Pozzecco: “Capo, tornerò | Questa Betaland mi piace”

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27 Ottobre 2016, 15:26

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CAPO D’ORLANDO (MESSINA) – Gianmarco Pozzecco è ormai uno di Capo d’Orlando. Anche se non vive più in Sicilia da oltre due anni, tentando prima l’avventura a Varese e poi finendo nello staff del Cedevita Zagabria. Anche se le sue origini goriziane sono fin troppo chiare ed evidenti, soprattutto quando lo senti parlare. Ma il legame tra il Pozz e la piazza paladina risulta forte e chiaro quando, nel corso di un’intervista realizzata dall’ufficio stampa della Betaland, l’ex playmaker – oltre che di Capo – anche di Varese, Fortitudo Bologna e Khimki Mosca esprime pareri positivi e carichi di entusiasmo per la squadra che è venuta fuori durante l’estate, e che sta affrontando senza paure e timori reverenziali l’inizio particolarmente tosto di campionato, con sfide di grande prestigio contro Milano, Venezia e Trento.

“Sposo assolutamente la filosofia di Capo d’Orlando – ha dichiarato Pozzecco – . È una squadra prettamente europea, è questa la strada da perseguire per me. Altrimenti rischi di essere in balia degli americani e del loro modo d’intendere la pallacanestro. Non li critico, ma negli USA la pallacanestro è molto meno tattica e più basata su uno contro uno e isolamenti. Peppe Sindoni in base al budget che ha a disposizione ha costruito ottimamente la squadra. Capo d’Orlando poi è un paradiso per i giocatori. È facile giocare lì per via del pubblico e della clamorosa atmosfera. Ho zero dubbi su Capo d’Orlando quest’anno, così come non ne avevo l’anno scorso anche quando faceva un po’ fatica. Chiamavo Peppe e gli dicevo stai tranquillo vedrai le cose si sistemano perché la squadra è fatta in modo intelligente. Quest’anno il roster è addirittura migliore, ci sono giocatori di stampo europeo con americani che hanno già giocato in Europa e a Capo come Dominique e Drake. È una squadra che mi fa impazzire, fatta di gente che ci tiene, sono convinto che si toglieranno tante soddisfazioni”.

Un Pozzecco che ancora porta nel cuore uno dei giovani da lui lanciati nell’anno della finale playoff di A2 disputata tre stagioni fa. Tommy Laquintana è un ragazzo al quale Gianmarco augurerà sempre il meglio: “Parlare di Tommy è come parlare di un figlio, è una persona cui sono profondamente legato. È un bimbo d’oro come mi piace definirlo. Ti dico che Tommy è ormai un giocatore affermato. Ha ancora margini di miglioramento, ma giocherà una vita in Serie A. Tommy ha una cosa che contraddistingue tutti i giocatori che vantano carriere di successo: ha le palle, ma quadrate davvero. È il miglior complimento che si possa fare a un giocatore di pallacanestro. È destinato a migliorare ogni anno. Per me può arrivare in Eurolega e in Nazionale, è uno dei giocatori più forti che abbiamo in Italia in questo momento. A Capo d’Orlando è ormai un pilastro, un giocatore su cui puoi fare affidamento. Io al Cedevita se potessi lo prenderei domani mattina, da noi giocherebbe tanto e bene. Ne ho parlato con Veljko anche”.

E poi, a proposito del doppio filo che lega Pozzecco, Capo d’Orlando e la Croazia, c’è Mario Delas. Il nuovo pivot biancoblu sta facendo molto bene, il Pozz se n’è accorto ma non aveva dubbi sull’apporto che il giocatore avrebbe dato alla causa paladina: “Mario è il numero 1. Lo sento spesso, un giocatore intelligente e molto versatile. Da ragazzino era considerato un fenomeno, poi qualche infortunio ha rallentato la sua carriera. Non ha ancora dimostrato il suo vero talento. Già dall’anno scorso gli consigliavo di andare a Capo, è un’occasione per lui. Farà sicuramente bene. Sono contento perché è positivo per lui e per l’Orlandina. È un ragazzo meraviglioso”.

