Province, governo ancora sotto | La riforma è un vero caos

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25 Febbraio 2014, 17:13

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PALERMO – Alla fine, la maggioranza resta divisa. Il centrodestra si divide a sua volta. Il disegno di legge è ormai un insieme di frantumi tenuti insieme in qualche modo. L’”epocale” riforma delle Province sta lasciando danni ovunque. E, in un gioco paradossale, i “guai” maggiori sembrano arrivare proprio nel momento in cui le parti cercano un accordo. Un’intesa. Un dialogo. Come quello che avrebbe dovuto consentire al governo di poter contare sui voti del Nuovo centrodestra. L’eco di un fitto dialogo tra il segretario del Pd Raciti e il coordinatore di Ncd Castiglione era arrivata fino a Palazzo dei Normanni. In maniera un po’ flebile, pare. Un’intesa, quella romana, che non sarebbe piaciuta granché a molti deputati democratici e della quale qualche parlamentare di centrodestra non sarebbe stato nemmeno messo a conoscenza.

Così, ecco che la “mediazione” che avrebbe dovuto trovare il proprio teatro nell’articolo 3 della norma, quello che disciplina gli organi dei futuri Liberi consorzi (Presidente, giunta e Assemblea) salta all’improvviso. Quando sembrava cosa fatta. L’intesa sarebbe stata garantita da un lato da Crocetta, dall’altro dal capogruppo di Ncd Nino D’Asero. E si sarebbe fondata su un meccanismo che – apparentemente richiamandosi all’analogo progetto di legge sulle Province in discussione a Roma – rischiava di suonare come una piccola “truffa”: i Liberi consorzi sarebbero nati come “organismi di secondo livello”, cioè non frutto di elezioni dirette. Ma successivamente, con l’adozione degli Statuti, avrebbero potuto modificare le modalità di elezione dei componenti degli organi. Con un rischio all’orizzonte davvero paradossale: per evitare – motivi di spending review e lotta alla casta – le elezioni dirette in nove Province, si sarebbe potuti arrivare a quindici, venti elezioni dirette se solo i Liberi consorzi (che nel frattempo potranno crescere, attraverso la decisione dei Comuni e dei cittadini interpellati col refrendum), avessero previsto quella modalità di elezione nello Statuto.

Ma la “mediazione-bluff” non è passata. E lo stop sarebbe dovuto a un ripensamento dell’ultim’ora proprio del Nuovo centrodestra. Mentre dal resto dell’opposizione arrivava un secco “no”. Ribadito con forza, ad esempio, da Nello Musumeci in Aula: “Gli uomini di Alfano sbagliano a dialogare con Crocetta”. Insomma, anche l’opposizione si spacca. Con l’Mpa che – pare – non sia stato, in più di una votazione, così distante dalle posizioni del governo.

Così, la mappa dell’Ars oggi appare davvero difficile da spiegare. I colori si mischiano, così come le idee. Un caos che porta ad esempio persino due deputati del Pd a polemizzare in maniera feroce su un emendamento che semplicemente prevedeva l’introduzione della rappresentanza di genere nelle Assemblee. Una norma richiesta da Marika Cirone e considerata “priva di senso” dal collega democratico e renziano Laccoto. In quel caso, però, ad andare sotto era stato anche il governo. Visto che lo stesso presidente Crocetta aveva dato parere favorevole alla norma della Cirone. Emendamento bocciato, quindi e primo campanello d’allarme.

Già, perché il peggio per maggioranza ed esecutivo doveva ancora arrivare. Il governo va sotto per un voto sull’approvazione della propria riscrittura dell’articolo 4. Un fatto che – per semplificare – finisce per rimandare tutto al testo esitato dalla prima commissione. Facendo saltare, così, l’idea di prevedere nelle Assemblee dei Liberi consorzi, oltre ai sindaci, anche la presenza dei consiglieri comunali. Una soluzione, questa, che era stata caldeggiata a Roma come a Palermo. E che sembrava accontentare larghe fette di Sala d’Ercole. Sia tra gli scranni della maggioranza che tra quelli dell’opposizione. Il quinto tonfo, insomma. Il secondo in un giorno, non fa che lasciare l’immagine di un ddl che va avanti tra strappi e contraddizioni. In modo incoerente e confuso. In un’Aula troppo “carica” di significati. Dove i “dialoghi” romani e palermitani cercano di far tornare i conti. E finiscono per creare solo nuovi danni.

 LA DIRETTA DI OGGI

21.25 Si passa all’articolo 5, che riguarda la figura del presidente dei Liberi consorzi.

21.17 Approvato l’articolo 4. I consiglieri comunali non faranno parte delle Assemblee dei Liberi consorzi. Era stata, questa, una soluzione che nei giorni scorsi tendeva a “mediare” con le proposte di un’opposizione che chiedeva l’elezione diretta degli organi. Grave il nuovo scivolone del governo, battuto “34 a 33”.

