PALERMO – “All’Ars c’è una Waterloo, è mancata la regia, si va a briglie sciolte, anche all’interno di ogni singolo partito, su ogni singolo articolo, ci sono sensibilità diverse, anche nel mio”. Carmelo Pace, capogruppo della Dc all’Ars, si aggira tra le macerie lasciate dall’ultima seduta a Palazzo dei Normanni e lo fa partendo dal Ddl enti locali.
Ars, la matassa del centrodestra
La conta dei danni – nella maggioranza – è iniziata pochi istanti dopo la decisione di rinviare tutto al 17 febbraio. Proprio mentre si materializzava il “trappolone” di alcuni colleghi della coalizione di governo, nei confronti dei deputati che stavano per votare contro l’articolo 10 sulla digitalizzazione.
Le fibrillazioni e l’accusa verso i sette, che si sono opposti alla norma, di essere ‘franchi tiratori’, sono solo la punta dell’iceberg di un processo che dilania, da mesi, i rapporti tra i partiti e nei partiti.
Pace: “Noi in maggioranza quasi abusivamente”
“Chi va in commissione, lo fa a titolo personale – sostiene Pace -. Conferenze dei capigruppo? Noi siamo in maggioranza perché ostinati a volerci rimanere, ma siamo quasi abusivi”. Il deputato democristiano mette il dito nella piaga, la Dc è stata espulsa dalla giunta dopo l’inchiesta su Totò Cuffaro, rivendica di aver votato la fiducia al governatore, tra alti e bassi ci sono stati segnali di riavvicinamento. In molti, soprattutto tra gli alleati, hanno difeso gli ex assessori Nuccia Albano e Andrea Messina, non indagati, ma ‘revocati’.
Ma prima del possibile rimpasto, ci sono gli interrogativi su ciò che è accaduto in assemblea e il timore, confidato dal deputato Dc Ignazio Abbate, che i voti contrari, di parte della maggioranza, possano affossare le prossime norme in esame.
L’incontro tra gli esponenti della Dc e il governatore Renato Schifani dovrebbe avvenire la prossima settimana, ma di quegli assessorati revocati al partito di Cuffaro, almeno uno fa gola a Grande Sicilia.
Miccichè (GS): “Schifani deve entrare in campo”
Gianfranco Miccichè, esponente di Grande Sicilia, non ha dubbi: “C’è una costruzione che non funziona, assessori, capigruppo, assemblea, presidenti di commissione che non vanno in commissione. Il governo se la prende con i deputati che fanno i franchi tiratori, sono soltanto il risultato di una gestione, non sono il motivo del malessere”.
“Se la maggioranza fa mancare il numero legale – continua Miccichè – è una barzelletta, in ogni caso avrei votato contro e il mio partito lo aveva preannunciato. Avevo chiesto ai capigruppo di rinviare e fermare i lavori, era evidente che sarebbe stato un voto negativo su tutto, c’era un clima che non consentiva un voto segreto ma non c’è una gestione della maggioranza, il governo non esiste, i capigruppo non esistono”.
E ancora, aggiunge Miccichè: “Se la maggioranza fosse un paziente? Chiamerei il prete. C’è un livello bassissimo, se io fossi Schifani non saprei chi chiamare per risolvere i problemi. Il livello dell’Assemblea è scadente, non ci sono persone di spessore. Schifani deve entrare in campo, l’unico che può risolvere la questione è proprio lui, ma non facendo chiamare la gente dalla sua segreteria, scendendo giù dalla poltrona e cominciando a venire in aula”.
“Tutti questi deputati – conclude l’esponente di Grande Sicilia – non hanno interlocuzioni con nessuno. Né con l’assemblea, né col governo, c’è una situazione di frustrazione e senza il presidente dell’assemblea, succedono queste cose”.
Galvagno non ci sta: “Non è colpa mia”
“La domanda è: io ho colpa anche quando non ci sono?”. Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno si tira fuori dai guai dell’Ars, “non c’ero – aggiunge a LiveSicilia – tra l’altro, per cose programmate e importanti”. Discorso chiuso, anche dopo le annotazioni di Miccichè, restano aperti i nodi della maggioranza e la prossima seduta si avvicina.

