Palermo, baci e tangenti: telecamere all'assessorato regionale

Baci e tangenti nelle buste, telecamere all’assessorato alle Infrastrutture

tangenti assessorato
Filmata la consegna del denaro al dirigente regionale Giancarlo Teresi

PALERMO – L’ufficio di Giancarlo Teresi all’assessorato regionale alle Infrastrutture era imbottito di telecamere e microspie. Così i poliziotti e gli agenti della Dia hanno immortalato la consegna delle tangenti da parte dell’imprenditore Carmelo Vetro, mafioso di Favara e figlio di un boss ergastolano.

La Procura di Palermo non ha dubbi: sarebbero soldi delle tangenti pagate al funzionario per pubblico per aggiudicarsi le commesse. La cifra complessiva si attesterebbe sui 40 mila euro.

Vetro e Teresi sono stati arrestati. Il giudice per le indagini preliminari Filippo Serio ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il rischio di inquinamento probatorio e per i riferimenti ad un fucile che emergono dalle intercettazioni.

Incontri e telefonate

Gli incontri e le telefonate fra Teresi e Vetro erano all’ordine del giorno. Il primo informava passo dopo passo il secondo dell’iter dei lavori, anche se l’imprenditore favarese non avesse alcun titolo per essere ne messo a conoscenza. E neppure avrebbe potuto lavorare per conto della Regione alla luce della pesante condanna per mafia.

Formalmente Carmelo Vetro era solo un dipendente della An.Sa Ambiente srl, amministrata dal cognato Antonino Lombardo, che non era in possesso dell’iscrizione alla White List della prefettura. La richiesta risulta ancora in fase istruttoria. Non sarebbe stato un problema per Teresi che avrebbe segnalato Vetro all’imprenditore che si era aggiudicato l’appalto per il dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte. Affidamento diretto alla Cosmak per 137 mila euro.

La An.Sa Ambiente ottenne l’incarico di trasportare 400 tonnellate di posidonia in discarca. “Poi la ditta vi chiamerà per fare il trasporto… dico questo non è un problema ora le giro il telefono il numero di telefono del geometra Cannizzo della ditta”, diceva Teresi a Vetro.

I costi aumentarono e fu necessaria una perizia di variante. Ancor prima che venisse approvata nel febbraio 2025 Vetro, che nel cantiere si muoveva con autorità, conosceva già l’esito e dava indicazioni perentorie: “Lunedì possiamo iniziare a caricare queste 400 tonnellate”.

Tangenti in assessorato

E sarebbe arrivato il giorno del pagamento della tangente. I fratelli Carmelo e Salvatore Vetro, il 18 marzo 2025, parlavano di una somma di denaro prelevata in un bancomat a Favara. Facevano riferimento ad “una busta” dove mettere “1.500”, “tutti insieme”.

Quando Carmelo Vetro entrò nell’ufficio di Vetro le telecamere erano accese. La busta finì dentro una carpetta consegnata a Teresi che qualche mese dopo suggerì il nome dell’imprenditore Vetro anche al Comune di Castelvetrano.

La posidonia era rimasta ammassata sulla spiaggia. Per completare i lavori servivano altri 300 mila euro. Con un’ordinanza di giugno 2025 il sindaco di Castelvetrano aveva intimato alla Regione di intervenire.

Fu Teresi a chiamare l’assessore comunale ai Lavori pubblici Davide Brillo. La Regione non era riuscita a trovare i soldi per completare i lavori, ma c’era una soluzione: il Comune poteva intervenire con i poteri sostitutivi e poi presentare il conto alla Regione.

“Ti metto in contatto direttamente con quello che ha attivato tutte le procedure nostre che è l’ingegnere Vetro”, diceva il dirigente regionale all’assessore comunale a cui girò il numero. Brillo chiese a Vetro un preventivo “informalmente”.

Non ci fu alcun bisogno di intermediazione, invece, per la commessa che Teresi assegnò alla An.Sa Ambiente per il monitoraggio ambientale e gli oneri di accesso in discarica nell’ambito di un appalto da 600 mila euro per la sistemazione della spiaggia Spinasanta a Scicli. Il dirigente affidò con procedura diretta all’impresa lavori per 82 mila euro. Era il 2024, ci fu qualche problema nella documentazione ma Teresi si vantava di essere riuscito a “chiudere il cerchio”.

Anche stavolta ci fu un incontro nell’ufficio di Teresi. Vetrò gli consegnò una busta mentre si baciavano. Il pagamento è finito agli atti dell’inchiesta sulle tangenti al dirigente in servizio alll’assessorato alle infrastrutture di via Leonardo Da Vinci a Palermo.

Ad agosto 2025 i due si sono accorti di essere pedinati. Teresi fotografò il poliziotto con la telecamera degli occhiali da sole Ray-ban e girò l’immagine a Vetro. L’imprenditore fece delle indagini e sentenziò: “Lui è di Marsala”. Poi avvisò Teresi che il suo telefono era sotto controllo. Infine c’è un’intercettazione in cui Vetro faceva riferimento ad un fucile. “Però meglio è questo che non ha sparato”, diceva Vetro.

Di “armi e controspionaggio”, parla il giudice per le indagini preliminari Filippo Serio che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare.

Il dirigente Teresi e, secondo l’accusa, anche il funzionario regionale Francecso Mangiapane avrebbero intascato altre mazzette dalla ditta dell’imprenditore Giovanni Aveni, incaricata dei lavori a Marinella di Selinunte. “Nemmeno mi ricordo se gli ho dato dieci, se gli ho dato quindici”, diceva infastidito Aveni. A novembre 2024 Teresi faceva una richiesta ad Aveni: “Le volevo chiedere una cosa se… ventimila… le volevo chiedere questo… quando la aspetto? Lei me lo deve dire… sì perché ho esigenze”.


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