Corsi “inutili” al Ciapi | Presentata maxi querela

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03 Marzo 2014, 17:57

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PALERMO – Hanno frequentato un corso che non gli è servito per trovare lavoro. Dovevano specializzarsi in “assistenza primaria alla persona” ed invece sarebbero finiti a passare carte in ufficio.

Trentaquattro ex corsisti del Ciapi di Palermo hanno presentato una querela. Chiedono di essere riconosciuti parte offesa al processo sullo scandalo che ha travolto l’ente di formazione professionale. Il dibatttimento si apre domani davanti alla quarta sezione del Tribunale di Palermo. I trentaquattro hanno partecipato, fra il 2003 e il 2008, ai corsi di “operatore servizi neuropsichiatria infantile”, “psichiatria di collegamento”, “ausiliario servizi socio assistenziali”, “operatore servizi per le tossicodipendenze”, “operatore di consultorio familiare”, “addetto alla relazione di aiuto all’anziano”. I corsi prevedevano una fase teorica e una pratica. E cioè un’esperienza lavorativa sul campo in virtù di una convenzione con l’Azienda sanitaria di Palermo.

“I sottoscritti, senza effettuare alcuna attività di tirocinio, dopo lo svolgimento del corso teorico – si legge nella querela firmata dall’avvocato Giovanni Verga – sono stati utilizzati all’interno delle strutture designate in attività amministrative e di gestione del lavoro assolutamente scollegate alle figure professionali previste dall’attività di formazione”.

Non è tutto perché gli ex corsisti sostengono di avere ottenuto un attestato di idoneità non spendibile nel mondo del lavoro tanto che nel 2011 l’assessorato regionale alla Salute pensò ad un percorso formativo integrativo. Risultato: ad oggi nessuno dei 34 ha trovato un lavoro pur avendo bussato alla porta di diverse strutture sanitarie e nonostante l’obiettivo dichiarato dal Ciapi di Palermo fosse di piazzarne almeno la metà. Ecco perché ora gli ex corsisti hanno deciso di presentare una querela contro gli indagati per i quali domani inizia il processo. Sul banco degli imputati saliranno Faustino Giacchetto, l’uomo che, secondo l’accusa, avrebbe pianificato un sistema illecito per gestire a suo piacimento, grazie alla presunta compiacenza di imprenditori, burocrati e politici, quindici milioni di euro destinati alla comunicazione del progetto Co.Or.Ap; Stefania Scaduto e Concetta Argento (rispettivamente segretaria e moglie di Giacchetto), l’ex dirigente dell’Agenzia regionale per l’impiego Rino Lo Nigro, e l’ex assessore regionale Luigi Gentile. Stralciata le posizioni dell’ex presidente del Ciapi, Francesco Riggio, per un difetto di notifica. Nel suo caso si dovrà celebrare di nuovo l’udienza preliminare. Le accuse sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa e falso in atto pubblico. Ci sono già due condannati. Dell’inchiesta faceva parte anche l’ex assessore Gianmaria Sparma che ha scelto di patteggiare un anno e sei mesi di carcere, mentre due anni e otto mesi sono stati inflitti a Domenico Di Carlo, responsabile, per conto del Consorzio Asi di Palermo, del progetto formativo “Inla Sicilia” e responsabile amministrativo e legale rappresentante del Pid.

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03 Marzo 2014, 17:57

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