CATANIA – “Salta con noi, Orazio Russo”. E chi se lo scorda quel coro che puntualmente partiva dalla curva? La battaglia silenziosa e dignitosa di Orazio Russo si è conclusa. Uno dei simboli del Catania che rinasce e centra la Serie A, non c’è più. Se ne va a 52 anni lasciandoci in eredità la sua educazione, il suo entusiasmo, la sua determinazione, il suo talento.
Addio a Orazio Russo
È una notizia tremenda. Lo è per il popolo rossoazzurro. Lo è per Catania: per i tifosi e per la città. Lo è per chi lo lo ha conosciuto e da cui ha ricevuto in cambio sempre qualcosa. In queste ore il pericolo di scadere nella banalità della retorica e di affondare in parole di circostanza è forte. E Orazio Russo non lo meriterebbe. Eppure in quell’affetto che in questi istanti popola i social, c’è tutto il significato della personalità di un giocatore che prima di tutto è stato un uomo di valori.
In quell’abbraccio liberatorio con l’allora presidente Nino Pulvirenti dopo la vittoria sull’Albinoleffe che riconsegnò il Catania al calcio che conta, c’è uno dei simboli eterni di Orazio Russo. Le sue folate sulla fascia. Il suo tocco irreale a palloni destinati altrimenti ad essere innocui. Le sue parole sempre misurate e sagge nei dopo-partita. Come si fa a pensare che Orazio Russo ci ha lasciati?
Sacrificio e talento
Dalle 18 marcature con la maglia rossoazzurra che aveva sempre sognato di indossare ad attuale responsabile del vivaio del Catania. A 14 anni il debutto in Seconda categoria nel Sant’Agata li Battiati. Poi un’escalation di successi: accompagnato da sacrifico e talento. Rifiutò persino di intavolare una trattativa con la Juventus: “Io volevo solo fare bene col Catania”, disse sempre. Nel suo curriculum ci sono anche Lecce, Spal, Savoia, Acireale, Padova, Perugia e Gela.
Ma oggi non c’è da parlare di casacche indossate e palmares. Nonostante ancora non ci crediamo, resta da rendere omaggio ad uomo perbene. E ad un grande calciatore. Che ha saltato assieme a noi.
[Foto Catania Fc]

