bonomo meriterebbe il carcere.

In carcere c’era finito, nel marzo del 2011, Gaspare Vitrano, l’altro deputato uscente (sospeso dal Pd era approdato al Gruppo Misto) coinvolto nell’indagine. Ora la terza sezione del Tribunale gli ha revocato il divieto di dimora a Palermo. Il provvedimento fa seguito alla fine della legislatura: non facendo più parte dell’Ars Vitrano non può “reiterare i reati”. Non può, dunque, continuare a esercitare le pressioni che avrebbero spinto le pratiche in assessorato. Quelle stesse pressioni che avrebbero contribuito a rendere pesante il clima negli uffici regionali e di cui hanno parlato due funzionari dell’assessorato all’Energia. Convocati nei mesi scorsi dai pubblici ministeri, i due hanno tirato in ballo il dirigente dell’ufficio, Francesca Marcenò, che abbiano cercato, senza successo, di contattare per una replica. Si tratta dello stesso dirigente chiamato in causa all’inizio dell’inchiesta da Piergiorgio Ingrassia. L’ingegnere, che ha patteggiato una pena e collaborato con gli investigatori, disse che era ligia al dovere e per questo invisa a Bonomo e Vitrano che si erano messi in testa di farla trasferire.

Maria Pia Riccobono era la responsabile del procedimento per gli impianti di Francofonte e Monreale. C’era la sua firma, in qualità di funzionario direttivo, sulle autorizzazioni rilasciate alla Enerplus, una delle società sotto inchiesta. La sua e quella del dirigente Francesca Marcenò. Ecco cosa ha messo a verbale la Riccobono: “Dall’ottobre del 2008 sono stata assegnata al Servizio autorizzazioni e concessioni diretto dalla dottoressa Marcenò. Attualmente sono stata assegnata in Direzione generale. Ricopro questo incarico dal settembre del 2010, dietro domanda di trasferimento”. La Riccobono ha scelto, dunque, di cambiare ufficio “perché c’era un clima pesante di pressioni nei miei confronti relativamente alle pratiche che mi venivano assegnate”. Alcune pratiche, in particolare: “La dottoressa Marcenò mi chiedeva di accelerare l’iter amministrativo delle istanze presentate dalla ditta Enerplus, in particolare quelle dei cantieri siti in Francofonte, Roccamena e Monreale”. Ecco le pressioni: “La Marcenò mi chiamava spesso nel suo ufficio per sapere a che punto fosse l’iter delle pratiche, sollecitandomi di continuo. Mi diceva di muovermi, di predisporre gli atti per indire la prima conferenza di servizi, di vedere se fossero arrivati i pareri e di convocare la seconda conferenza. La Marcenò giustificava tale richiesta dicendomi che tali cantieri erano sperimentali e che ciò dava una priorità nello svolgimento dell’istruttoria”.

Nel corso dell’interrogatorio sono saltati i nomi dei politici: “Ricordo che poco dopo il mio arrivo al servizio, credo intorno al Natale del 2008, la Marcenò mi ha convocata nella sua stanza e lì trovavo l’onorevole Vitrano che già conoscevo perché spesso presente in assessorato e conosciuto nell’ambiente, unitamente ad un altro uomo presentatomi come l’ingegnere Ingrassia, titolare della Enerplus”.

È l’inizio di un viavai nel suo ufficio: “La Marcenò mi presentò a loro come il funzionario che si occupava delle pratiche. Dopo quest’incontro Ingrassia e Vitrano venivano spesso in assessorato e entravano nel mio ufficio a chiedere informazioni sulle pratiche. Vitrano passava dal mio ufficio e mi chiedeva se fossero arrivati i vari pareri, quando si sarebbe fatta la seconda convocazione della Conferenza di servizi e poi quando sarebbe stata rilasciata l’autorizzazione finale, e poi usciva dal mio ufficio e passava spesso da quello della Marcenò. Ingrassi faceva lo stesso. L’ingegnare mi stressava di continuo, tanto che me lo ritrovavo spessissimo dietro la porta che mi chiedeva informazioni sull’iter, sollecitandomi di fare presto”.

