Catania

Scarface, gli affari di Cerbo: le condanne in appello

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25 Ottobre 2021, 20:29

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La fissa per Scarface non gli è mai passata. Nemmeno dopo i guai giudiziari di mafia. E infatti i finanzieri padovani nel suo appartamento di lusso a Milano hanno trovato delle gigantografie di Al Pacino che interpreta Tony Montana. Mentre il Riesame ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’indagine delle truffe durante il lockdown, da Catania è arrivata la condanna in appello per il processo che prende le mosse dall’operazione chiamata proprio con il nome del film cult di Brian De Palma. Un’inchiesta che ha scoperchiato gli affari finanziari illeciti – collegati anche ad alcune discoteche – e i legami con il boss Nuccio Mazzei. Nel mirino del Gico finì anche un finanziere infedele. 

 La Corte d’Appello, presidente Anna Muscarella, ha riformato per quasi tutti gli imputati la condanna. William Alfonso Cerbo – a cui sono state riconosciute le attenuanti generiche – è stato condannato a 8 anni (in primo grado erano stati 14) per associazione mafiosa, intestazioni fittizie (società MetaHarmony srl che gestiva la discoteca 69 Lune e, Prostaff srl), bancarotta fraudolente (fallimenti Nicastro Costruzioni srl e Agricola Reatina srl) e corruzione. Molti reati sono stati dichiarati prescritti e dopo la derubricazione da estorsione a esercizio arbitrario la Corte ha prosciolto Cerbo per mancanza di querela. 

Il padre Francesco Cerbo che è stato condannato a 4 anni e 4 mesi (riconoscete le attenuanti). La Corte ha rideterminato la pena a 2 anni per Rosario Guarnaccia, due anni e due mesi per Angelo Finocchiaro. A entrambi riconosciute le generiche. Due anni la condanna riformata per Carmelo Panebianco. Il finanziere infedele Francesco Caccamo è stato condannato in appello a 9 anni. Confermata la sentenza nei confronti di Cirino Antonino D’assero condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi. A titolo di continuazione è stato condannato a 1 anno e 6 mesi il boss Sebastiano Mazzei (accusato di intestazione fittizia). La Corte D’Appello quindi ha calcolato la pena complessiva in 15 anni e 6 mesi. Il cugino del boss Lucio Tusa è stato condannato a titolo di continuazione a un anno di reclusione (calcolata pena complessiva in 15 anni e 6 mesi e 7500 euro di multa. 

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Sono soddisfatti della notevole riduzione di pena i difensori di William Cerbo, gli avvocati Alessandro Coco (che difende pure il padre Francesco Ivano) e Giuseppe Passarello. “In attesa di conoscere le motivazioni annunciamo il ricorso in Cassazione, poiché ricorre una questione di diritto molto rilevante. Se accolta, la pena potrebbe essere ulteriormente ridotta di un terzo. Vedremo sino alla fine”, dicono. 

Le motivazioni della sentenza arriveranno tra trenta giorni. 

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25 Ottobre 2021, 20:29

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