21.13 La norma, così com’è, non prevede più la presenza dei consiglieri comunali all’interno delle Assemblee sei liberi consorzi che così verranno composte solo dai sindaci.

21.08 Altra clamorosa sorpresa a Sala d’Ercole. Il voto segreto fa andare sotto il governo: bocciato l’intera riscrittura dell’articolo 4 che disciplinava la composizione e l’elezione dell’Assemblea. L’Ars è costretta a tornare alla prima scrittura dell’articolo, come uscito dalla Commissione. Ormai è caos.

21.07 Si passa alla votazione dell’articolo 4, così come è stato riscritto dal governo.

21.05 Bocciato l’emendamento sulla preferenza di genere che aveva il parere positivo del governo ma anche di buona parte dell’opposizione. Comunque, l’esecutivo va sotto. In Aula vola qualche parola grossa: “Vergogna, vergogna”.

21.00 Figuccia (Forza Italia): “Condivido la posizione della collega Cirone”.

20.58 Maggio (Pd): “Contraddizioni nel Pd? Qui mica ci sono cervelli all’ammasso…”.

20.56 Greco (Pds): “Chiedo all’onorevole Cirone di ritirare quell’emendamento. Ci porta dentro un guazzabuglio”.

20.55 Cordaro interviene in difesa della deputata Cirone: “E’ un emendamento di civiltà, che noi voteremo. E’ paradossale che un altro parlamentare del Pd attacchi un proprio collega su questo punto”.

20.48 Polemica tutta interna al Pd. Il deputato Cirone chiede l’introduzione di norme per la rappresentanza di genere nelle Assemblee. Laccoto: “Una norma incomprensibile, visto che i Comuni sono molti diversi l’uno dall’altro”.

20.37 Si procede con l’esame dell’articolo 4 che riguarda la composizione dell’Assemblea dei Liberi consorzi. Falcone (Forza Italia), presentando un proprio emendamento che pone dei limiti ai componenti dell’organo: “La legge, così com’è rischia di creare a Palermo un’Assemblea di 120 componenti, a Messina da 150. Non è concepibile”.

20.20 Musumeci: “Voglio denunciare questo intrallazzo. Di questo si tratta. Di una menzogna nei confronti di una opinione pubblica che aveva salutato con interesse l’annuncio della riforma Giletti-Crocetta. Ci troviamo di fronte a un obbrobrio, che tiene fuori il cittadino-elettore. E nessuno di voi ne parla. Provate pudore, vergogna. Prendo atto che Crocetta ha trovato un accordo col partito di Alfano. Le larghe intese sono arrivate anche qui. Ma il partito di Alfano ha scelto la legge sbagliata per trovare un accordo”.

20.10 Continuano gli interventi dell’opposizione. Molto critico il capogruppo di Forza Italia Marco Falcone.

20.00 Sembra sfumato l’accordo tra la maggioranza e il centrodestra, che sembrava vicinissimo dopo la proposta di D’Asero e l’apertura di Crocetta. I deputati del centrodestra, infatti, avrebbero deciso di non prendere parte alla riunione con gli altri partiti, che si è svolta nelle sale di Palazzo dei Normanni.

19.53 Assenza (Forza Italia): “Basterebbe il numero dei sindaci, soprattutto nelle Province più popolose, a rendere le Assemblee ingovernabili. Dovremmo organizzare le Assemblee nei cinema o nei teatri”.

19.50 Alongi (Nuovo centrodestra): “Come possiamo pensare di far pesare i rimborsi per le missioni ai Comuni? I piccoli Comuni come faranno a garantire la partecipazione al Consorzio?”.

19.44 Figuccia (Forza Italia): “Non posso che essere d’accordo col deputato, seppur di maggioranza, visto che il principio della riduzione dei costi mi sembra capovolto”.

19.40 Crocetta ribatte: “Trattandosi di organi consortili ogni soggetto che compone il Consorzio deve essere rappresentato”.

19.38 Turano (Udc): “Sono preoccupato. Facciamo finta che l’area della Provincia di Trapani, lontana dalle città metropolitane, avremmo un Consorzio composto da 24 sindaci e 45 consiglieri a far parte dell’Assemblea. Settanta persone, insomma. E’ questa la razionalizzazione? Chiedo di riflettere, per trovare una soluzione di buon senso”.

19.33 Ardizzone annuncia che domani non si terrà Aula per la concomitante visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Catania, e che impegnerà il presidente della Regione, quello dell’Ars e i deputati catanesi.