La situazione era  insostenibile a giudicare dal racconto del funzionario regionale: “La Marcenò per queste pratiche mi sgridava e mi umiliava gridando ad alta voce che dovevo accelerare l’iter. Io ero terrorizzata e ciò mi procurava crisi di sconforto. Proprio questa situazione causò la scelta di chiedere, già a marzo del 2009 il trasferimento ad altro ufficio”.

Ad assistere alla scena c’era un collega: “E’ arrivato il mio collega Paladino della Guardia forestale. I due (Vitrano e Ingrassia ndr) venivano insieme ma anche separati e chiedevano se il provvedimento fosse pronto e mi mettevano premura nella predisposizione del decreto, aggiungendo che visto che era tutto a posto e che i pareri erano tutti arrivati mi dovevo muovere a predisporre l’atto finale”.

La Riccobono ha scelto di cambiare aria e ha scritto un rapporto di servizio nel novembre del 2009: “Mi sentivo molto infastidita da queste continue pressioni, che mi mettevano ansia e mi stressavano moltissimo. Davo atto di una situazione lavorativa per me insostenibile per la grande mole del carico di lavoro e per la tecnicità stessa della materia, ma in realtà ciò che davvero non sopportavo erano queste continue pressioni da parte della Marcenò e da parte di Ingrassia e Vitrano. Non erano pressioni di minaccia, ma si estrinsecavano in una continua presenza, domande e solleciti che per me erano diventati insopportabili. Non ho mai ricevuto denaro, né promesse in tal senso o regalie varie”.

Oltre a Vitrano in assessorato si faceva vivo anche Bonomo: “Ricordo di aver visto anche l’onorevole Bonomo circolare per l’assessorato in un paio di occasioni insieme a Vitrano. Posso riferire che li ho visti parlare nel corridoio del servizio, ma non ho visto dove sono andati. Da me Bonomo non è mai venuto. Anche Bonomo era conosciuto in assessorato. Successivamente all’arresto di Vitrano ed Ingrassia di cui ho appreso notizia l’indomani in ufficio quando era ormai già assegnata alla Direzione generale, io ero molto preoccupata in quanto dai giornali leggevo che le pratiche attenzionate erano proprio quelle da me istruite. La Marcenò mi ha fatta chiamare tramite un collega di cui non ricordo il nome, convocandomi nel suo ufficio a porte chiuse. La Marcenò mi disse di stare tranquilla perché tutto era stato fatto in regola”.

Inevitabile che i poliziotti della sezione Reati contro la pubblica amministrazione della Squadra mobile convocassero il funzionario Giuseppe Mario Paladino: “Confermo di aver visto spesso transitare per il corridoio l’onorevole Vitrano e anche l’onorevole Bonomo che salutavano sia me che la signora Riccobono ed anche gli altri funzionari Scavuzzo, Turano e Alagna per poi andare dalla dottoressa Marcenò con cui si intrattenevano nella stanza. Posso confermare che la Marcenò teneva sotto pressioni la Riccobono. Non ho assistito ad episodi direttamente, ma in alcune occasioni lei tornava dalla stanza della Dirigente turbata e molto agitata e talvolta in lacrime”.

 

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Commenti

    Speriamo che presto venga fatta chiarezza

    Già ….la Marcenó.
    Uno dei dirigenti più “simpatici” dell’assessorato !

    scusate vorrei capire quale è il reato in tutto questo ? in cosa consiste ? se io stesso presento delle pratiche conoscendo la lentezza dei funzionari mi presento anche tutti i giorno per sollecitare . non penso che il sollecito sia reato . e io non sono nessuno , il problema semmai è l iter burocratico , quello è un vero reato

    E per arrestarli tutti che devono fare mettersi il passamontagna!!!!! Mah un cittadino qualunque marcirebbe in galera…

