Cambi, Europa sull’orlo del baratro

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23 Febbraio 2009, 13:01

13 min di lettura

MATERIE PRIME: oro a mille
La settimana si chiude con un +5% per l’oro (+12% da inizio anno), +5% per l’argento(+26%) +3% per il platino(+16%); mentre perdono il 5% il petrolio (-11%) ed il gas naturale( -29%) accompagnati dal rame che lascia il 6% (+4%). L’indice generale CRB perde il 5% (-12%).

Oro dunque al primo target minimo; adesso si appresta ad affrontare la resistenza a 1034 (massimo storico toccato quasi un anno fa); per il momento, conferma la correlazione inversa con le borse che lo vede bene di rifugio per eccellenza, e quindi correlazione inversa anche con petrolio e rame, mentre argento e platino vedono prevalere la componente “prezioso” su quella “industriale. Sarà cruciale quindi come si comporterà durante la fase rialzista del mercato azionario, attesa dopo l’imminente minimo(se nel frattempo l’Europa non implode).
Durante febbraio comunque stanno avvenendo alcune modifiche sostanziali: l’oro e il dollaro salgono insieme(per cui l’oro in euro è andato al nuovo record di 25 eu. al grammo), soppiantando titoli di Stato e yen nel ruolo di bene rifugio. Il crollo del Pil nipponico ha infatti messo in discussione il ruolo di bene rifugio finora ricoperto dallo yen, anche perchè ormai si sono esauriti i carry trades, cioè i finanziamenti in yen che negli anni passati erano stati fatti essendo la valuta giapponese l’unica a tassi zero. Tali finanziamenti venivano chiusi in fasi di aumento del rischio, per poi venire riaperti quando la propensione al rischio tornava a crescere. Questa dinamica è ormai finita, e la correlazione inversa tra yen ed S&P 500 è saltata questa settimana. D’ora in avanti lo yen risponderà principalmente ai suoi dati macroeconomici, perdendo terreno se l’economia giapponese continuerà a mostrarsi la più colpita dalla crisi (viceversa se e quando darà segnali di ripresa), anche perchè il suo unico vantaggio strutturale (l’avanzo dei conti con l’estero) si sta progressivamente riducendo.
Il sostegno all’oro viene dalla Cina che dall’alto dei quasi 2 trilioni di riserve valutarie (le più grandi del mondo) questa settimana attraverso un suo alto funzionario ha richiamato USA ed Europa a proteggere il valore delle proprie valute e attività finanziarie per non danneggiare chi come i cinesi vi ha finora investito; i quali, per il futuro, spenderanno di più in importazioni di risorse primarie e in acquisizioni strategiche(piuttosto che in carta finanziaria altrui). I dati della seconda metà del 2008 mostrano vendite nette per 170 miliardi di titoli di Fannie e Freddie, livello mai visto da quando hanno iniziato ad esistere nel 1977. E per il momento i cinesi danno per sicuro che gli USA ripagheranno i propri debiti…… Il neosegretario di stato USA, la sig.ra Clinton, durante la sua visita in Asia con il cappello in mano ha ufficialmente chiesto di continuare a comprare i titoli del tesoro americani, come dire: fateci credito, please. I faraonici programmi di Obama sono carta straccia senza i soldini asiatici. Come meravigliarsi della conversione al capital comunismo dell’America?
Si conclude con : petrolio a 40(aprile) gas naturale a 4(marzo) oro a 1002(aprile) argento a 14,5(marzo) platino a 1095 (aprile) palladio a 216(marzo) rame a 141(marzo).

