Un codice etico per l’Ance | per dire no alla mafia

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03 Novembre 2010, 12:49

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Racket, “messa a posto”, imposizione dei fornitori o della manodopera nei cantieri, controllo degli appalti. Sono alcuni dei modi in cui la criminalità attacca l’economia legale. Proprio per fare fronte all’offensiva del malaffare l’associazione dei costruttori edili di Palermo si è dotata di un nuovo statuto, un “codice etico per dissolvere il binomio edilizia-criminalità e rilanciare l’economia del settore”. L’iniziativa è stata presentata stamani a Palermo nell’ambito delle Giornate dell’economia del Mezzogiorno.

Nel nuovo statuto sono stati inseriti una serie di articoli che specificano i requisiti necessari per fare parte dell’associazione ed eventuali provvedimenti sanzionatori. “Per far parte di Ance Palermo – recita l’articolo 5 – le imprese dovranno assicurare trasparenza e tracciabilità della compagine societaria; dovranno presentare apposita domanda di ammissione che sarà esaminata dal Comitato di Ammissione e Vigilanza che poi relazionerà al Consiglio direttivo che delibererà in merito; il Comitato di Ammissione e Vigilanza effettuerà anche le verifiche periodiche dei requisiti. Le imprese dovranno presentare il certificato della Camera di Commercio con ‘Annotazione antimafia’ nel quale tutti i rappresentanti e i direttori tecnici rientrino fra i soggetti controllati”.

“Gli imprenditori edili sono pronti a investire professionalità e risorse per dare un forte segnale di cambiamento che porti nuove opportunità per l’intero settore – sottolinea il presidente provinciale Giuseppe Di Giovanna -. In questo nuovo corso Ance Palermo auspica un confronto con le forze politiche, economiche e sociali della città, per individuare delle linee comuni d’azione, in nome di una libera impresa in un libero mercato con una ritrovata, corretta deontologia professionale”. Secondo il presidente nazionale dell’Ance Paolo Buzzetti “si tratta di una svolta epocale. Soprattutto in un momento di crisi economica si deve puntare sulla qualità e l’onestà delle imprese. L’associazione ha il dovere di vigilare sui propri iscritti e sul piano rispetto delle regole”.

Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, vede nel nuovo codice “un passo fondamentale nella strada per la legalità, che potrà servire anche ad attrarre nell’Isola molte imprese sane. Le imprese edili – spiega – sono quelle che per la natura della propria attività sono più esposte ai condizionamenti e lo statuto fissa dei vincoli importantissimi”. “Occorre però vigiliare – secondo il numero uno degli industriali siciliani – per fare fronte a due emergenze legate tra loro: una è data dalle richieste di pizzo ai commercianti, l’altra e’ rappresentata dagli intrecci mafia-economia e mafia-politica”. “C’è ancora chi pensa che i rapporti con le cosche – sottolinea – portino vantaggi. Questi soggetti vanno non solo perseguiti, ma anche isolati dalla società”.

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Proprio sulla scia di quanto già fatto da Confindustria, il costruttore coinvolto in reati di mafia verrà sospeso e, se accertata la colpevolezza, allontanato. Nell’articolo 9 si precisa infatti che “le imprese ai cui soci o rappresentanti è stato notificato informazione di garanzia, o sono rinviati a giudizio, per il reato di associazione mafiosa, anche nell’ipotesi del concorso esterno nonché per reati di favoreggiamento e di intestazione fiduciaria di beni, non sono ammesse a far parte dell’Ance Palermo, o se ne fanno già parte, sono sospese dalla qualità di socio. Le imprese i cui soci e rappresentanti hanno subìto condanna, anche solo in primo grado, per gli stessi reati sono invitate a recedere dall’Ance Palermo, e in difetto sono espulse”.

“Questo – aggiunge Di Giovanna – è il nostro modo per suggerire anche alla classe politica di pensare a strumenti legislativi che possano risvegliare l’economia. Non è più necessario che si cerchino norme per arginare la criminalità organizzata all’interno del comparto edile perché questo siamo noi stessi a farlo. Ed è finito il tempo in cui si privilegiavano i grandi appalti per non dare spazio alle piccole e medie imprese locali con la scusa che sono colluse. Non bisogna dimenticare, infatti, che l’economia nazionale è costituita per l’85% da piccole e medie imprese che portano ricchezza nel territorio e che non possono più essere penalizzate. Ci auguriamo che anche i politici ritrovino un’etica che riporti la politica al servizio dei cittadini e non al servizio di pochi”.

“Il settore edile – ricorda il presidente onorario della Federazione delle associazioni antiracket, Tano Grasso – è quello piu’ esposto alle pressioni della mafia e l’iniziativa dell’Ance Palermo rappresenta un segnale forte. Non e’ solo una proclamazione di intenti, ma un nuovo tassello di un percorso iniziato negli anni passati con la collaborazione con Libero futuro”.

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03 Novembre 2010, 12:49

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