Un alt ai certificati considerati "inutili". Ed è polemica sul ministro Brunetta. Per il Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva) e le certificazioni antimafia, nulla sarà più richiesto al cittadino e si dovrà procedere sempre all'acquisizione d'ufficio. E' una delle misure contenute nel Dl Sviluppo, secondo quanto anticipato dal ministro della Pubblica amministrazione. Perché? "Una delle vitamine per la crescita è la semplificazione. Perché famiglie e imprese - spiega il ministro - devono fornire certificati alla Pubblica amministrazione che li ha già in casa? Basta Durc (documento unico di regolarità contributiva, è l'attestazione dell'assolvimento, da parte dell'impresa, degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di Inps, Inail e Cassa Edile, ndr), basta certificati antimafia. Basta pacchi di certificati per partecipare ai concorsi".
La replica del Pd
Una posizione che già solleva e solleverà una bufera di polemiche. "Il ministro Brunetta chiarisca esattamente che cosa intende dire quando parla dell'ipotesi di eliminare l'obbligo per le aziende di presentare il certificato antimafia. Di certo non potrà essere accettata una misura che rende più fragile il sistema di controllo dello Stato", dice
Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Partito Democratico. Fiano rincara la dose: "Il ministro Brunetta, che fa parte di una maggioranza che ha governato in Italia per otto degli ultimi dieci anni, propone ora per lo sviluppo del Paese una semplificazione che rischia di indebolire i presidi antimafia di cui ci siamo dotati in questi anni. La penetrazione delle mafie in ogni tipo di gara o di appalto per opere pubbliche è un dato crescente ed è noto a tutti".
Il procuratore Grasso
Scettico il procuratore nazionale antimafia,
Piero Grasso, citato da 'Repubblica': "Il ministro Brunetta è sempre molto originale - ha detto - stop ai certificati antimafia? Faccia una proposta di legge, la valuteremo... E' stato da poco approvato il Codice antimafia - ha aggiunto Grasso - che tra l'altro disciplina in modo molto rigoroso tutta la certificazione antimafia. Se il ministro aveva qualche osservazione da fare poteva farla in sede di Consiglio dei ministri".
La precisazione del portavoce
"Nei rapporti con la P.A., i certificati saranno completamente eliminati e sostituiti sempre dalle autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla P.A. resteranno valide solo nei rapporti tra privati". Lo precisa in una nota Vittorio Pezzuto, portavoce del ministro Brunetta spiegando che non scompare la certificazione antimafia che potrà essere acquisita d'ufficio. Questa mattina il ministro Brunetta ha ricordato come presso il tavolo Semplificazione di Palazzo Vidoni, da lui istituito in vista delle prossime iniziative di governo a favore della crescita, "sia in corso di avanzata elaborazione una proposta normativa che, attraverso una serie di modifiche 'chirurgiche' al Testo unico sulla documentazione amministrativa del 2000, farà compiere un notevole salto di qualità nella regolamentazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese". Il ministero per la Pubblica amministrazione spiega che "sui certificati da produrre ai soggetti privati sarà apposta, a pena di nullità, la dicitura: 'Il presente certificato non puo' essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizì. Alle amministrazioni e ai gestori di pubblici servizi verrà quindi lasciata solo la scelta fra acquisire d'ufficio le informazioni, i dati e documenti oppure accettare le autocertificazioni dei cittadini e delle imprese".
Il ministro Brunetta ha precisato che "questo varrà innanzitutto per il Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva) e per le certificazioni antimafia: nulla sarà più richiesto al cittadino e si dovrà procedere sempre all'acquisizione d'ufficio". "Preso dal sacro fuoco della banalità politica, il Partito Democratico - commenta il portavoce di Brunetta - non ha invece perso un solo minuto a riflettere su questa importante proposta di semplificazione, preferendo chiosare il tutto con l'abusato slogan 'Meno legalita' per tuttì. La certezza dei dati non diminuirà ma verrà semmai rafforzata: invece di chiedere al singolo imprenditore di fare il fattorino tra le amministrazioni, saranno infatti quest'ultime a procurarsi direttamente presso gli uffici competenti la documentazione richiesta".