CAMBI: Europa sull’orlo del baratro
Volatilità in aumento, e indice del dollaro che conclude in lieve aumento a 86,5, perdendo un pò solo con la sterlina in recupero su tutti. La novità è che il dollaro guadagna l’1,5% con lo yen, per i motivi menzionati, ed anche con il franco svizzero per i motivi che illustrerò tra poco.Venerdì un nuovo minimo della borsa americana ha portato l’oro a mille ed ha fatto fare un recupero ai bonds, ma nelle ultime ore il dollaro è sceso dopo aver toccato la resistenza sui massimi(88) raggiunti nel 2008. Sul fronte dei dati macro , i prezzi alla produzione avevano già mostrato un recupero giovedì, e venerdì è arrivata la conferma con quelli al consumo risaliti dello 0,3 a gennaio, più delle attese, con l’indice al netto di energia ed alimentari a +1,7% su base annua. Sembra cioè che i produttori abbiano smesso di trasmettere i minori costi ai consumatori , nel tentativo di difendere i profitti; ma la Fed è probabile che ignori questi segnali, continuando a dare la priorità assoluta alla “deflazione”; per cui il dollaro potrebbe risentirne.
L’euro ha fatto un balzo impressionante venerdì , dopo una settimana di passione causata dalla crisi dell’est europeo, riuscendo a recuperare tutte le perdite. La scusa per le ricoperture l’hanno data le dichiarazioni di Nowotny della BCE schieratosi contro il taglio dei tassi a zero, ma è probabile che ciò rifletta qualcosa di più, anche se in mercati molto precari lo scatto delle stoploss può innescare effetti a valanga. Infatti, fondamentalmente, i mercati continuano ad aspettarsi un taglio di mezzo punto nei tassi BCE il 5 marzo, anche perchè i dati macro continuano ad uscire sempre peggio delle attese (l’indice degli acquisti delle imprese a nuovi minimi record).
Inoltre i dubbi sollevati sulla tenuta dell’euro di fronte all’aggravarsi della crisi, specialmente ad est, restano tutti. L’unione europea è molto più complicata di quanto sembri, e l’abbassamento dei rating delle banche esposte ad est, quello dei paesi con i maggiori debiti pubblici, e le maggiori debolezze strutturali (l’europa del sud), possono metterla in crisi. Non a caso, dopo la valanga di vendite abbattutasi ad inizio settimana sull’euro, un recupero è venuto allorchè la Germania ha dichiarato che sarebbe pronta ad intervenire in aiuto dei paesi in difficoltà. Ma, con così tanti fronti di crisi, i dubbi che possa sostenere da sola tutta la baracca, restano intatti. L’est europa ha debiti per 1300 miliardi di euro nei confronti delle banche europee occidentali. Adesso si trova in forte recessione, e quasi mille miliardi sono a rischio insolvenza, specialmente la parte in franchi svizzeri. In Polonia, ad esempio, il 60% dei debiti è in questa valuta e ciò perchè in passato aveva svolto lo stesso ruolo dello yen: si preferiva indebitarsi nella moneta a tassi più bassi, con un rischio di cambio giudicato quasi nullo vista la costanza del rapporto euro-franco, cui le valute di tali paesi si sono agganciate volendo entrare nel sistema euro. Con lo scoppio della recessione mondiale, il deficit polacco è andato alle stelle arrivando a quasi il 20% del PIL, per cui lo zloty è crollato contro euro, dimezzandosi contro franco svizzero. Ne consegue che i debiti in franchi si sono raddoppiati e sono praticamente non sostenibili. La stessa storia si è ripetuta in tutto l’est, come nei piccoli paesi nordici, dall’Islanda all’ Irlanda ai baltici. Le banche europee occidentali sono quelle che ci rimetteranno i soldi. Le austriache ad esempio hanno prestato circa 230 miliardi, cifra pari al 70% del PIL nazionale, e la maggior parte sono in franchi svizzeri a loro volta presi in prestito dalle banche svizzere. Ne consegue che il sistema finanziario austriaco è praticamente in bancarotta. Il problema è che in Europa le banche sono troppo grandi per essere salvate o nazionalizzate, in quanto le loro dimensioni rispetto ai PIL dei propri paesi sono sproporzionate.
In pratica, piccole nazioni con grandi banche che sono andate fuori dei confini a fare prestiti, con una leva finanziaria per giunta estrema. Non solo si sono comprate la cartaccia basata sui mutui americani, ma per giunta si sono riempite di crediti con i paesi emergenti. Ora dovrebbero essere salvate dalle nazioni più grandi, come la Germania, ma a conti fatti non pare possibile.Servono almeno 400 miliardi, ma chi li può tirare fuori? il Fondo monetario internazionale (che ha già dato a Ungheria, Paesi baltici, Islanda, Pakistan e Turchia) ha già azzerato la sua dotazione di 155 miliardi. Qualcuno pensa di fargli stampare moneta, i Diritti Speciali di prelievo, ma sarebbe una presa in giro. Tra l’altro questi aiuti non servono a granchè. L’Ucraina , -12% del PIL dopo il collasso dei prezzi dell’acciaio, si è già mangiata i 16 miliardi ricevuti. Unicredit, Raffeisen e ING sono banche già praticamente fallite, perchè non rivedranno più un euro di tutta la loro ingente esposizione.L’eurozona è a un passo dalla crisi sistemica, e questo week-end i suoi governi si sono riuniti di corsa per cercare una scappatoia che non esiste.Continuano a sbagliare sulla falsariga americana: invece di spurgare E FAR FALLIRE CHI DEVE FALLIRE, cercano di rimandare il più possibile la resa dei conti. Peccato che il conto cresce nel frattempo.

