Province, rinvio del voto |Si va verso il commissariamento

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27 Febbraio 2013, 12:18

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PALERMO – Si fa sentire il fronte trasversale del no alle Province. Gli enti che tutti, o quasi, volevano abolire, sono ancora lì e in primavera i siciliani torneranno a votare per rinnovarne i vertici. A meno che non scatti un rinvio del voto a ottobre, ipotesi che sta prendendo corpo a Palazzo dei Normanni. All’Ars oggi si è discusso della riforma delle province in prima commissione e le voci contrarie al mantenimento in vita degli enti oggi si sono fatte nuovamente sentire.

Il presidente della prima commissione Forzese ragiona sull’ipotesi di un rinvio a ottobre delle elezioni provinciali. Forzese nel pomeriggio incontrerà il presidente della Regione per affrontare il tema. Stiamo tentando di uniformare i disegni di legge per riformare le Province con l’idea di partire da un testo base elaborato dagli uffici su iniziativa della commissione che non prevede la soppressione ma riduzione costi e l’aumento delle competenze”, dice Forzese. “Nel pomeriggio incontrerò il presidente Crocetta – aggiunge – al quale sottoporrò la proposta di posticipare le elezioni per il rinnovo dei consigli e dei presidenti di provincia a ottobre nelle more di varare una buona legge già a ridosso dei lavori per il bilancio”.

La commissione, intanto, su proposta del capogruppo della Lista Musumeci Santi Formica, è stata aggiornata a domani. “In questo modo – sottolinea Formica – abbiamo sventato il tentativo subdolo portato avanti da Udc, parte del Pd, dai Grillini e dal Mpa, di rinviare sine die il turno elettorale di maggio per i rinnovi dei consigli provinciali, con l’evidente scopo di abolire definitivamente le stesse Province, sulla falsariga dell’indirizzo nazionale, commissariando, nel frattempo, tutti e nove i consigli provinciali. Si tratta – aggiunge Formica – di un vero e proprio attacco alla democrazia, che passa attraverso l’eliminazione del voto diretto e popolare per la elezione dei consigli provinciali, sostituendolo con un organismo che mantiene in piedi i costi e le funzioni, con la sola differenza che, anziché essere i cittadini ad eleggerlo, sarà il governo a nominarlo”.

Il tema è spinoso. Gli organi elettivi delle Province, infatti, scadono a maggio. Se si rinviassero le elezioni a ottobre, il governo regionale di Crocetta potrebbe nominare dei commissari, una mossa contro la quale le opposizioni già sono pronte alla levata di scudi.

A maggio non potranno assolutamente tenersi le elezioni provinciali. E’ necessario in tempi brevi, piuttosto, procedere alla regolamentazione della materia”. Il vice presidente della prima commissione Affari Istituzionali all’Ars, Giovanni Panepinto, ribadisce quanto sostenuto all’interno del gruppo parlamentare PD e durante i lavori della commissione. “E’ opportuno applicare la norma dello Statuto della Regione in materia di liberi consorzi – continua il parlamentare PD – sostituendo le Province con i liberi consorzi e le città metropolitane già individuate Palermo, Catania e Messina. Intanto – spiega – è necessario rivedere complessivamente l’architettura delle funzioni dei liberi consorzi dei Comuni allineandole alle dinamiche nazionali in materia di province.  Certamente – conclude il parlamentare regionale –  non sarà possibile derogare dall’elezione diretta degli organismo”.

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Anche l’Mpa si schiera contro: “Oggi si riunisce la I Commissione all’Ars per discutere sulla riforma delle Province e apprendo che i tirapiedi di Crocetta hanno già predisposto la nuova legge per un intervento assolutamente fittizio“, scrive in una nota il vice capogruppo del Partito dei Siciliani-Mpa all’Ars Vincenzo Figuccia, componente della prima Commissione Affari all’Assemblea regionale. “Si tratta di una finta riforma con la quale si agisce solo marginalmente sugli sprechi che le Province producono. Francamente preferirei che le province in Sicilia venissero del tutto abolite, per lasciare spazio ai liberi consorzi dei Comuni, che diventerebbero destinatari di molte competenze regionali e avrebbero il compito di erogare servizi. Sarebbe stato uno schiaffo al parlamento romano, che non aveva avuto il coraggio di abolirle. E invece Crocetta ha predisposto tutto per mantenere in vita le province, tutte e nove. Questi Enti così come sono risultano completamente inutili, e mangiano molti soldi. Servono solo a conservare poltrone e non funzionano affatto. Anche la gente sarebbe per la loro totale abolizione. Ma a Crocetta questo sembra non interessare e con lui la Sicilia si avvia verso l’ennesima occasione mancata”.

‘Fuori da ogni populismo le Province non vanno abolite ma riformate e rese strumenti efficaci di governo delle comunita, al passo con i tempi – sostiene invece il capogruppo del Cantiere Popolare Toto Cordaro -. La riforma delle Province non puo’ che prendere le mosse da una necessaria spending review che, riducendo il numero dei consiglieri e degli assessori, ed eliminando inutili carrozzoni a vario titolo collegati a questi enti, eviti ogni possibilita’ di difesa corporativa o clientelare. Le Province vanno altresi’ difese perche’ va tutelato il personale dipendente, che altrimenti rischierebbe di restare senza alcuna certezza per il futuro e questo non possiamo permetterlo, vista la crisi economica e sociale in atto. Alle Province vanno date ulteriori competenze, come la gestione dei rifiuti e delle acque, la gestione della formazione – riformata -, oltre ad un potenziamento della gestione della viabilita’ e dei lavori pubblici, delle scuole e dell’edilizia scolastica. Tutto ciò anche per snellire competenze spesso caotiche e mal gestite da parte della Regione siciliana, ma anche per rendere le Province, oltre che partecipate dalle comunita’ territoriali, enti sempre piu’ funzionali e concreti’.

“Sulle Province non servono scelte di facciata, occorrono invece scelte autenticamente innovative che raccolgano il sentire comune di cittadine e cittadini: l’Ars approvi in tempi brevi una riforma che costruisca un nuovo sistema di autonomie locali e territoriali, per abbattere gli enormi costi degli apparati pubblici, eliminare inutili duplicazioni di funzioni istituzionali e rendere più efficiente, efficace ed economica nel suo complesso l’azione della pubblica amministrazione”, dice Baldo Gucciardi, presidente del gruppo PD all’Ars.

“Le Provincie vanno abolite, soppresse! La Sicilia lo faccia subito. Autonomia e Statuto servano a ridurre costi politica e sprechi”, scrive invece su Twitter il segretario della Cisl siciliana Maurizio Bernava.

AGGIORNAMENTO ORE 19:00 “Le province andranno al voto entro un anno. E’ questo
l’accordo raggiunto con il presidente Rosario Crocetta in merito alla ormai imminente riforma istituzionale per questi enti intermedi. Condivido, ed anzi ho anche auspicato, che in attesa della nuova legge elettorale, le province vengano commissariate alla scadenza naturale dei mandati presidenziali e consiliari. Non avremo quindi una soppressione delle province, bensì una rivisitazione dei poteri e la certa riduzione dei costi”. Lo afferma Marco Forzese, presidente della I commissione Ars e deputato dei “Democratici riformisti per la
Sicilia.

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27 Febbraio 2013, 12:18

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