CATANIA. Si aprirà il 9 gennaio davanti ai giudici della prima sezione penale della Corte d’Assise di Catania il processo per l’omicidio dell’anziana Maria Ruccella, sgozzata poco più di un anno fa nella propria abitazione di Calatabiano. Un delitto che sconvolse il piccolo comune ionico. Alla sbarra per omicidio il 37enne Paolo Cartelli. L’uomo, assistito dal difensore di fiducia Lucia Spicuzza, è comparso davanti al giudice per l’udienza preliminare Gaetana Bernabò Distefano. Il pubblico ministero Pasquale Pacifico, titolare delle indagini, ha ricostruito in breve l’intera vicenda, evidenziando la presenza di tutti gli elementi per un rinvio a giudizio. A partire dalla confessione dell’imputato e passando per le prove della scientifica. La relazione della psichiatra Liliana Gandolfo, consulente tecnico nominato dal gip, avrebbe inoltre confermato l’imputabilità dell’indagato, affetto da ritardo mentale. Il legale Lucia Spicuzza aveva chiesto l’ammissione al rito abbreviato, condizionato però dall’escussione dei propri consulenti di parte, lo psichiatra Antonino Petralia ed il medico legale Carlo Rossitto. Una richiesta che ha trovato l’opposizione, prima, del pubblico ministero e poi del gup, che ha rigettato l’istanza ritenendo non necessari gli esami dei due professionisti.
Non così per la difesa. Per il difensore di Cartelli, infatti, la richiesta di sentire in aula medico legale e psichiatra sarebbe assolutamente necessaria poiché ridimensionerebbe la posizione del proprio assistito. Una scelta combattuta quella del legale Lucia Spicuzza, che ha riferito in aula di dover comunque dare spiegazioni ad una madre, vera protagonista della vicenda. E’ stata la donna, infatti, a trovare i pantaloni sporchi di sangue ed a consegnare il figlio ai carabinieri. Dopo però si sarebbe resa conto che qualcosa in quella ricostruzione non tornava.
L’OMICIDIO. È il 3 ottobre dello scorso anno quando in un’abitazione del centro storico a Calatabiano un’anziana donna, Maria Ruccella, nota in paese con il nome di Amalia, viene trovata in fin di vita. I soccorritori notano subito una profonda ferita alla gola. La donna, colpita con il collo rotto di una bottiglia di vetro, morirà poco dopo. La svolta giunge il giorno successivo, quando la madre di Paolo Cartelli, 36enne di Calatabiano, trova i pantaloni del figlio sporchi di sangue e spinge l’uomo a raccontare agli investigatori quello che è successo. Cartelli, reo confesso, racconta agli inquirenti di aver colpito la donna poiché quest’ultima si era rifiutata di onorare il proprio debito, pari a circa 10 euro. Confessione successivamente ritrattata dall’uomo, affetto da un ritardo mentale. Nella nuova versione Cartelli riferisce di non aver agito da solo e di non essere stato lui, comunque, a colpire la vittima.