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L’estate appena trascorsa ci ha portato via due uomini molto legati a Capo d’Orlando: Rolando Howell, che in Sicilia ha vissuto due grandi stagioni, e il giovane Lorenzo De Lise. Pozzecco li ha conosciuti entrambi e li ricorda così: “Rolando.. (sospira, ndr) quell’anno lì è stato il più bello della mia vita insieme allo scudetto con Varese. Ho sentito la gioia di giocare a pallacanestro proprio. A Rieti eravamo sotto di 10 a 2’ minuti dalla fine. La partita era praticamente persa, ma eravamo una banda di squinternati e non so come l’abbiamo ripresa. Si va ai supplementari con Tamar Slay che mette i due liberi del pareggio a 1’’ dalla fine del tempo regolamentare. Avevamo l’aereo subito dopo la gara per tornare a Capo. Ad un certo punto nello spogliatoio prima del supplementare si alza Rolando: “Guys, guys, we lost the flight, we can go out in Rome.” (Ragazzi abbiamo perso il volo, possiamo uscire a Roma) e tutti “Si, si!!”. Allora gli dissi: “Ragazzi vinciamo però e poi fuori pago tutto io”. Abbiamo vinto e siamo stati tutta la sera insieme fuori felici come bambini. Rolando era questo, era la felicità di vivere”.

“Ogni volta che penso a Lollo – prosegue il Pozz ricordando il giovane talento siciliano – , invece, ho il suo sorriso stampato in testa. Alla seconda partita da allenatore che ho fatto, l’ho portato in panca. Allunghiamo su Brescia, lo guardo in panchina e gli dico: “Lollo te la senti?”, lui sorride e mi risponde “Certo e la metto anche”, mi sono messo a ridere e l’ho mandato con affetto a quel paese. Oh, Lollo entra e fa pure canestro.. era di un contento che non si può descrivere.. voglio ricordarlo così, con quel sorriso. Rolando e Lollo erano tra le persone più buone che abbia incontrato a Capo”.

Pozzecco ancora capo allenatore dopo le esperienze a Capo e a Varese? Lui risponde così: “Si, è una cosa che mi piacerebbe tornare a fare nella mia vita dopo quell’incredibile esperienza nata dall’idea folle di Enzo Sindoni di darmi la squadra in mano. A Capo da primo allenatore ho vissuto un anno e mezzo fantastico sotto ogni punto di vista. Pensavo che il mondo fosse così ovunque invece ho incontrato delle difficoltà a Varese. Il fatto di amare Varese follemente come Capo, ha fatto sì che l’impatto emotivo fosse fortissimo e la pressione esagerata. Solo che a Capo dopo le prime partite perse, le cose si sistemarono subito e la squadra non ha mai avuto cali di rendimento, a Varese non riuscimmo a riprenderci e per me fu difficilissimo. A Capo d’Orlando, poi, avevo Peppe Sindoni con me, una persona decisiva. Se avessi avuto Peppe anche a Varese le cose sarebbero finite in modo diverso. Perché? Fondamentalmente è un genio che vive di pallacanestro, in ogni secondo della giornata sapevo di poter contare su di lui. È una persona onesta, schietta, per me è come un fratello”.

Chiusura dedicata a una domanda: ma quando avverrà il ritorno di Gianmarco Pozzecco a Capo d’Orlando? “Non lo so, ma non vedo l’ora. Io e Tanya abbiamo delle persone a Capo, una seconda famiglia per noi. Non puoi neanche immaginare quanta voglia abbiamo di rivedere quella gente. E poi, te lo confido, vorrei rientrare al Palazzetto, quel tragitto dagli spogliatoi al campo con quella musica in sottofondo mi è entrata dentro. Fa parte di me adesso. Lo prometto: se Capo va ai playoff, verrò a vederla, non ci sono storie. Anche se giocasse il Cedevita, se dovessi scappare in aereo o andare a nuoto.. mi faccio venire a prendere dal Baso in gommone in caso! Non so descrivere quanto mi farebbe piacere tornare”

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27 Ottobre 2016, 15:26

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