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OBBLIGAZIONI: in attesa dello scoppio
Negli USA i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,47% (-8 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è al 1,24%(+0 cts.) e ad un anno al 2,08%(+4 cts.); i bot a 3 mesi allo 0,26%(-6 cts.). I rendimenti dei bonds a 2 anni a 0,92%(-1 cts.); a 5 anni al 1,80%(-4 cts.); il decennale al 2,75% (-10 cts); a 30 anni al 3,62%(-10 cts.). Scende il differenziale tra 2 e 10 anni a 183 (-9 cts.).Scendono i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (-12 cts. al 5,04%) quindicennali(-13 cts. al 4,68) e quelli a tasso variabile ad un anno (-14 cts. al 4,8%). Al rialzo invece i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con la caduta della borsa, così come i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani al 6,92% sul decennale (i messicani al 6,63%), ed in lieve incremento anche il rendimento del decennale giapponese (1,28%).
In Europa i tassi euribor scendono ancora: ad un mese al 1,59% (-4 cts.) a tre mesi al 1,9%(-6 cts.) ad un anno al 2,1%(-7 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi fermi sul 2 anni al 1,31%(-0 cts.) e scendono sul decennale al 3,01% (-10 cts.) per cui si riduce il differenziale tra 2 e 10 anni (+170 cts.) in tandem con quello americano, perchè il differenziale con i bonds USA resta fermo a +26 cts. per il bund sul decennale,e sulla scadenza a due anni (+39 cts.) sempre a favore del bund.
Si resta in attesa dello scoppio della bolla sui titoli di Stato. La recessione globale ha fortemente rallentato la formazione di nuove riserve valutarie, che finora l’avevano sostenuta grazie al riciclaggio dei dollari. Nel frattempo cresce velocemente la quantità di nuove emissioni necessarie per far fronte ai nuovi enormi impegni di cui i governi stanno caricando le generazioni future. I rendimenti restano a livelli estremamente bassi e non coprono neanche l’inflazione ufficiale, per cui non vi sono margini per un apprezzamento dei corsi significativo, e comunque non si capisce quale possa esserne l’appetibilità. In tutto il mondo si cerca di dirottare le risorse su piani di stimoli e salvataggi, il che riduce i fondi disponibli al sostegno dei titoli di stato. In medio oriente, inoltre, il crollo del petrolio ha enormemente ridotto le disponibilità investibili.
Ciò nonostante la bolla può riuscire a durare ancora per un pò perchè l’avversione per il rischio, la monetizzazione delle banche centrali, i processi di riduzione delle leve finanziarie, e altri meccanismi legati ai rifinanziamenti di imprese e mutui, possono sostenerla. In particolare, l’incertezza sull’efficacia dell’azione dei governi può mantenere elevata l’esigenza di rifugiarsi nei titoli di Stato, fintantochè li si riterrà “sicuri”.Vi è poi l’annuncio della Fed di suoi acquisti diretti tramite stampa di moneta, e la propaganda circa il rischio di deflazione; ma soprattutto ancora Cina e Giappone che ne sono i maggiori detentori, anche se è certamente in atto una riduzione del loro ritmo di incremento.

