C’erano una volta i partiti |Ora si aspetta solo il big bang

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10 Maggio 2019, 06:04

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Se ne parlerà dal 27 maggio. È la risposta buona per qualsiasi domanda che si ponga dalle parti del Palazzo. Inutile cercare risposte adesso, se ne parlerà dopo le Europee, quando si tireranno le somme, si conteranno i morti e i feriti e si getteranno le basi per il futuro. Il big bang è dietro l’angolo e tutti ormai si muovono in ordine sparso, preparandosi al dopo. I partiti, che già da un pezzo accusavano una certa debolezza, si trasformano in sigle e simboli svuotati con singoli o gruppetti che agiscono ormai in perfetta autonomia, rimarcando a ogni occasione le distanze dai compagni di banco, tra polemiche fratricide e piccole risse.

In Forza Italia ormai il rompete le righe è scattato. Il partito del Cavaliere si avvicina al bivio tra un futuro da aiutante di campo del Capitano Salvini e l’avventura di una rifondazione centrista che raccolga i moderati a cui la destra troppo destra del populista leghista dà l’orticaria. Gianfranco Miccichè si è pronunciato in tutti i modi possibili per questa seconda opzione. Ma la sua posizione al momento sembra molto minoritaria nel partito a livello nazionale. In Sicilia, dopo l’abbandono di Salvo Pogliese e dei suoi più stretti, il grosso del partito segue il commissario e presidente dell’Ars, che alle Europee ha puntato tutto su Milazzo. Buona parte del partito è con lui, seppur con sfumature diverse. Renato Schifani, ad esempio, non si è mai schierato contro Micciché ma qualche giorno fa in un evento pubblico a Palermo ha sottolineato come la prospettiva auspicata dal presidente dell’Ars sia molto difficile da realizzare. Certo, nel partito, anche dopo l’uscita di Pogliese, non mancano quelli che non seguono affatto Miccichè. E che gliel’hanno giurata, già dalle Europee, dove una sconfitta di Milazzo farebbe molto male al commissario. La deputata siracusana Rossana Cannata è data in uscita, il fratello è in lista con Fratelli d’Italia alle Europee. Gaetano Armao e Giusy Bartolozzi sono da tempo in rotta con Micciché e i suoi e non perdono occasione, soprattutto la deputata per rimarcarlo, come è accaduto con le prese di posizioni pubbliche sulle ex Province in contrasto con le uscite di Stefania Prestigiacomo. Altro deputato regionale da tempo in rotta col gruppo è Luigi Genovese. Corteggiato adesso dal candidato miccicheiano alle Europee Giuseppe Milazzo che ha espresso la sua “incondizionata stima” per la famiglia Genovese tutta, dopo che i rumours hanno raccontato di un sostegno elettorale della “family” messinese alla Lega e in particolare Angelo Attaguile. Vicenda questa che ha scatenato una polemica velenosa e tutta catanese con Fabio Cantarella, ma questa è un’altra storia.

Il punto è che tutti si preparano al dopo. Chi sperando nella nascita di un nuovo soggetto moderato con pezzi di Pd che si sganciano e confluiscono (ma senza reciproche annessioni) e chi preparandosi a un centrodestra con Salvini imperatore. In questo secondo scenario Fratelli d’Italia spera di avere più di voce in capitolo e sta diventando una specie di porto per dissidenti. Il transito della forzista Cannata di cui si diceva prima sarebbe cosa ormai fatta. E domani magari potrebbe arrivare Salvo Pogliese che deve scegliere tra la Meloni e la Lega e che per storia politica personale – e rapporti – avrebbe in FdI un approdo quasi naturale. Come accaduto per un altro esule, Raffaele Stancanelli, che ha rotto con Nello Musumeci, perché neanche dalle parti di Diventerà Bellissima si riesce a tenere tutto.

Tutti contro tutti anche nella piccola Udc, dove al leader nazionale Lorenzo Cesa è toccato intervenire alla stregua di un preside severo (e assai spazientito) nei confronti di una classe riottosa. Qui ci si divide in anti e pro Micciché, visto che il partito centrista gravita ormai stabilmente nell’orbita di Forza Italia. Eleonora Lo Curto appartiene al primo schieramento e più volte ha parlato della Lega con giudizi non dissimili a quelli del presidente dell’Ars, con cui condivide l’attenzione rivolta a sinistra (ved il suo endorsement al candidato civico di centrosinistra a Mazara). Vincenzo Figuccia, che per Micciché ha la simpatia di Superman per la kriptonite, si muove invece nella direzione opposta, ultimamente anche con la sponda messinese di Cateno De Luca. I due sono accomunati dall’idea di un nuovo movimento meridionalista e fanno parte di quel pezzo di centrodestra che non è attratto da pulsioni neocentriste.

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E a proposito di neocentrismo si arriva al Pd. Perché in sintesi proprio al prospettiva della possibile nascita di qualcosa di nuovo al centro dello spazio politico è legato in buona parte il possibile big bang. Dalle parti dei dem l’unico ad aver parlato chiaramente è stato Luca Sammartino, che a Livesicilia ha detto di auspicare la nascita di qualcosa di nuovo, una “casa comune” che parta dal basso, ispirata al buon governo e al ricambio generazionale che non si limiti a una somma di sigle. Nel partito gli altri frenano. Ma qualcuno si è già spunto oltre. Luisa Lantieri ad esempio è apparsa nelle foto della campagna elettorale del candidato in Forza Italia Saverio Romano (con Totò Cuffaro). Gli zingarettiani invece hanno stoppato qualsiasi ipotesi di apertura ai moderati – che però un membro della segreteria nazionale non ha escluso in una riunione a porte chiuse a Palermo possano avere coperture nazionali negli ambienti lontani dal nuovo segretario – e parlano nelle loro riunioni della prospettiva di un commissariamento del partito siciliano. Ai danni di Davide Faraone, che già molto tempo fa parlava di superare il Pd in vista di un “nuovo campo” e che adesso sul tema resta invece silente, coperto e prudente aspettando le Europee e le decisioni romane sulla sua segreteria.

Chi ha invece già rotto gli indugi verso possibili approdi neocentristi è Sicilia Futura. I due deputati del movimento fondato da Totò Cardinale guardano alla loro destra, hanno ricevuto un invito esplicito da Micciché, e chissà che all’ex ministro di Mussomeli non tocchi ancora una volta il lavoro di tessitore di questa nuova “cosa” postdemocristiana e moderata. Su cui si è già avviato un lavoro di raccolta di mondi in cerca di rilancio attorno alla candidatura di Saverio Romano, che coagula popolari, autonomisti lombardiani, ex alfaniani. Tutti nostalgici di un centro che sui territori, con i candidati giusti, ancora funziona.

Il big bang è dietro l’angolo e la politica regionale ne sarà travolta, questo lo mettono in conto tutti. Con diverse incognite. Quali gruppi si formeranno all’Ars, ad esempio? Nascerà un plotone neocentrista, o un gruppo para-leghista, o cos’altro? E ancora, come la mutata geografia di Palazzo dei Normanni si proietterà sul governo regionale? E di conseguenza, quanta vita potrà avere l’attuale conformazione della giunta Musumeci? Se ne parlerà dal 27 maggio. Ma anche adesso. A bassa voce.

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10 Maggio 2019, 06:04

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