A Buttanissima Sicilia ci finì come con Il Vizietto.
Come il Vizietto? Non colgo il paragone, anzi, il nesso. C’entra qualcosa con Ugo Tognazzi?
Te lo dico in un altro modo. Giusto, per noi che parliamo estero su estero, ci finì come la Cage aux folles a teatro: repliche su repliche.
Ora ho capito. Sempre file al botteghino!
E’ la Cage aux folles di Sicilia. Siamo ancora una volta in scena, e sempre grazie alla tua sapiente regia, alla superba bravura di Salvo Piparo, di Costanza Licata e di Irene Maria Salerno.
Ancora una volta a Palermo, dopo sei repliche al Biondo pure questa sera, un mercoledì da sballo al mitico teatro Finocchiaro, insomma eccoci di nuovo in via Roma, nel cuore vivo della città.
Ospiti di Panorama, accolti dal direttore Giorgio Mulè. Col gentile pubblico invitato a prenotarsi.
Infatti non si paga, basta un click sul sito del settimanale.
Infatti, l’ingresso è gratuito ma occorre fare la prenotazione perché le porte della sala si chiuderanno a esaurimento dei posti.
Come già a Catania…
Ricordo bene, lì fummo al Teatro Sangiorgi, già palcoscenico dell’operetta, per un periodo diventato ridotto d’avanspettacolo e poi, si parva licet…
…sempre per parlare estero su estero
Si parva licet, il Sangiorgi anche sala a luci rosse, fu!
E chi non ha avuto sempre buio in sala, anche il glorioso teatro Finocchiaro di Palermo, dove milioni e milioni di palermitani, tra palchi e platee, ebbero a fare i loro sogni di amore e ginnastica.
Resta il fatto che ci finì come la Cage aux folles e tu sei come Edouard Molinaro, il regista che portò al successo Tognazzi e Michel Serrault.
Fai un’allusione tutta di botteghino, non di bottega.
Ci mancherebbe. E di soddisfazione. Lo stesso Rosario Crocetta, disperazione dei siciliani, trasfigurato nell’arte è diventato il beniamino del pubblico.
Gli spettatori di Woody Allen dicono sempre I love you, i nostri, invece, cantano di Saro, Sariddu, Sasà, se’ se’.
Le richieste arrivano da ogni dove e Palermo, insomma, gode il privilegio di questa serata. Ma c’è una domanda.
Dimmi.
Ci sono aggiornamenti, ci sono novità nel copione?
Certo che ci sono. L’attualità ci aiuta nella sceneggiatura: invito tutti a divertirsi con la nostra impietosa ironia sul Palazzo di giustizia e sul colossale scandalo dei beni confiscati.
C’è l’acqua.
Quella manca. E se c’è, come a Messina, non è potabile.
C’è Graziano Delrio, c’è la bretella dell’autostrada Catania-Palermo?
Il signor ministro inaugura solo in prefettura. Portarlo in teatro sarebbe irriguardoso, diciamolo.
Vogliamo dire che chi ha già visto lo spettacolo tornando troverà quasi una nuova messa in scena, una fulminante rappresentazione?
Così è.
Allora ho ragione io?
Ragione su cosa?
E’ come la Cage aux folles. Ogni recita, una scena nuova. Per questo la gente accorreva a teatro. Senza dire che Salvo Piparo il boa di struzzo…
Non ce l’ha!
Non ce l’ha?
No.
Come se l’avesse, però…
Come se l’avesse, certo.
Ma allora cos’è che si mette Piparo, quando in scena si alliscia con il narcisismo di un Crocetta?
Quella è una sciarpa.
Sembra tanto un boa…
Alle solite, la fissazione è peggio della malattia!

