PALERMO – Una morte orrenda, l’autopsia che conferma la più macabra delle ricostruzioni e una perizia la cui consegna ritarda da mesi. Manca l’ultimo step per chiudere l’inchiesta sul decesso di Salvatore Maggiore. Aveva 84 anni. Lo scorso febbraio si trovava in contrada Torre Amalfitano a Bagheria, in provincia di Palermo, quando fu sbranato da tre cani corso.
La Procura di Termini Imerese ha iscritto tre persone nel registro degli degli indagati per omicidio colposo: Fabiano Talamanca ed Emiliana Trovato, la coppia proprietaria dei cani, e Salvatore Flamia che occupava la casa ma che in quel momento non era presente.
Sbranato dai cani, l’autopsia
L’attacco degli animali fu la causa del decesso oppure avrebbero dilaniato il corpo dell’anziano quando era già privo di vita? L’autopsia seguita all’istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo da Maria Concetta Argo è giunta alla conclusione di una “elevata compatibilità morfometrica” tra le ferite riportate dall’anziano e i morsi di un “cane corso”. Viene escluso che ad agire siano stati altri animali. Aggiunge che l’aggressione “ripetuta e sequenziale” è avvenuta “in fase vitale”, dunque mentre la vittima era ancora viva.
I proprietari degli animali, invece, hanno sempre sostenuto non sono stati i loro cani a provocare la morte. Sono abituati ad avere rapporti con l’uomo e non sono aggressivi.
Di avviso opposto la famiglia della vittima che ha sempre parlato di pericolo annunciato. Vivevano nel terrore di essere aggrediti tanto che non si recavano più nella casa di ampagna. Quella tragica mattina i cani sarebbero usciti attraverso un buco nella ringhiera che separava i terreni confinanti.
La perizia che non arriva
Maggiore è morto per “arresto cardiocircolatorio” dovuto a uno “shock emorragico provocato dallo smembramento di un arto”. Non è stata l’unica ferita, il corpo è stato dilaniato in più parti. Manca un ultimo step. La Procura ha affidato all’Istituto zooprofilattico diretto da Francesca Di Gaudio un ulteriore perizia genetica, tossicologica e anatomica. Bisogna analizzare una serie di reperti – dalle feci degli animali ai vestiti di Maggiore – per estrapolare eventuali tracce di Dna. Serve anche una visita sui cani per analizzare la dentatura.
L’incarico è stato affidato il 2 maggio, il perito aveva 60 giorni di tempo per la consegna che non risulta sia stata fatta. I figli di Maggiore – Adelaide, Anna e Guglielmo – che si sono affidati all’avvocato Fabio Vanella, sono stanchi di aspettare per avere giustizia. Tenevano per le braccia il padre morto quel tragico giorno di febbraio e si sono visti piombare addosso i tre cani di razza corso. Solo la prontezza di uno dei due figli ha evitato il peggio. Ha afferrato un rastrello e li ha cacciati via”.

