Tra speranza e pane caldo| Un pasto per i clochard

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06 Marzo 2011, 08:52

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C´è una lunga tavola apparecchiata in una stanza della Chiesa di via Ruggero Settimo. Cesti di pane fragrante, vassoi di sformati e piramidi di mele rosse, saranno i protagonisti della cena per gli amici senza fissa dimora, al termine della messa celebrata una volta l´anno, in memoria di chi sulla strada ha perso la vita. “Questa è ormai una vera e propria tradizione” – afferma Renzo Messina, capo della Comunità Sant´Egidio di Palermo – “nasce più di vent´anni fa, quando a Roma Modesta Valenti, anziana donna barbona, venne lasciata sola a morire senza soccorsi perché sporca. Da quel momento la nostra Comunità si è interrogata sulla disumanità che sta dietro a tutti i casi simili, adoperandosi in prima persona sul questo fronte”.

Mentre si parla intanto continuano ad entrare nella stanza i volontari con pizza e cassate. Appare così agli occhi uno spettacolo insolito, ma prova della riuscita dell´iniziativa: gente comune, ben vestita seduta accanto ai barboni, tutti in silenzio con le candele bianche in mano ad ascoltare le decine di nomi di chi non c´è più, scanditi al microfono dall´altare.

“Queste persone vivono nell´ostilità e nel disprezzo di chi li circonda e portano sulle spalle il dramma di una vita ferita, per questo il rapporto con loro è spesso difficoltoso. Ninetta per esempio è una dei pochissimi casi in cui nonostante il tempo non siamo riusciti stabilire un rapporto di amicizia, continua tuttora a lanciarci scarpe e bottiglie quando ci vede, ma nonostante tutto sa che ci siamo anche per lei.”

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La Comunità Sant´Egidio distribuisce una volta a settimana circa 80 pasti, e mette a disposizione un servizio doccia, grazie al contributo di tre squadre itineranti di volontari. È in queste notti di solidarietà che si è creata la forte collaborazione con la “Missione di Speranza e Carità”. Di Biagio Conte si è detto tutto il bene e il male possibile, ma la concretezza dei risultati della sua Missione, dissipa ogni maligno bisbiglio. Dal 1991 il missionario laico si è circondato di collaboratori e volontari, ha preso forma una comunità all´interno della quale tutti si chiamano fratelli e sorelle, e all´insegna di questa fratellanza si sono allargate le braccia ai più poveri.

Tre comunità, in via Archirafi (sede centrale della Missione) e in via Decollati destinate agli uomini, via Garibaldi per le donne, offrono accoglienza a più di 700 persone, alle quali vengono assicurati tre pasti al giorno, visite mediche e l´acquisizione della capacità di autogestirsi. Molta gente tuttavia rifugge la convivenza, forse anche per orgoglio o per timore. La Missione si occupa anche di loro: ogni notte un furgoncino di volontari, giovani studenti per la maggior parte, gira per le strade donando a tutti i senzatetto che incontra, pasti caldi, panini, latte e coperte.

“A questa gente è il conforto quello che diamo soprattutto” – dicono i Fratelli di Biagio Conte – “l´amicizia che noi offriamo è la condizione necessaria per superare la loro iniziale diffidenza. Col tempo imparano a considerarci un punto di riferimento e iniziano a frequentare la nostra comunità”. “C´è tanta indifferenza nella società, ma allo stesso tempo è evidentemente vivo uno spirito solidale diffuso, senza il quale nulla di tutto questo sarebbe possibile”.

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06 Marzo 2011, 08:52

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