BORSE: crollano i bancari
Non si può dire che i dati abbiano aiutato : i nuovi cantieri ai minimi dalla seconda guerra mondiale; gli indici manifatturieri dimezzatisi rispetto allo scorso mese; l’inflazione complessiva ai minimi dal 1955. Per cui, nonostante l’approvazione delle 1100 pagine del piano Obama, la borsa è andata a picco, uscendo fuori dalla fascia laterale dell’ultimo periodo e facendo in molti casi nuovi minimi assoluti. A trascinare tutte le borse sono stati i bancari, epicentro di crisi in Europa, ma anche negli USA dove Citigroup ha perso il 44% e molti altri intorno al 30- 15% arrivando a quotare pochi dollari per azione. Dall’inizio del 2009 l’indice dei bancari, dopo il dimezzamento del 2008, si è ulteriormente dimezzato.
Da quando è iniziato il ribasso, il DOW ha perso 49%, SP 53% il nasdaq 55%. Questa settimana il Dow è stato il primo indice che ha fatto un nuovo minimo assoluto, mentre Sp e nasdaq si mantengono ancora un pò sopra i livelli di novembre. Riaggiornando i conteggi di lungo e breve periodo:
da ottobre 2007 vi è stata una prima onda maggiore al ribasso, articolatasi in 5 onde minori, finita a marzo 2008; poi un rimbalzo fino a maggio 2008, e poi un altra onda maggiore al ribasso, articolatasi in 5 onde minori la cui quinta è ancora in corso. Quando quest’ultima finirà si sarà completato un ciclo primario ribassista (a-b-c)composto appunto dalle due onde maggiori sopracitate e dal rimbalzo intermedio. Analizzando la composizione dell’onda maggiore in corso, le sue cinque onde minori sono state maggio-luglio, rimbalzo di agosto, agosto-novembre, rimbalzo dicembre- inizio gennaio, e l’attuale; quest’ultima ha finora avuto solo tre movimenti: la prima caduta da 944 a 804, il secondo rimbalzo fino a 874 (ripetutosi due volte, con creazione di fase intermedia laterale), ed ora la caduta da 874 fino al minimo di venerdì a 754. Vi sono indicazioni di ipervenduto, e segnali di divergenza, su varie scale temporali. Probabile pertanto che il ribasso in corso si fermi a 735 circa (140 punti totali, come la prima caduta); dopodichè una quarta di rimbalzo a 804 , e la quinta ultima al ribasso fino a circa 680-700 (si potrebbe arrivare anche in area 600, ma è meno probabile). Questo sviluppo entro metà marzo circa.
A quel punto il successivo rimbalzo primario dovrebbe durare da 2 a 4 mesi, e ritracciando il 50% ha un potenziale di circa 400 punti dal minimo che verrà fatto (quindi si potrebbe tornare fino a circa 1100), mentre la successiva primaria al ribasso nel secondo semestre, in ipotesi di equivalenza con la prima, dovrebbe riportare giù attraverso una nuova serie di onde maggiori, per la fine del 2010 in area 200-300 dove si concluderà il mercato Orso, se nel frattempo il mondo così come lo conosciamo ci sarà ancora.
Si conclude con Dow a 7365 -6,5% ( -16% da inizio 2009) SP500 a 770 -7,5%(-15%) Nasdaq100 a 1172 -5,5%(-3%)Russell -9%(-18%) Trasporti -10%( -24%) utilities -7,7% (-10%) semiconduttori -12% ( -7%) Broker -12%( -13%) Banche -20%( -51%).Il rapporto tra put e call sale a 1,06 e l’indice della volatilità VIX sale a 49.
Il Nikkey giapponese a 7416 -5%(-16% da inizio 2009), il Dax a 4014 -9%(-17%) il cac francese a 2750, il footsie inglese a 3889 spmib a 15530 e mibtel a 12804 -10% (-12%). Tra gli emergenti: Brasile -7%(+3%) Russia -17% (-18%) India -8%(-8%) Cina -2,6%(+24%).

PREVISIONI: riparla Bernanke

Lunedì si vedrà cosa hanno partorito gli europei, ormai da un momento all’altro possono arrivare da questo fronte notizie in grado di impattare pesantemente su cmabi, borse e rendimenti. Martedì 24 giornata cruciale, con l’indice dei prezzi delle case, quello di fiducia dei consumatori americani per febbraio(atteso fare un nuovo minimo record da quando esiste, cioè dal 1967, a 36) mentre in contemporanea Ben Bernanke testimonierà al Senato sulla situazione economica e sulla politica della Fed. Non so quanto ancora lo possano prendere sul serio, comunque il copione dovrebbe essere il solito: se il tono sarà preoccupato, l’avversione al rischio dovrebbe aumentare, trascinando giù la borsa e sarà importante vedere come si evolve la correlazione con mercati valutari, materie prime e rendimenti obbligazionari, adesso che lo yen non è più il rifugio di prima, l’oro è già a mille, e i titoli di Stato sono sotto stress per le nuove ingenti emissioni. Mercoledì ancora Bernanke al Congresso, e le vendite di case esistenti. Giovedì 26, la dimostrazione che la domanda è in caduta libera dovrebbe venir fuori dai dati sui beni durevoli, attesi in riduzione di un altro 2% anche al netto dei trasporti; sarebbe il sesto mese consecutivo di contrazione, e l’impatto maggore sarà sulla borsa, perchè è un classico indicatore correlato agli investimenti delle imprese; usciranno inoltre le vendite di case nuove ed i sussidi settimanali ai disoccupati. Infine venerdì 27 si concluderà il mese di febbraio con la seconda stima del Pil nel quarto trim. 2008, prevista in peggioramento rispetto alla prima stima che risultò di -3,8%: se si arriverà a superare la soglia del 5% si avrà il peggior risultato dal 1982.
Sul fronte europeo, arrivano le stime sull’inflazione per l’euro zona che potrebbero vedere un incremento annuo dell’1,1% il livello più basso dal 1999: si rilancerebbero le attese per un calo dei tassi nella settimana successiva e ciò potrebbe affossare l’euro; viceversa se l’inflazione riusltasse superiore a tali attese, crescerebbero i dubbi circa la prossima mossa della Bce e di conseguenza l’euro ne beneficerebbe.

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Palermo, 23 febbraio 2009

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23 Febbraio 2009, 13:01

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