    Mi dispiace leggere questo articolo in quanto sia la Riccobono che, per un breve periodo di tempo, anche Paladino sono stati due miei validi collaboratori quando mi occupavo di dirigere la U.O. che trattava le pratiche della L.215/92 sull’imprenditoria femminile.
    Con loro avevamo un rapporto stretto e si andava rigorosamente in ordine cronologico nel trattare le pratiche di finanziamento ed i problemi ogni tanto li creavano le banche che fungevano da ente gestore per le istruttore delle pratiche e presso le quali ho attivato delle visite ispettive a causa delle numerose lamentele che mi giungevano da alcune ditte.
    Quando le competenze in materia furono trasferite al Dipartimento delle attività produttive, ci trovammo insieme a fare la scelta se chiedere di transitare in Via degli Emiri, ove era ubicata la sede dello stesso, o rimanere all’Energia in Via La Malfa visto che comunque qualcuno doveva pur restare.
    In questo frattempo giunse il decreto da parte del Dip. Funzione Pubblica che ci assegnava all’Energia.
    Quindi io senza incarico feci domanda per avere assegnato il servizio che si occupava di autorizzazioni allora diretto dalla Marcenò che aveva manifestato, si diceva, la volontà di lasciare quel servizio.
    Nonostante fossi rimasto l’unico dirigente senza incarico mi venne detto “Ma lei è un pazzo a richiedere tale servizio, lo sà quanti problemi ci sono?” Risposi, saranno problemi miei perchè io sono pagato per lavorare e non per valutare se conviene o meno fare una cosa piuttosto che un’altra.
    Risultato, il servizio non mi fu assegnato ed anzi venne dato ad un collega proveniente dal altro Dip. per cui decisi di andar via accettando un incarico in altro Dip..
    I miei due collaboratori, riconosciuti come bravi funzionari sono subito stati richiesti per svolgere le attività di supporto visto che non ho potuto portarli con me.
    Se è questa l’Amm. Regionale pensate si possa essere motivati e stimolati?
    Non pensate che vi sia stata una regia occulta che ha selezionato chi doveva e poteva svolgere alcuni compiti al posto di altri?
    Ovviamente la scusa è il Curriculum che non è compatibile con l’incarico da assegnare, tutte schiocchezze in Regione comanda la politica.
    I due colleghi sono delle persone per bene e dei grandi lavoratori, ma loro hanno avuto più difficoltà di me a spostarsi ed hanno subito quello che leggo con dispiacere nell’articolo.

    Dott. Salvatore Petrilla

    Ma il Vitrano perchè andava quasi tutti i giorni alla direzione generale dell’asp di palermo? La mattaliano ne sa qualcosa? cirignotta tace? chi accellerava i pareri dell’asp? la mattaliano o cirignotta?

    BRAVO DOTT. PETRILLA, C’E’ NE FOSSERO TANTI COME LEI.

    teneteveli e non tornateceli piu’.ne abbiamo le ……. r… di questi soggetti.

    La Marcenò… Una funzionaria “ligia” e “attenta”…

    Per puntuali precisazioni sull’articolo si chiarisce quanto segue:
    1) il sottoscritto non è mai stato convocato dal P.M. ma solamente dagli Organi di Polizia che conducevano l’indaggine.
    2) il sottoscritto non ha mai tirato in ballo la dott.ssa Marcenò (come si evincerebbe nell’articolo), ha semmai confermato alcuni stati d’animo della collega Riccobono , in quanto prestava servizio nella stessa stanza.
    3) il sottoscritto, in quelle date riferite dalla collega Riccobono non si occupava di autorizzazioni per impianti di energia ai privati, ma di APQ enegia per gli Enti pubblici. solamente dal gennaio 2011 ha iniziato a collaborare con il nuovo dirigente del servizio autorizzazioni, ing. Tinnirello, che sostituiva la dott.ssa Marcenò.
    4) tengo a sottolineare che dopo tanto lavoro sono stato trasferito contro la mia volontà. In ultimo, mi permetto di porre un interrogativo a quanti leggono: centra qualcosa il tanto lavoro svolto con l’ing. Tinnirello e/o le mie dichiarazioni agli Organi di polizia con il mio trasferimento??? grazie, Giuseppe Mario Paladino (ex commissario superiore del CFRS)

    quando le scarpe vengono strette tutti accusano tutti….

