Albergo come centro di accoglienza |Scoppia la questione migranti

Albergo come centro di accoglienza |Scoppia la questione migranti

Iimmediata la reazione di molti cittadini che sul web hanno espresso il proprio dissenso e la propria preoccupazione.

BRONTE – Si continua a parlare di accoglienza migranti a Bronte. Una questione che mercoledì pomeriggio è approdata anche in Consiglio comunale come punto all’ordine del giorno. Ad innescare un dibattito che ormai dura da settimane tra la popolazione, l’inizio dei lavori di adeguamento in un albergo locale per diventare centro di prima accoglienza per sessanta minori stranieri non accompagnati. Una notizia che ha scatenato l’immediata reazione da parte di molti cittadini che sul web hanno cominciato a esprimere il proprio dissenso e la propria preoccupazione e a chiedere chiarimenti all’Amministrazione affinché delineasse il quadro della situazione e il ruolo giocato dal Comune.

“Non è per essere razzista, ma”. È questo il leitmotiv di tanti post in cui non viene negato il valore dell’accoglienza ma nei quali molti sono i timori e i dubbi sollevati. Tra chi grida all’arrivo del “business” anche a Bronte, chi rivendica che “prima andrebbero aiutati i propri paesani e poi semmai gli altri” e chi parla di paura per la sicurezza del territorio e dei “nostri figli guardando ciò che succede alla TV”. Uno stato di agitazione che vede alcuni già pronti “a scendere in piazza, se ci sarà bisogno di protestare”.

“Non compete al Comune alcun potere autorizzatorio in merito all’apertura o meno dei centri di accoglienza. Il Comune rilascia delle autorizzazioni sulla conformità tecnico urbanistica dell’immobile, autorizzazioni che è tenuto a rilasciare se tutta la documentazione è conforme a quanto previsto dalla legge”. Così nell’Aula consiliare il sindaco, Graziano Calanna, ha spiegato il ruolo del Comune di fronte all’iniziativa privata che sul territorio allo stato attuale, come ha precisato, oltre al centro di prima accoglienza che ha innescato la polemica, vede anche altre due richieste per aprire altrettanti centri di seconda accoglienza per un totale di venticinque minori stranieri non accompagnati.

Fermo è stato il no da parte del primo cittadino di fronte al proliferare dell’azione privata e soprattutto nei confronti di un centro di primissima accoglienza dove andrebbero collocati minori “sui quali non è stato effettuato ancora alcun controllo sanitario” approfondito e che non hanno ancora avuto modo di conoscere e integrarsi con una nuova realtà. Un no che è deciso a ribadire non solo in virtù del dissenso della cittadinanza ma anche tenuto conto di problemi organizzativi quali ad esempio le esigue forze dei Servizi sociali che per legge dovrebbero poi supervisionare sullo stato di tutti questi minori, ricordando, in altra sede, come il decreto del Ministero dell’Interno dello scorso primo settembre all’articolo 3 comma 4 reciti: “Le strutture di prima accoglienza sono attivate dal Ministero dell’interno tramite procedura ad evidenza pubblica, in accordo con gli enti locali nei cui territori sono situate le sedi di ciascuna struttura”. Un “accordo” dunque che fa restare Calanna in attesa di essere interpellato sulla questione. 

Se confermata sul territorio è la presenza dello SPRAR, attivo dal 2014 con ventidue ospiti maggiorenni, marcia indietro invece da parte del Comune sul bando con cui, nel settembre 2016, aveva cercato un partner per la coprogettazione ed eventuale successiva gestione, in presenza di un finanziamento, di un centro di seconda accoglienza per quindici minori stranieri non accompagnati. “Allora l’idea dell’Amministrazione è stata quella, tra virgolette, dell’occupazione degli spazi da parte del pubblico” così da lasciarne meno all’azione privata, con l’intenzione di “invocare l’applicazione della clausola di salvaguardia laddove fosse stato necessario invocarla”.

Una clausola che, come ha precisato Calanna, introdotta dal Governo con decreto 11 ottobre 2016, avrebbe dovuto garantire i comuni che aderiscono a una rete SPRAR fissando un preciso rapporto tra il numero di immigrati che possono entrare in una città e il numero dei suoi abitanti e in base alla quale “noi non potremmo avere più di 50 soggetti”. Una clausola che però, stando a quanto riferito dal sindaco in seguito a una sua recente richiesta di chiarimenti in Prefettura, non si applicherebbe ai minori ma solo ai maggiorenni. Venuto dunque meno il principio ispiratore della partecipazione a quel bando, la decisione è stata fare dietro front. “Vogliamo dare un segnale forte anche all’iniziativa privata, affinché – ha concluso Calanna – non si faccia un business, ma si tenga conto di un territorio che non è pronto per accogliere tutte queste persone, siano esse di prima o seconda accoglienza”.

 

 

 

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