L'arte dei vimini a Palermo, nella bottega degli ultimi artigiani -

L’arte dei vimini a Palermo, nella bottega degli ultimi artigiani

Vincenzo Ganci e il figlio Arcangelo sono gli ultimi a portare avanti la tradizione produttiva in città

Percorrendo il lato destro di via Volturno a Palermo, alle spalle del Teatro Massimo, un odore di “nuovo, che sa di antico” conquista il visitatore. È l’odore che scatenano i lunghi filamenti del vimine da intrecciare. L’odore è accompagnato dalla vista: sedie, lampadari, salottini, ma anche ceste, cuffiteddi, ventagli o, come forse sarebbe meglio chiamarli, suscialori. Sono i chiari segnali che ci si sta avvicinando alla bottega “L’arte dei vimini”, il laboratorio di Vincenzo Ganci e di suo figlio Arcangelo. Sono loro gli ultimi artigiani del vimine. Due uomini che negli anni hanno reso l’attività avviata 64 anni fa da mastro Vincenzo qualcosa in più di un’attività artigianale: una vera e propria arte.

Vimini per tutti i gusti

Chi farà il percorso troverà probabilmente i due artigiani intenti a intrecciare vimini. Staranno realizzando un cesto, oppure una sedia oppure qualcosa di più: un oggetto per la scenografia del Teatro Massimo, un paravento con motivi arabo normanni, o ancora: gli interni di un’auto come la 500 jolly. Partono da qui i sedili, il manubrio e il cruscotto delle auto da collezione che poi saranno rivendute ai collezionisti di tutto il mondo. “Negli anni il nostro mestiere è cambiato – spiega Arcangelo Ganci – realizziamo lavorazioni particolari che altri non conoscono. Il nostro punto di forza sono proprio i prodotti che la clientela ci ordina a misura delle sue esigenze. Riusciamo ad offrire manufatti che altrove non potranno mai trovare o che altri non sapranno realizzare”.

arte dei vimini palermo

“Sono rimasto solo io”

Il signor Vincenzo aprì la bottega il 18 giugno del 1958. Appesa al muro del laboratorio c’è ancora la licenza originale. La scelta di mettersi in proprio arrivò dopo anni di lavoro presso altre ditte. La prima sede dell’attività fu via Carini. Poi il trasferimento in via Volturno, 25 anni fa. “Imparai il mestiere presso altri artigiani. Ce ne erano tanti – racconta Vincenzo Ganci -. Ora sono rimasto solo io”. A continuare la tradizione però c’è il figlio Arcangelo, promessa che il mestiere nei prossimi anni non sparirà.

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Dentro la bottega il beige del vimine e la maestria dei Ganci sono folgoranti. Protagonista assoluto il lavoro manuale. Padre e figlio lavorano uno di fonte all’altro. Insieme a qualche curioso accolgono gli amici che passano a salutarli. Non distolgono gli occhi da lavoro e, se lo fanno per ospitalità, le mani sanno come continuare a lavorare. Tra una chiacchierata e un saluto, infatti nascono dal bambù capolavori unici e senza tempo, ricchi di storia e di sapere. Intrecciando intrecciando da 64 anni qui vive ancora “L’arte dei vimini”.

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