Palermo, boss di Brancaccio intercettati: due fazioni in guerra

Brancaccio, scontro fra boss: “Due milioni se li sono divisi tutti loro”

boss Brancaccio
Nino e Carmelo Sacco, zio e nipote
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Due fazioni si contendono soldi e potere

Palermo, 7 dicembre 2025. Il capomafia di Brancaccio Antonino Sacco arriva in via Torremuzza. Ha un appuntamento con Antonino Spadaro, cognome che da sempre ha un peso nel rione Kalsa. Gli investigatori li intercettano.

“u crastagneddu ha fatto il furbo”.

Ad un certo punto parlano di soldi, tanti soldi. Qualcuno, soprannominato “‘u crastagneddu’”, “ha fatto il furbo”. Sacco è risentito perché a mister X “all’epoca gli sono passati 2 milioni di euro sotto le mani, se li sono divisi tutti loro”. Il suo gruppo è rimasto a bocca asciutta. Da qui “rotture tra di loro… per rancore”.

Mister X sarebbe Antonino Lo Nigro, che ha un altro nomignolo più noto negli ambienti criminali, “u ciolla”.

Scontro fra boss a Brancaccio

Due fazioni si sono contese il potere mafioso a Brancaccio negli ultimi anni. A condizionare gli equilibri sono stati gli arresti, per ultimi quelli di Gaetano Savoca e Giuseppe Arduino. Poi, si è aggiunto il piombo che ha ucciso Giancarlo Romano, uno dei boss emergenti e fedelissimo di Lo Nigro.

Nel 2018 c’era Romano alla guida della macchina con cui Lo Nigro, dopo avere finito di scontare una condanna in Olanda, stava rientrando in Italia con documenti falsi. Li fermarono lungo l’autostrada del Sole non lontano da Frosinone.

Il potere dei Lo Nigro

Lo Nigro era latitante da un anno perché aveva violato la misura di prevenzione personale. Già in passato si era reso protagonista di una fuga rocambolesca. Si era nascosto in Calabria. Lo scovarono nel 2008 a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, ma riuscì a fuggire mentre prendeva il sole in un lido. Un anno dopo, a marzo 2009, i carabinieri lo arrestarono in un elegante appartamento nel centro di Bagheria. Nel 2011 era stato condannato a tredici anni e quattro mesi, ma nel 2013 la sentenza fu ribaltata e arrivò l’assoluzione. Nel 2022 il nuovo arresto. I pentiti Francesco Colletti di Villabate e Filippo Bisconti di Belmonte descrissero il suo ruolo nei traffici di droga. Nessuno come lui sarebbe stato in grado di fare giungere a Palermo chili e chili di cocaina.

Pedigree mafioso di spessore. Sua nonna è Agata Tagliavia, sorella di Pietro Tagliavia, boss storico della famiglia di Corso dei Mille che fa parte del mandamento di Brancaccio. Il cugino Cosimo Lo Nigro, ergastolano, fu incaricato di procurare l’esplosivo per la strage di Capaci e fece parte del commando che uccise don Pino Puglisi.

Antonio Lo Nigro era l’uomo di fiducia di Andrea Adamo, reggente di Brancaccio, arrestato insieme a Salvatore e Sandro Lo Piccolo, nel covo di Giardinello. Tutto torna visto che Adamo è cognato di Gaetano Savoca.

A marzo scorso Lo Nigro è stato di nuovo arrestato. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei difensori e ha ripristinato la custodia cautelare. Era stato scarcerato dopo la sentenza di secondo grado nel processo “Stirpe 2”, con cui la Corte d’appello lo aveva assolto dall’accusa di associazione mafiosa, confermando però la condanna a dieci anni per traffico di droga.

Anche il suo nemico, Nino Sacco, è stato di nuovo arrestato nelle scorse settimane dopo avere trascorso quasi un anno in libertà. Ed è nel periodo in cui sono stati contemporaneamente a piede libero che scavano gli investigatori per ricostruire gli equilibri di ieri e di oggi.

Gli incontro di Spadaro

Anche Spadaro è stato arrestato nel blitz di Brancaccio. Agli atti dell’inchiesta ci sono una sfilza di incontri con personaggi di sicura caratura mafiosa. Ad esempio con il boss Salvatore Rotolo, soprannominato “Anatredda”, killer del professore Paolo Giaccone, che ha ottenuto un permesso premio in quanto “detenuto modello”, e con Saverio Marchese.

Antonino Spadaro era solito incontrarsi anche con il cugino Francolino Spadaro, figlio del boss della Kalsa, Tommaso, che nel 2025 è stato di nuovo arrestato e poi condannato. In una conversazione i due cugini favevano riferimento a Carmelo Sacco: si dava un gran da fare in rappresentanza dello zio Nino, che preferiva rimanere “dietro le quinte”. Carmelo Sacco si era messo a disposizione per le spese di mantenimento del fratello di Antonio Spadaro, l’ergastolano Francesco.

Altri incontri Antonino Spadaro ha avuto con i pregiudicati per mafia Vincenzo Ferro e Giuseppe Vassallo di Brancaccio. La sua capacità di dialogo ha finito per renderlo l’uomo di una possibile mediazione fra le fazioni dei Lo Nigro, su cui sarebbe caduta la sua scelta, e dei Sacco.

Torniamo all’incontro in via Torremuzza fra Nino Sacco e Nino Spadaro. Discutevano anche di due fratelli che “volevano tutte cose” e con cui bisognava fissare un incontro. Sono Antonio e Cosimo Fabio Lo Nugro (pire lui arrestato nel blitz).

E sulla contrapposizione fra i due schieramenti che si lavora per stabilire chi ha preso in mano il potere ora che sono tutti in carcere e scovare come sono stati investiti i soldi. A cominciare dai due milioni di euro di cui parlava Sacco. Sono tante le attività commerciali su cui si indaga. A Brancaccio giravano e girano parecchi soldi.


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