Quelli che s’offrono (e soffrono) | Candidati pronti che nessuno vuole

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11 Luglio 2017, 19:18

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PALERMO – Il candidato c’è. Ma nessuno (o quasi) lo vuole. A destra, come a sinistra, l’aspirante presidente della Regione, pronto a correre per Palazzo d’Orleans, si è già palesato. Ma gli è stato risposto, finora, “no grazie”. A destra, dove Nello Musumeci sembra intenzionato ad andare avanti comunque. E a sinistra, dove Rosario Crocetta ha rivendicato a più riprese il proprio diritto di riprovarci. Non proprio una novità, i nomi dei due ultimi candidati che dal Pd a Forza Italia (non tutto il partito, a dire il vero) sembra non digerire nessuno. E tra destra e sinistra, ecco emergere un altro di candidato che ha già scaldato i motori da un po’. Proprio a metà strada tra la Lepolda Sicula e il Centrodestra siciliano, l’ex rettore Roberto Lagalla anche pochi giorni fa ha ribadito: “Sono disponibile”.

Insomma, su un binario parallelo dei “belli e impossibili”, possibili candidati tirati dentro la cronaca dai partiti ma che finora hanno – più o meno convintamente – declinato l’invito, ecco i “brutti e possibili”. E per “brutti”, ovviamente, non intendiamo dare un giudizio di valore. Quanto, semmai, indicare come quei nomi, tra i partiti che dovrebbero sostenerli, sembrano fare lo stesso effetto dell’aglio per i vampiri.

Ovviamente, le tre storie sono assai diverse l’una dall’altra. Il governatore in carica, ad esempio, si è detto più volte pronto a riprovarci, sulla scia dei successi che ormai forse gli riconoscono a stento solo i componenti del suo sempre meno affollato cerchio magico. Adesso, Crocetta si è inventata la svolta “sicilianista”, in qualche modo annunciata nel corso del “battesimo” del suo movimento Riparte Sicilia. Un rifugio nell’autonomismo che fu già marchio di fabbrica di Raffaele Lombardo, e del quale al momento Crocetta sembra aver ricalcato alcune tra le meno lusinghiere abitudini, come ad esempio i commissariamenti selvaggi, in tutta l’Isola, e il ricorso a fedelissimi ovunque e nomine a pioggia.

Peccato che alla ri-candidatura di Crocetta forse crede solo Crocetta. Dovunque ti volti, all’interno della maggioranza che dovrebbe sostenere il suo trionfale ritorno verso Palazzo d’Orleans, trovi note, comunicati, prese di posizione pubbliche nelle quali non manca mai il riferimento alla necessità di “segnare la discontinuità con l’esperienza Crocetta”. Una esigenza avvertita persino da chi oggi è in giunta col governatore. Nessuno lo vuole, insomma.

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Non va molto meglio, a dire il vero, al “rivale interno” di Crocetta in questi anni. Adesso Davide Faraone è in giro “casa per casa”. Ma intanto, la sua idea, che somigliava a un diktat, di far celebrare al Pd siciliano le primarie sembra un lontano e sbiadito ricordo. Il partito lavora ancora sul nome di Piero Grasso e i gazebo possono restare nei magazzini Dem. Certo, il sottosegretario alla Salute non ha mai esplicitamente parlato di una sua candidatura personale: ha sempre preferito la formula dell”uno di noi”. Un renziano, insomma. Ma il suo attivismo, dalle Leopolde sicule, al suo protagonismo sulle vicende del governo regionale, passando per l’ultimo tour, lascia intravedere la voglia di provarci. Ma il partito guarda altrove: né Faraone, né Crocetta, insomma.

Storia speculare, quella di Musumeci. Cioè capovolta, rispetto a quella del presidente della Regione. Non solo perché il leader di “Diventerà bellissima” è stato sconfitto proprio dal governatore gelese alle ultime Regionali e non solo perché il politico catanese è stato in questi anni il “frontman” dell’opposizione al governo regionale. Storie parallele e opposte: Crocetta ad esempio, ha espressamente rifiutato il ricorso alle primarie per la scelta del prossimo candidato del centrosinistra a Palazzo d’Orleans. Musumeci, nel suo schieramento di centrodestra, le ha invece chieste, si è impegnato a raccogliere le firme, salvo poi dover incassare, proprio all’ultimo giorno utile, il “no” dei leader siciliani di Forza Italia e Cantiere popolare: Gianfranco Micciché e Saverio Romano.

Oggi però Musumeci sta tirando dritto. E, a differenza di un Crocetta che colleziona “prese di distanze”, guadagna anche alcuni endorsement, oltre che di alcuni movimenti di centrodestra, proprio da Forza Italia: palesi quelli dell’ex coordinatore regionale Vincenzo Gibiino e del palermitano Vincenzo Figuccia, molto meno esplicito ma noto a tutti il gradimento del capogruppo catanese Marco Falcone.

Tra i due schieramenti, ecco emergere un altro “auto-candidato”. O meglio, un nome emerso da un gradimento non chiaramente riferibile alle solite caselle dei partiti. Non a caso, l’ex rettore Roberto Lagalla, negli ultimi mesi, ha potuto navigare tranquillamente tra la destra e la sinistra. Prendendo parte alla Leopolda sicula di Faraone, così come a una reunion all’Addaura di esponenti dei partiti che stanno al di là della barricata. Un nome che ogni volta piace a tutti, ma mai abbastanza. E così, in questi anni l’ex assessore alla Sanità del governo Cuffaro, è apparso a più riprese il più quotato aspirante candidato sulla piazza. Per poi veder sfiorire, puntualmente, ogni possibilità. Ma Lagalla c’è sempre. E anche pochi giorni fa ha rassicurato: “Confermo ancora una volta disponibilità e impegno a lavorare nell’interesse della Sicilia e dei Siciliani”. Alla guida di un movimento che si potrebbe definire “culturale” prima ancora che politica: “Idea Sicilia”. E l’ex rettore in effetti, incarna bene l’identikit del moderato attorno al quale possono confluire le attenzioni di chi, magari, pensa a un progetto – a medio termine – di alleanze apparentemente impossibili tra il Pd di Renzi e l’area più centrista e liberale del centrodestra. Al momento, però, destra, sinistra e centro cercano altrove. Verso i “belli e impossibili”, che dicono sempre di no. Quando invece i candidati pronti ci sono già. E hanno già detto “sì”.

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11 Luglio 2017, 19:18

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