Maroni: "E' indispensabile"
"La certificazione antimafia non può essere modificata perché è uno strumento indispensabile per combattere la criminalità organizzata e, in particolare per contrastare le infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici". Lo dichiara il ministro dell'Interno,
Roberto Maroni.
Parla Messineo
Il certificato antimafia? "Una 'complicazione' inevitabile se si vuole precludere l'accesso a certe aree economiche a mafiosi o a collusi con la mafia ". Il procuratore di Palermo
Francesco Messineo non ha dubbi: la certificazione antimafia, tornata d'attualità dopo le dichiarazioni del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, è "uno strumento di contrasto alla criminalità organizzata da cui non si può prescindere". "Anzi - dice il capo dei pm del capoluogo siciliano - se ha un difetto è quello di non essere abbastanza efficace per arginare le infiltrazioni delle cosche nel mondo degli appalti e dei servizi pubblici". "La semplificazione delle procedure amministrative - spiega Messineo - è un obiettivo da perseguire, ma la strada da percorrere non è certo l'eliminazione di un asse portante dell' azione di contrasto alla criminalità organizzata". Per Messineo, accertare che chi partecipa a gare pubbliche per l'assegnazioni di appalti o di forniture di servizi alla pubblica amministrazione non abbia legami con le cosche è "assolutamente necessario". "E certo - dice - in questi ambiti non è possibile accontentarsi dell'autocertificazione". "Casomai - fa notare il magistrato - il problema è un altro: attraverso l'istruttoria della Prefettura, che si avvale anche delle informazioni dell'autorità giudiziaria, è possibile scoprire se chi partecipa a gare pubbliche ha avuto una condanna per reati legati alla criminalità organizzata o è sottoposto a misure di prevenzione.
Ci sono casi, però, e sono quelli più insidiosi, in cui a infiltrarsi nei meccanismi delle assegnazioni pubbliche di appalti e servizi non sono direttamente i mafiosi, ma soggetti compiacenti o collusi che spesso sono anche incensurati". E in questi casi cosa accade? "Questi - risponde il capo dei pm - sono i casi in cui la certificazione antimafia mostra tutti i suoi limiti perché la Procura, su richiesta, può sì, salvaguardando il segreto istruttorio, dare indicazioni alla Prefettura su possibili sospetti o inchieste in corso, ma gli elementi forniti dalla magistratura, coperti da segreto, non possono essere posti alla basa di un diniego del certificato che, come tutti i provvedimenti, deve essere motivato". "Dovrebbe essere resa più stringente e il codice antimafia prevede delle innovazioni sul punto - spiega Messineo - perché anche certe forme di collusione vengano in qualche modo sanzionate con l'esclusione dall'area delle attività economiche legate al settore pubblico". Quanto alla necessità di una semplificazione delle procedure amministrative il procuratore si dice "assolutamente concorde. Però - spiega - non a discapito della sicurezza. Ad esempio sarebbe bene eliminare tutti i tempi morti e le lungaggini che certi iter hanno. Insomma, piuttosto, agiamo sulla tempistica accelerandola".
Ultima modifica: 26 Settembre 2011 ore 17:14
Brunetta dice una cosa giustissima. Se io azienda partecipo ad un bando di gara di un ente pubblico perche' l'ente pubblico deve chiedere al privato di uscire questi certificati? Puo' richiederli d'ufficio l'ente pubblico, risparmiando tempo e facendo risparmiare soldi al privato che deve pagare per avere questi certificatio che hanno la durata di soli 3 mesi. Vada avanti brunetta e non si faccia fermare da chi vuole intavolare stupide polemiche. I certificati antimafia non servono a nulla. Più efficaci i protocolli di legalita' ma se pensiamo che le aziende di ciancimino avevano abbondantemente superato questi controlli....
