CATANIA – Il 54enne Alfio Torrisi sarebbe morto di fatica. Deceduto per un colpo di calore determinato dalle condizioni di lavoro a bordo della nave “Carnival Paradise” alle Bahamas.
“Giornate di lavoro interminabili. Fatte di 14 o addirittura 16 ore consecutive sotto il sole tropicale. Con una elevatissima umidità, assenza di pause, di protezioni. E di adeguata assistenza sanitaria. La salma di Torrisi era giunta in Italia priva degli organi interni, circostanza che, di fatto, avrebbe potuto impedire ogni accertamento sulla vera causa del decesso”, spiega l’avvocato Antonio Fiumefreddo difensore della famiglia Torrisi.
Alfio Torrisi morto alle Bahamas
Ma come si è giunti a decretare le cause della morte? È stato possibile attraverso la consulenza medico-legale, conferita dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catania. Ad effettuarla è stato il professor Cristoforo Pomara, Ordinario di Medicina Legale dell’Università di Catania. Dalla quale emerge che “quelle condizioni ambientali e organizzative del lavoro configuravano un rischio fisico estremo e prevedibile, mentre nessuna patologia preesistente è stata ritenuta responsabile decesso. Invece, la causa della morte è stato un colpo di calore con esiti multiorgano, tipico dei casi di esposizione prolungata a temperature critiche”.
“Il professor Pomara è riuscito a ricostruire scientificamente il quadro patogenetico servendosi dei più innovativi protocolli della moderna medicina legale – prosegue Fiumefreddo -. Applicando metodiche di analisi e comparazione avanzate che hanno consentito di superare la dispersione degli organi. E individuare comunque con certezza il colpo di calore come causa esclusiva della morte”.
L’avvocato ha ribadito che i familiari di Alfio Torrisi continueranno a battersi affinché tutte le responsabilità vengano accertate. Perché “solo riconoscendo le colpe di chi lo ha mandato a morire sotto il sole potremo dare pace alla sua memoria e giustizia al suo sacrificio”.

