La dolce ala della sua giovinezza | Alice e il miracolo della felicità

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12 Novembre 2017, 06:05

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PALERMO – Alice. Il mare. La cavalcata. Uno scorcio di cielo. La dolce ala della sua giovinezza. Racconti storie che si fermano e che non saranno più storie. E ne hai lo zaino pieno. Quando ti muovi, vengono con te. Come si chiamava il ragazzo con un mazzo di fiori che ti guarda con un sorriso eterno dal ciglio della strada?

Alcuni li immagini che avrebbero, ormai, i capelli brizzolati, in cammino nel freddo temperato e di foglie secche di un altro autunno palermitano. Li rivedi negli adolescenti che scappano via dai banchi, con mille canzoni sconosciute tra orecchie e labbra, che credono di essere i padroni di un rigoglioso per sempre.

Li incroci, spumeggianti, con una primavera nel cuore, come se l’autunno non dovesse calare mai. E c’è sempre il mare in ogni mezza frase, in ogni sguardo a bruciapelo. E c’è sempre un bacio, quando il lento finisce, quando la musica si porta via gli abbracci, quando il cantante sta cantando di te, solo di te, in mezzo a tutti gli altri.

Alice. E quella foto che dice tutto di lei, oltre le parole sobrie e delicate che hanno descritto l’incidente. Una testimonianza di felicità, tra le lacrime. Il miracolo di una resurrezione che sgorga, a sorpresa, dalla notizia del disastro. Lei era felice. E non morirà mai. Questo amore straziato avrà la forma dell’acqua; scorrerà, invincibile, nella pietra del lutto, fino a raddolcirla.

Alice, la cavalcata, il mare, la sua dolcissima giovinezza. Il ragazzo che ne accompagnava il cammino con la devozione di un innamorato. I familiari che hanno dato l’assenso per il prelievo degli organi, dimostrando la lucida generosità di chi non si abbandona allo smarrimento, perché sa guardare avanti.

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I ricordi deposti nel sacrario di facebook da altri ragazzi e ragazze che non capiscono cosa significhi morire, non esserci più a portata della mano che ti cerca. Lo sapevano, ma provarlo, è diverso, ora che l’autunno, infine, è arrivato. Una tenerezza di peluche e di immagini. E un cantante che pure viene citato per sagomare il nero dell’addio con il vestito di una consolazione che non c’è: “È per te questo fiore che ho scelto, te lo lascerò lì sotto un cielo coperto. Mentre guardo lassù, sta passando novembre e tu hai vent’anni per sempre”. In sottofondo, un tenue rumore di pioggia, o forse è la puntina di un vecchio giradischi degli anni ottanta, col suo fruscio di commiato, mentre la canzone sfuma.

E qualcuno ha scritto: “Hai lottato finché hai potuto, dimostrando di essere la guerriera di sempre, ma il tuo piccolo grande cuore non ce l’ ha fatta… Grazie per i bei momenti trascorsi insieme, per la tua immensa disponibilità nel realizzare i miei piccoli desideri, dandomi la possibilità di cavalcare i tuoi cavalli, grazie per le serate di spensieratezza, grazie… Sarai l’angelo più bello del Paradiso”.

Alice, la bellezza strappata agli occhi di chi l’amava e di chi la incontrava, sorridendo. Andata via, come coloro che l’hanno preceduta e che, purtroppo, la seguiranno in un piovigginare di ‘perché?’ senza risposta. E le parole che restano, luminose e impotenti come l’amore.

E poi la foto della felicità, come un promemoria. Il senso forse è proprio la fine che trasforma tutto in umanissima eternità, nel momento in cui lo perdi. La fine dei baci. La fine dei lenti. La fine degli sguardi. La fine della storia. Il mare, una cavalcata, il cielo, il dolore da ingannare con la gioia. Si scrive per questo. Per questo si vive.

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12 Novembre 2017, 06:05

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