condivido il commento di Luca in toto
non è che io abbia molta stima di brunetta, ma su questa vicenda ha ragione. ad oggi chi partecipa ad appalti lo fa in forza di autocertificazioni, che possono anche dire il falso, il che significherebbe che ogni appalto è a rischio di turbativa, considerato che la verifica si fa a campione e che le certificazioni vengono richieste solo a chi vince l'appalto. non penso possa essere difficile creare delle banche dati di facile accesso tra i vari rami dell'amministrazione pubblica, con tutte le ovvie cautele in materia di privacy e consentire una verifica rapida e puntuale di determinati requisiti. il problema di chi si lamenta della proposta è semplicemente legato ai minori gettiti che ad esempio avrebbero le camere di commercio non dovendo più queste rilasciare certificati camerali con i dati prefettizi dell'antimafia. ma questo si sa che sono problemi facilmente superabili.
Brunetta potrebbe anche avere ragione però omette di dire quali sanzioni verranno prese per quei funzionari che dovrebbero controllare l'affidabilità delle imprese e che chiuderanno un occhio, qualche volta due.
Effettivamente è ridicolo! Andare a chiedere il certificato antimafia ad un imprenditore da parte di un governo di paramafiosi!
d'accordissimo con Brunetta.
si facciano i bandi, concorsi, e tutto ciò che serve per far ripartire l'economia della Sicilia e Italia.
Solo chi vince deve dimostrare di avere tutti i requisiti a fare l'attività per la quale ha partecipato.
Se questi, poi, risulteranno non in regola la sanzione deve essere la galera minimo 10 anni senza attenuanti.
Il popolo italiano è fatto così, se ci sono sanzioni pesanti ci pensa su due volte.
Immaginate se per il mancato pagamento di bollo e assicurazione ci fossero 3 anni di galera tutti pagherebbero per non rischiare tranne i delinquenti cronici che si vendono la madre per 10 euro ma questi soggetti sono rari.
Il problema in Italia è la mancanza della pena certa.
NOTIZIA: il Parlamento ogni anno paga 220 milioni di euro in pensioni e ne incassa 15 come contributi. Secondo voi chi ci mette la differenza?
Un consiglio alla Presidenza del Consiglio per la prossima pubblicità:
CHI PRENDE LA PENSIONE SENZA AVERE VERSATO I CONTRIBUTI E' UN PARASSITA.
Ma perchè il titolo dice "Basta con i certificati antimafia"???
Brunetta non ha detto questo! Ma questi giornalisti sono?
Questo Brunetta non ne azzecca una! Sembra quasi che voglia tutelare la privacy dei mafiosi, pur di toglierli dall’imbarazzo, questi “signori” pur di fare parlare di se, sono in gara a chi la spara più grossa!
Tranquillo. Kersal, quelli di Live sono gionalisti bravi. Ciò non toglie che il titolo sia una attraente forzatura. In effeti non ci sarà il certificato antimafia perché sarà sostituito da un accertamento antimafia. Cioè le Prefetture, invece che consegnare all'interessato un "pezzo di carta", lo consegneranno all'amministrazione interessata e su sua richiesta.
Concordo con Luca
Il tema è delicato. Alle imprese in odor di mafia e non in regola con gli obblighi contributivi devono essere preclusa la possibilità di contrarre con la Pubblica Amministrazione. Il problema è che questo ministro, che ha evidenti problemi a farsi capire, e che ama sembrare stronzo pure quando ha ragione o addirirrura quando non fa nulla, spara cannonate sempre e comunque, probabilmente a causa di una sindrome ben descritta da Fabrizio De Andrè, anche quando potrebbe semplicemente ragionare.
Infatti tutti conveniamo che è importante semplificare la vita alle imprese, che, lo ricordiamo, per legge oggi e da tempo auto-certificano (giustamente) quasi tutto, tranne, la regolarità contributiva e la solvibilità. Quanto alla non mafiosità, invece,il problema non sussiste, visto che il certificato "camerale" con la annotazione antimafia può già oggi essere sostituito da auto-dichiarazione, ai sensi delle norme vigenti, ma per l'impresa è più facile produrre un pezzo di carta in cui è già scritto l'oggetto sociale (lungo spesso 30 righe) piuttosto che, appunto, ricopiare quelle 30 righe in una auto-dichiarazione. E infatti le imprese (tutte) preferiscono produrre il certificato, invece che un'auto-dichiarazione chilometrica.
