Assoluzione Ingroia, dopo 2 anni non depositate le motivazioni

Assoluzione Ingroia, dopo 2 anni ancora non depositate le motivazioni

La Procura generale non può, dunque, fare ricorso in Cassazione
IL PROCESSO
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PALERMO – A distanza di 2 anni e 3 mesi dal verdetto non è stata ancora depositata la motivazione della sentenza con cui la corte d’appello di Palermo, a dicembre 2023, assolse dall’accusa di peculato l’ex pm Antonio Ingroia.

Il termine massimo di 180 giorni, che una proroga per la particolare complessità della vicenda aveva concesso ai magistrati, è stato di gran lunga superato e senza il deposito delle motivazioni la Procura generale non può fare ricorso in Cassazione.

Impossibile appellare senza sapere perché la Corte, al contrario del giudice di primo grado, che gli aveva dato un anno e 10 mesi, ha assolto l’ex magistrato dall’accusa di essersi intascato illegittimamente 10mila euro a titolo di rimborso spese nel periodo in cui ricopriva la carica di liquidatore della società a capitale interamente pubblico Sicilia e Servizi. Altro aspetto rilevante della vicenda è la prescrizione. Il reato di peculato si prescrive a fine 2026, tra 9 mesi scarsi. E difficilmente una sentenza definitiva, specie in caso di nuovo rinvio da parte dei giudici romani alla corte d’appello di Palermo, possa arrivare in tempo. 

Nel frattempo la relatrice del provvedimento, la giudice cioè incaricata di scrivere la motivazione, Claudia Infantino, l’estate scorsa è stata trasferita all’ufficio di sorveglianza di Agrigento.

La stessa magistrata, un anno fa, non avendo depositato le motivazioni di decine di sentenze (55 delle quali emesse tra il 2021 e il 2022, cioè 4 anni fa) con il rischio prescrizione di una valanga di reati, era stata autorizzata dal consiglio giudiziario a una sorta di “piano di rientro”: era stata, cioè, dispensata dalle attività diverse dalla scrittura delle motivazioni finché non avesse smaltito almeno l’arretrato più risalente nel tempo.

Il post di La Vardera: “Spero si possano accertare i fatti”

“Cari amici…. avrei preferito non diffondere l’ennesima notizia che inevitabilmente infastidisce la mia serenità e quella dei miei cari. Purtroppo l’Ansa l’ha diramata, e non posso fare a meno di commentarla”, scrive il deputato La Vardera sui social.

“Oggi pomeriggio il mio collaboratore ha notato sopra la scrivania del mio ufficio due mozziconi di sigarette fumati e poggiati sopra la spilla di Falcone e Borsellino, spilla che uso mettere sulla mia scrivania. Un dettaglio che ci ha insospettito, soprattutto perché nessuno di noi fuma. Abbiamo dovuto informare la polizia ed è intervenuta la scientifica. Nella mia posizione vorrei tanto minimizzare, far finta di nulla, ma non posso. Spero tanto si possano accertare i fatti”.

“Io avevo l’obbligo di denunciare, mi sarei risparmiato di raccontarvelo qui, ma dentro il palazzo l’ingresso della scientifica non è passato inosservato e dopo pochi minuti la stampa sapeva. Mi auguro si faccia chiarezza perché sarebbe inquietante sapere che non posso stare sereno nemmeno dentro al Parlamento, spero tanto di sbagliarmi… In ogni caso vado avanti, anche se questi episodi inevitabilmente destabilizzano perché magari significano nulla, o tutto”.


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