Niente aggravante mafiosa per Carmelo Vetro e Giancarlo Teresi che restano in carcere, mentre lascia gli arresti domiciliari il funzionario regionale Francesco Mangiapane. Sono le decisioni del Tribunale del Riesame di Palermo.
Nelle scorse settimane un altro Riesame aveva respinto l’istanza di scarcerazione dell’imprenditore, condannato in passato per mafia, e del dirigente dell’assessorato regionale alle Infrastrutture. Sono indagati dalla Procura di Palermo per corruzione.
Vetro, Teresi e le “tangenti”
L’ufficio di Teresi all’assessorato di via Leonardo da Vinci era imbottito di telecamere e microspie. Così i poliziotti della Sisco di Palermo, gli agenti della squadra mobile e della Dia di Trapani avrebbero immortalato la consegna delle tangenti da parte di Vetro. La cifra complessiva si attesterebbe sui 40 mila euro.
Soldi che sarebbero serviti per fare assegnare all’impresa An.Sa Ambiente del cognato di Vetro, Antonio Lombardo, le commesse pubbliche per il dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte, la sistemazione delle spiagge di Scicli, Donnalucata e Terrasini.
Il Gip aveva escluso l’aggravante mafiosa. Non emergerebbe un collegamento diretto tra gli episodi corruttivi e l’associazione mafiosa. I pm hanno fatto appello ora respinto dal Riesame.
Una decisione che potrebbe incidere nel capitolo dell’indagine in cui è coinvolto anche l’ex europarlamentare e manager della Sanità Salvatore Iacolino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata proprio per via dei suoi rapporti con Vetro.
Il funzionario Mangiapane
Lo scorso 31 marzo, dopo gli interrogatori preventivi, era finito agli arresti domiciliari il funzionario regionale Francesco Mangiapane.
“Trenta ce ne ha portati… e venti noi e sono cinquanta senza scuttati”, diceva Carmelo Vetro, facendo riferimento alle tangenti che assieme ad Aveni avrebbero consegnato a Teresi e al funzionario Mangiapane.
Ora il tribunale del Riesame ha sostituito la misura degli arresti domiciliari con l’interdizione dei pubblici uffici per la durata di un anno e ha annullato il sequestro preventivo di 10.000 euro, accogliendo l’istanza degli avvocati Mario ed Eugenio Passalacqua, difensori di Mangiapane.
Il Tribunale del riesame di Palermo ha revocato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione all’imprenditore Giovanni Aveni, difeso dall’avvocato Pinuccio Calabrò.