19.31 Approvato l’articolo 3 che istituisce gli organi dei Liberi Consorzi: saranno Presidente, Assemblea e Giunta.

Articoli Correlati

19.30 Si passa alla votazione dell’articolo 3. Richiesto il voto segreto.

19.15 Prosegue l’esame degli emendamenti. Finora la maggioranza ha tenuto.

18.58 Crocetta: “Nella legge nazionale si prevede che l’elezione del presidente dei consorzi è affidato agli statuti, ho colto nell’intervento del deputato del Ncd Fontana un’apertura su questa linea, siamo pronti ad accoglierla e andare avanti in questo senso”. Lo afferma il presidente della Regione Rosario Crocetta, a cui il Nuovo centrodestra, ha lanciato un segnale di intesa in Aula con le dichiarazioni di Nino D’Asero e Vincenzo Fontana “Secondo me si farà l’accordo,” – ha detto Crocetta- in coerenza con la legge nazionale”.

18.51 Cracolici: “Per noi non poteva esserci nessuna mediazione sul principio dell’elezione di secondo livello per i Consorzi. Ma la mediazione avanzata dal centrodestra può essere discussa”. La proposta prevede l’elezione di secondo livello per le prime elezioni, per poi affidare agli Statuti dei Consorzi la decisione di poter procedere successivamente con elezioni di diverso tipo”.

18.49 Si passa all’esame degli emendamenti al testo.

18.45 Cordaro: “Mi rivolgo al governo, alla Commissione Affari Istituzionali, alla maggioranza. Fermate questo scempio di riforma delle Province. Siete ridicoli. Il plenum dei liberi consorzi dei Comuni è condizione essenziale per poter svolgere i lavori e voi non lo garantite. I componenti dei liberi consorzi non possono decadere al venir meno del loro mandato di consiglieri comunali. Mi rivolgo agli uffici e alla segreteria generale: fermate questo disastro amministrativo e normativo. Altro aspetto è quello della abolizione del gettone in favore dei componenti: questa è demagogia populista. La democrazia ha un costo. Altra cosa sono gli sprechi che vanno eliminati. Noi, in ogni caso, sosteniamo l’elezione diretta dei rappresentanti del popolo, a tutti i livelli. E’ un principio cardine della democrazia che viene da voi disatteso. Vi ricordo che siamo legislatori. Abbiate un sussulto di orgoglio. Fermate questo scempio che non potrà che essere cassato dal Commissario dello Stato, a meno che non vogliate proprio questo: che si ritorni a votare, con la differenza che noi lo diciamo apertamente, voi no”.

18.39 D’Asero (Nuovo centrodestra): “Oggi deve essere sancito un principio: su alcune riforme come questa deve esserci la partecipazione di tutti i soggetti politici coinvolti”.

18.34 Formica (Lista Musumeci): “Se davvero si voleva risparmiare, si sarebbero dovuti chiudere una serie di enti e organismi che sono serviti solo per piazzare i trombati, i bocciati dal corpo elettorale. Questa norma in corso d’opera s’è rivelata irrealizzabile”.

18.25 Vinciullo (Nuovo centrodestra): “Con questa norma non si fa altro che affidare la cosa pubblica alla cosiddetta ‘casta’”.

18.16 L’opposizione, con una serie lunghissima di interventi (è il turno nuovamente di Cordaro, Assenza e Greco) sta, di fatto, arrestando l’esame del ddl.

17.59 Ioppolo (Lista Musumeci): “La legge non ci dice nemmeno quanti saranno i componenti della giunta e quanti quelli dell’Assemblea. Questo iter è iniziato con l’annuncio di abolire le Province. E invece, il percorso si è trasformato in una proliferazione degli enti. E sui commissariamenti: non potevano essere fatti con legge ordinaria”.

17.55 Falcone (Forza Italia): “Si è detto che la norma non ha bisogno di una copertura finanziaria. Per me non è così. Anzi, credo che la norma dovesse passare attraverso la Commissione bilancio”.

17.45 Milazzo (Forza Italia): “Volete l’innovazione? E allora provate col ‘modello Ipab’, con un organismo composto da tre elementi, uno scelto dal presidente della Regione, uno dall’assessore e uno dal sindaco capoluogo, e rendiamo quell’ente operativo e snello”.

17.40 Di Mauro (Pds): “Condivisibile l’allargamento ai consiglieri comunali dell’Assemblea, ma non alla posizione dei sindaci che saranno chiamati a ricoprire ruoli diversi. Il governo si fermi e dialoghi con i capigruppo”.

17.33 Alongi (Nuovo centodestra): “Fermiamoci un attimo, anche per uniformarci alle intenzioni del governo nazionale. Altrimenti in Aula faremo le barricate”.

