Sciame con 60 terremoti, cronache dalla Palermo che trema

Sciame sismico con 60 terremoti, cronache dalla Palermo che trema

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Evacuati scuole e uffici. Cosa dicono gli esperti
UNA GIORNATA DI PAURA
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PALERMO – Diciannove minuti dopo le 12, palazzo di giustizia di Palermo. I vetri tremano, come accade nelle giornate di vento. Anche se oggi non soffia forte è un rumore a cui le orecchie sono abituate. E allora non desta stupore. Poi inizia a tremare il pavimento. Il terremoto si fa sentire, forte, anche tra le colonne di marmo del Tribunale, imponente come un monolite. Gli impiegati escono dalle stanze e si avviano ordinate giù per le scale.

Uno sciame sismico, una sessantina scosse di terremoto, di cui tre avvertite nitidamente dalla popolazione. Tutte localizzate nel mar Tirreno meridionale, a largo della Sicilia, in una zona estesa decine di chilometri.

La più forte di magnitudo 5.5 a circa 25 chilometri a nord-ovest dell’isola di Alicudi, nell’arcipelago delle Eolie. Impossibile non avvertire il tremore, non solo a Palermo, ma anche in decine di centri delle provincia di Catania, Messina, Siracusa e Trapani.

Tanta paura, nessun danno

Tanta paura e nessun danno, ma è stato necessario avviare in via precauzionale i piani di evacuazione di uffici pubblici (dalle scuola ai tribunali) e privati. Ad ogni angolo, o quasi, della città si sono formati capannelli di impiegati e studenti. Nel pomeriggio stop alle lezioni all’Università. Nel pomeriggio il sindaco Roberto Lagalla chiude con ordinanza le scuole fino a domenica per dare il tempo ai tecnici di verificare la presenza di eventuali danni.

Subito dopo la scossa principale, il Centro Tsunami dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha fatto scattare l’allerta tsunami, revocata circa un’ora dopo. “Non abbiamo rilevato variazioni nel livello del mare, non c’è stato maremoto”, hanno confermato gli esperti.

L’ingv di Roma è stato il primo a utilizzare il nuovo modello probabilistico, invece di quello deterministico. Un modello più preciso diventato necessario dopo il terremoto in Turchia del febbraio 2023 anche per ridurre drasticamente i falsi allarmi.

Si sono attivati il governatore Renato Schifani, il sindaco Roberto Lagalla e il capo della Protezione civile regionale Salvatore Cocina. Una prima ricognizione non evidenzia danni a persone o cose. Tuttavia, il direttore Cocina ha inviato una direttiva formale ai sindaci dei Comuni interessati: monitoraggio immediato degli edifici più vulnerabili, presidio delle coste, controllo preventivo dei litorali a causa del rischio iniziale di maremoto.

Lo sciame sismico non coglie di sorpresa gli esperti. La causa è lo scorrimento lungo di una faglia tettonica che si estende da Alicudi verso nord-ovest per circa 30 chilometri. Fa parte della più ampia fascia tettonica Ustica-Eolie su cui da tempo si concentrano gli studiosi.

Cosa è successo

“Il motore della sequenza sismica è il meccanismo compressivo dovuto al contatto fra placca africana e quella euroasiatica”, spiega il sismologo Salvatore Stramondo, direttore del dipartimento Terremoti dell’Ingv.

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Spostandosi verso nord, la prima spinge sulla seconda e il risultato è un terremoto crostale, ossia un terremoto che si genera all’interno della crosta terrestre, la parte più esterna e rigida del nostro pianeta. Per la relativa vicinanza alla superficie, i terremoti di questo tipo vengono avvertiti anche a grandi distanze. Circostanza che è avvenuta anche in questo caso, con segnalazioni arrivate all’Ingv da tutta la Sicilia, da Messina a Palermo fino a Catania, Siracusa e Agrigento, come segnala il servizio ‘Hai sentito il terremoto?’ dell’Ingv.

Nel frattempo nelle case dei siciliani, soprattutto dei palermitani, c’è chi resta con lo sguardo fisso sui lampadari. Qualcuno per paura dormirà in auto.


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