La P.A. ha per legge l'obbligo di accertare (mediante acquisizione di certificati) la veridicità delle auto-dichiarazioni solo per una percentuale a campione di imprese. Una necessità come quella avvertita da Brunetta (legittima, per carità), attuale in pratica solo per i DURC, potrebbe essere soddisfatta solo imponendo alle Amministrazioni l'obbligo di acquisire (a tappeto) tutti i certificati con dicitura antimafia e tutti i DURC. A mio avviso ciò allevierebbe solo in parte la vita delle imprese, poichè le procedure di aggiudicazione si allungherebbero in maniera decisa, inevitabilmene.
...tanto per riportare i discorsi in ambito corretto, evitando facile demagogia.
E il ministro Romano come farà con l'autocertificazione? Sicuramente gliela farà d'ufficio il nano ipod!
P.S.: non è corretto sostenere che debba essere controllata la veridicità delle dichiarazioni solo per le imprese aggiudicatarie, ammettere imprese non in regola falsa l'esito della competizione, il possesso dei requisiti è (e deve continuare ad essere) condizione di ammissibilità alla gara e non solo di aggiudicazione, altrimenti le gare verrebbero falsate.
il PDL ci sta rovinando e Brunetta è uno dei tanti del PDL. La crisi internazionale rischia di essere molto più grave da noi per questa gente al governo, arrogante, che non ascolta le categorie e gli esperti e agisce guidata unicamente dal proprio interesse e da quello degli amici. Questa è l'Italia di oggi
Continuiamo a lottare la mafia sino alla sua definitiva scomparsa affidando i boss alle patrie galere e confiscando tutte Lea stanze illecite accumulate solo dopo questo potremo occuparci delle certificazioni. Non scherziamo con una cosa serissima come la certificazione preventiva se non vogliamo vederci invasi da comitati di affari mafiosi
@Gary
Non sai di cosa parli. Meno di un anno fa la polizia ha posto sotto sequestro un cantiere (nel quale ero Direttore dei Lavori) perchè l'impresa era mafiosa. Ovviamente il certificato antimafia dell'impresa era limpidissimo in quanto era affidata ad un prestanome Abbruzzese.
In pratica, se sei mafioso trovi i mille escamotage per non risultarlo, mentre se sei pulito devi sbatterti per presentare centomila documenti!
Brunetta in questo caso ha ragionissima e non si tratta di essere di destra: perchè devo presentare dei documenti ad una amministrazione che li ha già? E' solo carta che si accumula.
E' tutta demagogia allo stato puro, d'altronde questo governo ne fa uso abituale.
E' vero che la semplificazione accelera le pratiche economiche, ma se demagogicamente, ripeto, si dice cancelliamo certe procedure senza preservare il fine è mero populismo e basta. Questo è!
Se si fa e poi si disfa è semplice politichese, le regole non fanno l'uomo onesto se questi già non è onesto di suo: e di onestà quest'Italia ha solo un vago ricordo e manco tanto chiaro.
Se, inoltre, quelli che siedono su scranni istituzionali sono allergici alle regole come possono ergersi ha paladini dell'onestà?!
...semplice=becero...
scusate l'acca di troppo
Due semplici cose: E' giusto che di ufficio vengano richiesti tutti i documenti, ricordando che non sono solo il certificato antimafia e il DURC. Le verifche imposte dalla legge riguardano anche tributi, tasse e imposte. Il problema, invece, è un altro: i tempi di verifica e qui le ditte hanno ragione da vendere.Soprattutto in sede di liquidazione per forniture e servizi.
Non è un problema nè di Destra o di Sinistra spero che in questo Paese si ritorni al più presto a ragionare sulle cose....
allora lo vate il d.u.r.c.?
se levate il durc levate anche la crisi .
(p.s.) per tutti quelli che scrivono tanto . non lo fate perche tanto nessuno lo legge due riche ma chiare semplice no?
cordiali saluti a tutti