PALERMO – “È di questi giorni la notizia che si sarebbero incontrati i partiti del cosiddetto campo largo. Ovviamente, considerata la situazione interna del Pd in Sicilia, caratterizzata da una gestione della segreteria regionale prettamente personale, ti lascio immaginare con quale celerità e meticolosità vengano trasmesse le informazioni”. Lo afferma Giovanni Burtone, parlamentare regionale del Pd in Sicilia e sindaco di Militello in Val di Catania, in una lettera alla leader nazionale dei Dem, Elly Schlein.
“C’è un’ampia fascia di quadri, militanti e semplici elettori del Pd – continua la missiva di Burtone – che ritiene che il campo largo debba essere costruito non con alchimie tra gruppi dirigenti ma per strada, nella vita quotidiana dei siciliani. Anche noi torniamo a chiedere che nell’ambito dei percorsi di costruzione delle alternative in paesi e città chiamati al rinnovo delle amministrazioni venga previsto lo strumento delle primarie per scegliere il profilo più competitivo per vincere”.
“La Sicilia rimane terra complessa in cui la crisi di fiducia tra opinione pubblica e partiti è davvero rilevante. In questa terra – continua la lettera del parlamentare regionale – si concentrano tutte le difficoltà di una agenda di governo: lavoro, sanità, istruzione, trasporti, mobilità, ambiente, contrasto alla criminalità, trasparenza nella pubblica amministrazione. Tutte criticità cristallizzate nel tempo e che avrebbero bisogno di una terapia d’urto”.
Per Burtone “l’alternativa a questo blocco di potere della destra è possibile ma è un lavoro faticoso che richiede impegno, ascolto, capacità di includere e non di inutile protervia e arroganza. Non saranno le fiammate emotive o i fenomeni mediatici che periodicamente emergono – sottolinea Burtone – né l’illusione che la destra possa disarticolarsi a rendere più agevole il nostro percorso, anzi”.
“Una gestione chiusa ai soli vertici regionali del campo largo – conclude Burtone – rischia di essere percepita dalla pubblica opinione come una spartizione tra partiti, e questo non favorirebbe assolutamente la partecipazione che è la prima variabile in grado di rendere competitivo il cosiddetto fronte progressista o campo largo come si preferisce chiamarlo”.

