Cara – per quanto ci costi – e orrenda mafia, non sei solo il male assoluto, il nostro incubo, il nostro sangue versato. Sei diventata espediente letterario, verso di un consunto ritornello, chiacchiericcio da poco – e sei invece una cosa tremendamente seria – tra le labbra di una politica che sta bruciando ogni cosa con la sua noncuranza. E non c’è acqua che possa spegnere il fuoco degli alibi e delle ipocrisie.
Ha detto il presidente della Regione, Rosario Crocetta di Gela, a proposito della giornata di roghi e di apocalisse che ha distrutto la Sicilia: “C’è un attacco politico-mafioso dietro questi incendi. C’è stata un’aggressione sul territorio con ottocento focolai contemporaneamente. E’ un disegno preciso politico, affaristico, criminale della mafia ma anche un attacco a un governo, che combatte la mafia”. Un attacco a lui, dunque, ci mancherebbe. E la prevenzione, questa sconosciuta? E gli uomini male armati contro l’inferno? Ha commentato Nello Musumeci: “Non serve un’arca di scienza per capire che buona parte degli incendi sia di origine dolosa e ad opera di piromani asserviti ad organizzazioni criminali. Ma ci troviamo di fronte a gravi omissioni degli apparati politici e burocratici regionali, che nessuna demagogia potrà minimizzare”.
Ecco il punto, la mafia è sicuramente il mostro che ride dietro questa e altre sciagure. Ma, davanti, l’evidenza appare diversa: se il male funziona benissimo, con efficienza svizzera, altrettanto non si può dire di chi dovrebbe contrastare, prevedere, programmare, in una parola: governare. Invece, l’ineffabile Saro da quell’orecchio non ci sente, non ammette colpa alcuna: “Trovo assurdo dire cosa si è fatto e cosa non si è fatto. Quest’anno il piano antincendio in Sicilia è partito il 15 giugno, come prevede la legge. Non abbiamo avuto ritardi”.
Orribile mafia delle nostre tragedie e delle nostre felicità incendiate, sentirti citata così, nello sproposito di un’auto-assoluzione, in un balbettio di discolpe, è un espediente che accende di tristezza il nostro cuore di siciliani calpestati e offesi. Perché tu sei, appunto, una cosa seria, serissima, eppure vieni ridotta ad alibi: sei l’operetta che va in scena – ora in un crepitio di fiamme e rombo di canadair – quando risulta comodo, per contribuire al mantenimento in sella di un presidente politicamente impresentabile, per parare gli strali dovuti alla sua inerzia.
Storia vecchia e lunga. Infatti, cosa sarebbe Rosario Crocetta senza la sua sbilanciata predicazione antimafiosa, se non potesse salmodiare di continuo le gesta del governo ‘più antimafia’, e più disastroso, di tutti i tempi? Cosa sarebbe Saro, se non ci fosse la sua mafia del sipario e dell’avanspettacolo, sempre convocata nel momento in cui il re è nudo, per disperdere il fumo delle responsabilità e delle latitanze? Solo che il pubblico non se la beve più.
Carissima – per quanto ci costi – mafia dei martiri e della violenza, ti abbiamo conosciuta, soprattutto in certi giorni feroci di maggio e di luglio, sulle strade assolate di Capaci e di via D’Amelio. Vederti ridotta ad attrezzo di scena, a scusa perenne di un presidente che non ha mai saputo governare, è uno spettacolo indigeribile, un rogo che inghiotte la cara memoria dei morti e le ultime speranze dei vivi.

