Tre anni di commissariamento| fra luci, ombre ed emergenze

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21 Febbraio 2013, 23:13

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PALERMO – Con le dimissioni dei commissari, si chiude una lunga parentesi della travagliata vita dell’Amia. Per quasi tre anni, infatti, l’azienda di piazzetta Cairoli è stata guidata da tre commissari nominati direttamente dal ministero dello Sviluppo economico. Una gestione non certo facile, che ha dovuto affrontare diverse emergenze: dall’incendio di Bellolampo all’allarme percolato, dalla saturazione della discarica agli scioperi dei dipendenti, passando per le crisi di cassa che hanno portato alla messa in mobilità di 301 dipendenti, poi congelata in attesa della sentenza del tribunale.

Una sentenza attesa da mesi, praticamente dall’inizio di questo inverno, e che sarà l’ultima ancora di salvezza per un’azienda che non ha mai brillato per i suoi conti: i giudici potranno decidere di accettare il concordato preventivo proposto da Palazzo delle Aquile oppure decretare il crac finale. E non è la prima volta che una sentenza è chiamata a decidere la sorte di 2500 lavoratori: capitò così anche all’inizio del 2010, quando piazza Pretoria riuscì a strappare l’amministrazione straordinaria al costo del 49 per cento di Amg, dei fondi Fas e di tre immobili (di cui uno ancora non consegnato).

Ma l’uscita di scena dei commissari segna comunque la fine di un’epoca in chiaroscuro: i tre inviati romani infatti sono riusciti sì a contrarre le perdite, “accontentandosi” di otto milioni di adeguamento del contratto di servizio al posto dei venti iniziali, ma le perdite, come ha più volte fatto notare il sindaco Orlando, sono comunque rimaste. Per non parlare delle infinite polemiche sul compenso dei commissari, finito anche quello nel calderone delle accuse mosse dal Professore all’indirizzo dei commissari.

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Un calderone assai nutrito, che il primo cittadino non ha mancato di alimentare sin dal suo insediamento con lettere al ministro Corrado Passera, al prefetto Umberto Postiglione e perfino una denuncia alla Procura e alla Corte dei Conti per eventuali addebiti penali. Insomma, una guerra senza quartiere per il controllo di un’azienda che nonostante le difficoltà resta cruciale e soprattutto destinataria di grandi investimenti. La costruzione della sesta vasca e la dotazione dell’impianto di compostaggio permetteranno ad Amia non solo di risparmiare parecchio denaro, ma soprattutto di incassarne molto di più dai comuni dell’hinterland che potranno riprendere a scaricare i rifiuti. Un piccolo tesoretto che dovrebbe consentire all’azienda di tornare in attivo, e che sarà ancor più incrementato dal secondo step della raccolta differenziata che dovrebbe essere finanziato dalla Regione: un boccone ghiotto che dà l’idea del perché l’Amia, nonostante tutto, rimanga sempre un’azienda tanto ambita.

Twitter: @robertoimmesi

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21 Febbraio 2013, 23:13

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