Trovato, il “delfino” di Miano |Ucciso a Milano nel 1992

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25 Gennaio 2017, 19:58

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MILANO – A Milano negli anni ’80 e ’90 si stava consumando una guerra di mafia, e i protagonisti erano i catanesi della mala. La faida serviva per compattare gli assetti criminali e la spartizione degli affari illeciti della capitale economica d’Italia. Tra bische clandestine e traffico di droga, la posta in gioco per Cosa nostra era davvero alta. Il 2 maggio 1992 cade in un agguato Alfio Trovato, appartenente al clan mafioso dei “Cursoti Milanesi”, capeggiato da quel Jimmy Miano che ha “rotto” con Pippo Garozzo “u maritatu” a Catania. Quel gruppo che ha il quartier generale all’Antico Corso è che ha creato un cartello contro gli “accreditati” a Palermo. E tra questi ci sono Nitto Santapaola e Santo Mazzei, che avevano il “benestare” del capo dei capi Toto Riina. Per quell’omicidio rimasto irrisolto per decenni e per quello di Gaetano Carollo, avvenuto a Liscate il primo giugno del 1987, oggi la Dia di Milano ha diffuso una nota stampa per “l’esecuzione di quattro ordinanze in carcere emesse dalla II Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Milano nei confronti di Giuseppe Madonia (Capo di “cosa nostra” della provincia Caltanissetta), Cataldo Terminio (“Vice Rappresentante” di “cosa nostra” della provincia di Gela), Antonio Rinzivillo (appartenente alla “cosca Madonia” di “cosa nostra” e capo della “famiglia Rinzivillo”) e  Grazio Salvatore Gerbino (“uomo d’onore” della “famiglia di Gela”)”. Per l’omicidio di Carollo sono già stati condannati come mandanti Francesco Madonia e Salvatore Riina.

L’omicidio del catanese Alfio Trovato è una pugnalata al cuore di Jimmy Miano. Trovato viene ucciso vicino alla bisca di via Palmanova dentro la sua Polo azzurra. Per il capo dei Cursoti Milanesi  è come un figlio:  a lui ha affidato la bisca di via Palmanova, ma anche la gestione del traffico di droga in una particolare zona. Miano, latitante in Francia rientra a Milano per cercare di capire chi aveva ucciso il suo “delfino”. Le indagini e le parole dei pentiti, soprattuto quelle di Giovanni Brusca, portano a scoprire i contorni del delitto in cui risulta coinvolto Leoluca Bagarella. “Le ordinanze – scrivono gli investigatori della Dia – hanno altresì, confermato la pena dell’ergastolo per Giuseppe Madonia e la pena a 30 anni ciascuno per Cataldo Terminio, Antonio Rinzivillo e Grazio Salvatore Germino. Quest’ultimo, unico dei quattro a piede libero, è stato arrestato a Carmignano (PO).

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L’inchiesta e il processo su Alfio Trovato dei Cursoti Milanesi e della faida degli anni ’80 e ’90 a Milano (ri)portano alla memoria la morte, ad aprile del 2016 ma resa nota solo a dicembre, di uno dei capi della mala di Milano. Di quel killer dei Cursoti Milanesi, Angelo Esaminanda che con il suo pentimento ha permesso di far luce su almeno 45 omicidi di mafia. Di cui 17 era lui il mandante o l’autore. Il “Tebano” è morto dopo una lunga malattia. Aveva 71 e gestiva un piccolo negozio di alimentari nel Lazio. Epinamonda doveva essere sentito come teste nel processo per l’omicidio del procuratore capo di Torino Bruno Caccia, avvenuto nel 1983: alla sbarra il presunto killer, Rocco Schiripa.

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25 Gennaio 2017, 19:58

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