Autotrasportatori siciliani sul piede di guerra: ecco perché

La protesta degli autotrasportatori siciliani e il nodo ‘Sea modal shift’

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Il settore minaccia lo stop "a oltranza", a rischio i prodotti dell'ortofrutta

PALERMO – L’erogazione immediata da parte del governo degli incentivi agli autotrasportatori che scelgono la via del mare per i loro tir, l’integrazione di questo plafond, l’estensione del credito d’imposta fino a dicembre e un tavolo permanente sull’insularità. Questa la piattaforma di richieste avanzata dal Comitato trasporto siciliano. La sigla intende fermare i propri mezzi dal 16 al 20 ottobre, con la minaccia di uno stop “a oltranza” se non arriveranno risposte da Roma.

Il nodo ‘Sea modal shift’

La protesta per il caro-carburante che sta mettendo in ginocchio il settore monta e non c’è giorno che dai protagonisti del trasporto merci non venga lanciato un ultimatum. Gli autotrasportatori siciliani sono da giorni in rotta con il governo nazionale: sono ancora in attesa, infatti, del pagamento della prima e della seconda annualità del ‘Sea modal shift’. Si tratta di un sistema di incentivi finanziari pubblici promossi dal ministero delle Infrastrutture e trasporti per sostenere il trasporto intermodale marittimo.

L’obiettivo principale della misura è quello di spingere le imprese di autotrasporto a spostare il traffico pesante dalle autostrade alle navi (‘modal shift’ sta per ‘cambio di modalità di trasporto’), impiegando le cosiddette ‘autostrade del mare’ invece di percorrere i tragitti tutti su gomma.

Autotrasportatori siciliani contro il governo

L’attacco nell’autunno caldo dell’autotrasporto a cui si aggiunge anche la protesta degli agricoltori, è diretto ora al ministro Matteo Salvini e al suo vice Edoardo Rixi. “Abbiamo cercato in tutti i modi di avviare un’interlocuzione con il governo chiedendo loro un incontro formale – spiega Salvatore Bella, che coordina il Comitato trasporto siciliano – ma ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Questo silenzio rappresenta un pessimo segnale per tutto il Meridione d’Italia, che si trova a fare i conti con la speculazione in atto sul caro gasolio – aggiunge -. Un Esecutivo che non prende atto del grave disagio affrontato dalle imprese dimostra di essere un governo irresponsabile”.

Salvatore Bella

“Possibile la protesta a oltranza”

L’obiettivo, dopo l’intesa raggiunta con la Regione sul decreto che sblocca 15 milioni di euro per il caro-carburante, si sposta quindi su Roma. I grandi tir resteranno fermi nei piazzali in attesa di una segnale dal governo. Nessun blocco stradale (“la nostra protesta sarà pacifica”) ma il danno per l’economia siciliana, soprattutto nel settore dell’ortofrutta, potrebbe essere devastante. “Il nostro comitato rappresenta l’80% della grande distribuzione – ricorda ancora Bella -. Se sarà necessario, continueremo la protesta ad oltranza”. Venerdì 16 ottobre, al porto di Palermo, il Comitato trasporto siciliano terrà una conferenza stampa. All’ordine del giorno le modalità e i tempi con i quali si concretizzerà il fermo.

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La nuova Consulta contestata dagli autotrasportatori siciliani

Una protesta, quella degli autotrasportatori siciliani, che si è acuita nei giorni scorsi soprattutto alla luce di quanto accaduto agli Stati generali dell’autotrasporto. L’incontro di Roma ha sancito l’istituzione di una nuova Consulta, una decisione fortemente contestata dagli autotrasportatori dell’Isola: “Si tratta dell’ennesimo organismo che si aggiunge ai numerosi tavoli istituzionali già esistenti, incluso il Comitato Centrale dell’albo degli autotrasportatori, senza però offrire alcuna soluzione concreta alla crisi”.

Contestata soprattutto la composizione del nuovo organismo. “La stragrande maggioranza delle sigle di rappresentanza è radicata da Roma in su – sostiene Bella -. Di conseguenza, le isole e le regioni meridionali si trovano prive di una reale voce sindacale. Questo scenario evidenzia l’enorme divario che separa il Nord dal Sud del Paese”.


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