    In effetti da questo articolo non si desume nessun reato, ma solo la presenza fastidiosa di un ingegnere e due “onorevoli” che tutto devono fare fuorchè esercitare pressioni visto il ruolo che esercitano (o meglio che dovrebbero esercitare)!
    Quanto all’ingegnere che stressa il funzionario perchè le pratiche non finiscano dimenticate, mi sembra più che doveroso.
    Il fatto è però un altro…. poichè tante altre pratiche venivano rallentate e solo alcune accelerate (appunto per il caloroso interesse di qualcuno!), questo ha creato un grande privilegio solo per i pochi che sono riusciti nell’intento di ottenere appetibbilissime autorizzazioni. Ed ecco che grandi multinazionali non riuscendo a ottenere loro direttamente le autorizzazioni per fare investimenti milionari, si sono turate il naso ed hanno lasciato fare ai politici ed agli spicciafaccende locali, fior di commercialisti ed ingegneri ben introdotti (fra cui appunto Ingrassia) che si sono “stressati” a combattere la burocrazia peggiore, quella della tremenda lentezza e menefreghismo, ma anche quella dei favoritismi che i poveri (ed a volte lenti!) funzionari di seconda linea subiscono, ma che di sicuro aveva regie di livello superiore (vedi i Bonomo ed i Vitrano) che per avvantaggiarsi doveva proprio rallentare tutto quello che non era “segnalato”!
    Ed ecco che spuntano le mazzette per i corrotti, e le pressioni per gli onesti…. ma chi ci ha guadagnato non sono solo i corrotti, ma anche i corruttori e gli spicciafaccende che oggi dopo aver concluso i loro affari con le multinazionali estere ed essersi fatti pagare la loro intermediazione milionate di euro, se la godono!!
    E’ il sistema che non ha funzionato!!!
    Ecco perchè un politico che entra in assessorato per sollecitare UNA o DUE PRATICHE non va bene e commette un REATO!! SEMMAI, se proprio vuole, il politico dovrebbe preoccuparsi che i funzionari abbiano cura di portare avanti con celerità tutte le pratiche nel rispetto totale e trasparente delle norme, in modo da non creare squilibri di cui poi altri predatori approfittano, ed i in modo da rendere un servizio adeguato per il territorio e per chi investe!
    Ingrassia piange e patteggia, ma lui, il povero stressato dai politici corrotti, è proprio colui che ha provato ad avere il maggior vantaggio da questo sistema di lenta sporco-crazia.
    Quindi…. Trasparenza e celerità delle istituzioni, significano anche un sistema meno distorto e corruttibile, con benefici più diffusi per tutti gli attori del sistema e per le aziende oneste che non vogliono (o non sanno) scendere a compromessi!!
    Un plauso ad dott Petrilla che ci mette la faccia, ed un invito a Salvo a riflettere su cosa c’è che non va se due deputati regionali (trovati poi con le mazzette in mano peraltro) frequentano troppo spesso gli uffici tecnici della regione per sollecitare solo una o due pratiche!

    Ho letto articolo e commenti, se questi sono gli argomenti che la magistratura ed i giornali usano per condannare, ciò significa che siamo alla frutta della democrazia.
    Il vero problema di quasi tutti gli uffici pubblici è che molti dipendenti o non sono all’altezza dei compiti a loro affidati o vogliono dimostrare il loro potere rallentando le procedure ed arrecando danno alla collettività.
    La domanda che mi pongo è: ma quante pratiche di autorizzazioni sono state presentate?
    quanti sono i dipendenti che devono esaminare queste pratiche? quanti giorni in media impiegano per portarle a termine? quanto tempo obiettivamente occorre per portare a termine l’iter di queste pratiche?
    Quante altre persone interessate ad altri progetti andavano a sollecitare i vari funzionari?
    È stata rispettata la cronologia? oppure per rispettare la cronologia si mettevano da parte le pratiche già complete di tutte le autorizzazioni?
    Tutte le domande che ho posto servono a far capire quanto la burocrazia sta distruggendo il nostro paese ed in particolare la SICILIA.
    Era l’On. Vitrano l’unico deputato che frequentava quegli uffici?

    @ Occupy Sicily 02-11-2012 – 11:59:31

    Potresti rispondere a tutte le domande che io ho posto?
    Quale sarebbe il dovere dei deputati all’assemblea siciliana se non sollecitare i funzionari a fare il loro lavoro, per cui sono pagati, il più solertemente possibile per poter dare lavoro?

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