Palermo, il boss Vetro e il dirigente Teresi restano in carcere

Il boss Vetro e il dirigente regionale Teresi e restano in carcere

Vetro Teresi
Vetro nell'ufficio di Teresi
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"Patto corruttivo" per gestire gli appalti pubblici

PALERMO – Gli indizi di colpevolezza sono gravi. Carmelo Vetro e Giancarlo Teresi meritano di restare in carcere. Il Tribunale del Riesame di Palermo ha respinto il ricorso delle difese dell’imprenditore mafioso e del dirigente dell’assessorato regionale alle infrastrutture. Sono indagati dalla Procura di Palermo per corruzione.

Carmelo Vetro
Il boss di Favara Carmelo Vetro

Vetro e Teresi intercettati

L’ufficio di Teresi all’assessorato di via Leonardo da Vinci era imbottito di telecamere e microspie. Così i poliziotti della Sisco di Palermo, gli agenti della squadra mobile e della Dia di Trapani avrebbero immortalato la consegna delle tangenti da parte di Vetro. La cifra complessiva si attesterebbe sui 40 mila euro.

Teresi
Il dirigente regionale Giancarlo Teresi

Gli appalti regionali

Soldi che sarebbero serviti per fare assegnare all’impresa An.Sa Ambiente del cognato di Vetro, Antonio Lombardo, le commesse pubbliche per il dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte, la sistemazione delle spiagge di Scicli, Donnalucata e Terrasini.

In un capitolo dell’indagine è coinvolto anche l’ex europarlamentare Salvatore Iacolino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Il Riesame, presieduto dal giudice Annalisa Tesoriere, ha annullato la contestazione relativa alla detenzione di due fucili da parte di Vetro, ma ha confermato il resto dell’impianto accusatorio.

Arrestato nel 2020, sotto processo per corruzione, Teresi è rimasto sempre al suo posto come hanno ricostruito il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e i sostituti Gianluca De Leo, Maria Pia Ticino e Bruno Brucoli.

Pm insistono sulla mafia

Il 20 aprile sarà discusso l’appello della Procura secondo cui, Il patto corruttivo sarebbe aggravato dall’avere aiutato Cosa Nostra ad accrescere prestigio e potere.

ll giudice per le indagini preliminari Filippo Serio, che il 10 marzo scorso ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per corruzione, non ha ritenuto sussistente l’aggravante mafiosa. Non emergerebbe un collegamento diretto tra gli episodi corruttivi e l’associazione mafiosa. Di avviso opposto i pm di Palermo.


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