Tuzzolino va ai domiciliari e rilancia | “Il Policlinico era della politica”

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12 Giugno 2014, 19:55

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PALERMO – Non solo nega le accuse, ma rilancia. Davanti al giudice per le indagini preliminari che gli ha concesso i domiciliari, Marco Tuzzolino è un fiume in piena. 

Nessun clima di intimidazione, né di minacce. E, soprattutto, nessun ricatto ai  dipendenti per costringerli, secondo l’accusa, a cambiare sindacato. Il referente per Palermo e provincia della ditta calabrese Euroservices srl, finito agli arresti il 28 maggio insieme a Dario Anzalone, con le accuse di estorsione e interruzione di pubblico servizio, nega tutto. Lo ha fatto, assistito dagli avvocati Debora Speciale e Alfonso Marsala, durante l’interrogatorio davanti al Gip Agostino Gristina, che ha concesso ad entrambi i domiciliari. Secondo il giudice, “ferma restando l’oggettiva portata del quadro indiziario, le esigenze cautelari si sono affievolite” alla luce degli “ampi e circostanziati” interrogatori.

Tuzzolino ha ripercorso tappa dopo tappa il periodo in cui la ditta di pulizie di Lamezia Terme ha gestito l’appalto al Policlinico. E ha più volte tirato in ballo l’allora direttore generale della struttura ospedaliera, Mario La Rocca, che sceglie di non replicare alle dichiarazioni di Tuzzolino, ma che in un’intervista a Livesicilia aveva parlato di una “guerra” da lui “combattuta da solo”.

“Io cercavo di relazionarmi con chi era al di sopra di tutti, con Mario La Rocca – ha dichiarato – che a me non mi voleva mai, non mi voleva mai… mi diceva sempre che c’erano degli uffici preposti ai quali dovevo rivolgermi”. Tuzzolino, in base alla sua versione, avrebbe, infatti, cercato di risolvere col direttore generale una situazione che a suo dire sarebbe stata “alla deriva”. Al suo arrivo “il personale era scoraggiato, tutta gente che comunque ti faceva tre ore, però in quelle tre ore non è che si può scherzare con l’ospedale. Sa – ha precisato davanti al giudice – io cercavo non perché avevo un conflitto, ma perché comunque capivo che le problematiche si potevano risolvere all’interno. Soprattutto – ha proseguito Tuzzolino – credevo a quella che era la pulizia e l’igiene per l’ammalato, perché là si entra e si muore”.

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Un interrogatorio frammentato, durante il quale Tuzzolino ha parlato di “assunzioni per meriti politici”: “Io magari sono stato un po’ irruento – ha riferito al Gip – ma l’irruenza mia è un’irruenza professionale no perché io volevo essere un cafone o volevo bloccare la gente nella loro libertà, ma c’era gente che purtroppo non erano stati assunti per concorso, caro giudice. Questi sono figli di infermieri, figli di amministrativi, camerieri dei direttori sanitari, politica, gente che entra là dentro solo perché c’è la politica in mezzo ed io non ne faccio parte”. Poi, ha tracciato il quadro di una struttura sanitaria simile a un bacino elettorale: “C’è un meccanismo di voti e visto che ad ottobre del 2012 c’erano le regionali, La Rocca doveva dare qualcosa, perché lui non è che è stato messo così, è stato messo dalla politica di… l’onorevole Cascio doveva essere messo là…. Io ho creduto alla mia azienda, un’azienda seria nel settore che non faceva mancare del denaro. Io – ha sottolineato in udienza – scendevo pure di domenica per andare a controllare non i miei operai, ma bensì le sale operatorie e le unità operative all’interno della chirurgia d’urgenza, io vedevo che c’era… mi scusi il termine… grascia”.

Alla fine è stato il Gip Gristina a riassumere il pensiero di Tuzzolino che si è professato innocente. Le accuse a suo carico, quindi, sarebbero derivate dal “fastidio che avrebbe arrecato sia al personale della Euroservices che ai vertici ospedalieri”. Tuzzolino  si sarebbe reso conto che la pulizia e la sanificazione dei locali del Policlinico non venivano svolti con diligenza, perché “i dipendenti erano stati assunti per meriti politici e venivano influenzati dalle sigle sindacali”.

“Ho sempre fatto l’interesse degli ammalati – ha aggiunto -. Non ho mai minacciato nessuno”. E la stessa versione è stata fornita al giudice sul fronte delle cancellazioni dei dipendenti dal sindacato Fisascat dietro la minaccia di imporre l’orario spezzato: “Non ho mai attuato questo tipo di orario, mai, mai. E per le mie mansioni – ha concluso – non potevo né assumere o licenziare”.

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12 Giugno 2014, 19:55

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