17.26 Fontana (Nuovo centrodestra): “Il presidente eletto da un’Assemblea fatta di sindaci non avrà alcuna libertà. Sarà costretto ad ascoltare le pressioni dei sindaci. Così si torna alla vecchia politica. Il presidente deve essere eletto dal popolo”.

17.22 Figuccia (Forza Italia): “Con questa norma non faremo che far proliferare organi e costi”.

17.19 Inizia l’esame dell’articolo 3, che riguarda gli organi dei Libero consorzi. Il testo prevede l’Assemblea, il presidente e la giunta.

17.15 Cracolici (Pd): “Considero un errore politico grave l’eventualità che la Sicilia rinuncia a un’opportunità come la Città metropolitana”.

17.06 Anche Cordaro (Cantiere popolare) fa riferimento alla sentenze del Tar Liguria che avrebbe sancito che il criterio utilizzato dal decreto Monti per commissariare le Province è incostituzionale. “L’assenza e il silenzio di Crocetta ci spaventa. Non vorremmo che la discussione si trasformi in un Vietnam”.

17.01 Formica (Lista Musumeci): “I commissariamenti sono illegittimi. Questo parlamento può andare in contro a conseguenze gravi, anche di fronte alla Corte dei Conti”. Formica poi ha presentato una richiesta di sospensiva anche rifacendosi a una sentenza del Tar Liguria, della discussione del ddl, respinta però da Ardizzone perché inammissibili.

16.50 Riprende la seduta

16.25 Si apre la seduta, ma è subito sospesa per l’assenza del governo

Si riparte dall’articolo 3. L’esame della riforma delle Province riprende a Sala d’Ercole, dopo le polemiche e gli scivoloni della settimana scorsa, quando il governo è andato “sotto” tre volte, affondato dal voto segreto e dai franchi tiratori. Segnali evidenti delle fibrillazioni interne alla maggioranza che oggi potrebbero ripresentarsi, rallentando ulteriormente un iter che domani potrebbe – stando alle prime indiscrezioni – arrestarsi nuovamente: l’Aula infatti potrebbe fermarsi in concomitanza con la visita a Catania del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ma parallelamente alle votazioni sugli articoli del ddl che dovrebbe portare ai Liberi consorzi, tiene banco l’altro tema caldo di questi giorni: la Finanziaria bis. Ieri in giunta l’esecutivo ha approfondito l’argomento. Ma non ci sarebbe ancora un testo definitivo. Tanto è vero che oggi il ddl non è approdato in Commissione bilancio, costringendo il presidente Dina a rinviare la seduta: “Non è ancora arrivato nulla – spiega – ci auguriamo che il governo possa fare arrivare il testo almeno domani. Di certo – aggiunge il presidente della Commissione – i deputati non si limiteranno a prendere atto delle cifre che il governo porterà a Palazzo dei Normanni. Ma saremo rigorosi nel verificare la congruità delle spese di enti e aziende regionali. E la conformità dello stanziamento previsto dal governo con la mission e le finalità dell’ente stesso”.

Il governo, insomma, ancora deve definire la “manovrina”. Partendo però quantomeno dai numeri. I fondi a disposizione sono 300 milioni. Si tratta di quelli liberati, dopo l’ok al decreto legislativo nazionale che consente di spalmare i debiti legati ai residui attivi, dal Fondo per gli equilibri di bilancio, dove quelle somme erano finite automaticamente in seguito all’impugnativa del Commissario dello Stato. Cento milioni infatti resteranno a garanzia per la questione “residui”, altri ottanta milioni serviranno per garantire operazioni contabili, mentre 50 di quei milioni inizialmente nel fondo sono stati già spesi per sbloccare parte degli stipendi di gennaio.

Trecento milioni, quindi. Di cui oltre la metà dovrebbero servire per garantire i Forestali. Anche se il governo sta pensando di spostare parte dei finanziamenti sui Fondi previsti dal Piano di azione e coesione, liberando così qualche milione del bilancio regionale, da utilizzare per altri capitoli. Riduzioni in vista, comunque, per enti come l’Eas, l’Esa e la Resais. Tagli anche per enti, Teatri e associazioni antiracket. Ma le cifre sono ancora in alto mare. Il governo lavorerà sul testo anche oggi.

Intanto, parallelamente all’esame della Finanziaria, all’Ars sorgeranno tre sottocommissioni. Il Parlamento, infatti, ha deciso di approfondire, tramite il lavoro dei deputati, tre temi spinosi riguardanti i conti della Regione: si tratta di quello dei Tributi, delle società partecipate e delle Aziende sanitarie ed enti collegati.

Pubblicato il

25 Febbraio 2014, 17:13

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