Resterà solo soletto?

di

18 Marzo 2010, 06:42

2 min di lettura

Chissà quante volte avrà maledetto quella maledetta intervista sul “crepuscolo di Berlusconi”. Chissà quante volte si sarà morsicato la lingua, di solito cauta ma stavolta no,  per l’avventatezza delle risposte, per essersi fatto prendere nella tagliola di una “squallida trappola giornalistica”, come dice lui (e noi a questa storia delle trappole non crediamo neanche un po’). Forse, il governatore di Sicilia, Raffaele Lombardo, intendeva testare la fedeltà del suo alleato numero uno e al tempo stesso assestare una compiaciuta staffilata a uno screanzato che – con tutti i suoi casini – nemmeno trova il tempo di una telefonata.
Era la classica prova d’amore, in vista di un matrimonio tortuoso: scegli. O me o lui. Ebbene, Gianfranco Miccichè – di cui tutto si può dire, fuorchè che non tenga alle amicizie – ha scelto lui, Silvio Berlusconi. E l’ha scelto con una reazione, per qualità e quantità di punti esclamativi, inequivoca.
Allora Raffaele potrebbe voltarsi da questa parte. E vedrebbe lo spettacolo amaro di un Pd più prudente, anche se dilaniato secondo la migliore tradizione. Giuseppe Lupo, il comandante, in una intervista su Livesicilia, un po’ frena su giunta e tutto il resto. Di Lupo avevamo scritto che è un politico perbene, tuttavia dalla linea ondivaga. Invece, nel frangente di un serrato domanda contro risposta, ha dimostrato di avere chiarezza di idee. Insomma, il Pd sta alla finestra. Ma non accorrerà sul campo di battaglia per farsi massacrare con Lombardo. Nel frattempo, la casa del padre – il Pdl – sta cercando di raccontare a Miccichè la parabola del figliol prodigo. Il vitello grasso dorma preoccupato.
I conti sono semplici: Gianfranco vede come il fumo negli occhi un’alleanza organica col Pd che, comunque, non appare più scontata. I segni di una lacerazione sono evidenti e addio in culla alla favola bella e condivisa del Partito del Sud. I recenti passaggi parlamentari somigliano a una faticosa campagna di Russia. Raffaele Lombardo rischia di restare solo soletto e separato dai suoi potenziali compagni di cordata, dopo una vita politica spesa a separare gli altri.  Uno come De Mita, che ha sempre avuto difficoltà nella pronuncia delle labiali, la chiamarebbe “la legge del contrabbasso”.

Articoli Correlati

Pubblicato il

18 Marzo 2010, 06:42

Condividi sui social