PALERMO – Fermi non convalidati perché non c’è il pericolo di fuga, ma per i gravi indizi di colpevolezza restano tutti in carcere tranne tre indagati. Sono le decisione del giudice per le indagini preliminari per i coinvolti nell’operazione contro la mafia del mandamento di Brancaccio a Palermo.
Scarcerati Luciano Scrima, 37 anni, figlio del capomafia Matteo, Sebastiano Castagnetta, 27 anni, e Mohamed Labidi, 32 anni (difeso dagli avvocati Angela Ajello ed Anthony De Lisi).
Mafia a Brancaccio, fermo non convalidato
Il gip non ha convalidato il fermo e ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Giovanni Castronovo che difende Scrima Si tratta del titolare del locale “San Domenico 7 food & lounge”.
Nel ricorso l’avvocato ha sostenuto che i dialoghi captati dalle microspie tra l’indagato e il padre erano legati all’attività lavorativa. Dunque insufficienti per poter considerare Scrima soggetto organicamente inserito all’interno della famiglia mafiosa di Brancaccio.
A Labidi i pm contestano di avere partecipato a delle estorsioni con il metodo del cavallo di ritorno. A Castagnetta alcune cessioni di sostanze stupefacenti.
L’impianto accusatorio della Procura viene confermato dal Gip. A cominciare dal ruolo del boss Nino Sacco e del ragioniere Giuseppe Vulcano, considerato la mente economica per gli investimenti dei mafia di Brancaccio e non solo.
All’ottantenne Giacomo Teresi, difeso dall’avvocato Raffaele Bonsignore, sono stati concessi gli arresti domiciliari per l’età.
Nel blitz sono state arrestate 32 persone.

