Colletti bianchi, lotta a corruzione |"Non esistono zone franche"

Colletti bianchi, lotta a corruzione |”Non esistono zone franche”

Bocche cucite sulle inchieste a cui i suoi uomini stanno lavorando. Ma Antonio Salvago della Squadra Mobile assicura che "le indagini sono numerose".

I reati contro la pubblica amministrazione
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CATANIA – E composta da otto investigatori tra personale di Polizia Giudiziaria e poliziotti con “particolari” capacità professionali e di preparazione. E’ l’unità anticorruzione della Squadra Mobile che “opera” (forse) sottotraccia ma che dallo scorso giugno si è potenziata fortemente per volere della capo della Polizia. Una sezione investigativa che opera a stretto collegamento con il pool di magistrati della Procura di Catania dei reati contro la Pubblica Amministrazione coordinata dal procuratore Michelangelo Patanè e che negli ultimi tempi si è rafforzata con pm provenienti dalla Direzione Distrettuale Antimafia. E c’è anche una costante connessione con l’Anac, Autorità Nazionale Anti Corruzione. “Non ci sono mai state zone franche all’azione giudiziaria” – spiega il dirigente della Squadra Mobile, Antonio Salvago che fornisce indicazioni sul delicato lavoro svolto dagli uomini di questa unità che quotidianamente si interfacciano con anche le altre sezioni.

Bocche cucite sulle inchieste a cui i suoi uomini stanno lavorando. Ma Antonino Salvago della Squadra Mobile assicura che “le indagini sono numerose”. “Non ci sono zone franche all’azione giudiziaria” – spiega il dirigente che fornisce indicazioni sul delicato lavoro svolto dagli uomini di questa unità che quotidianamente si interfacciano con anche le altre sezioni. Il Questore Marcello Cardona è rigoroso su questo fronte. Perchè l’illegalità non è solo lo scippo o la rapina, ma anche i reati come il peculato, l’abuso d’ufficio, la concussione. La corruzione, appunto.

Appalti, grandi opere, lavoro della pubblica amministrazione e organismi che operano nelle istituzioni o che forniscono beni alla collettività. Nel mirino dell’Unità Anticorruzione ci sono le operazioni sospette dove sono inseriti i cosidetti “colletti bianchi”. E un’indagine – è inutile mettersi il prosciutto davanti agli occhi – può emergere da un’inchiesta più ampia sulla criminalità organizzata. La mafia ha dimostrato sempre di più che si muove e si mimetizza all’interno dei palazzi del potere: ed è in questi ambiti che diventa “fondamentale” l’esperienza dei magistrati della Dda che possono fornire input utili all’andamento di alcuni accertamenti. Si tratta di indagini difficili e delicate, per questo i funzionari ricevono una formazione tecnica investigativa costante con dei corsi “ad hoc” organizzati a Roma. Le indagini si sono “affinate” e “devono rispondere alle esigenze” dei tempi. A fare da cabina di regia, anche in questo caso, è lo Sco, Servizio Centrale Operativo. Strategico, in questa tipologia di indagini è lo scambio di informazioni ed esperienze tra le varie Unità di polizia italiana. Da Milano, passando per Napoli, fino ad arrivare a Catania. Modelli investigativi che hanno portato ad importanti risultati possono essere applicati (con accorgimenti relativi ai contesti e ai territori) anche in altre realtà.

L’invito di Antonio Salvago ai cittadini è “quella di segnalare ogni forma di illegalità all’interno della Pubblica Amministrazione all’Autorità Giudiziaria e alla Polizia Giudiziaria”. E ribadisce: “Non ci sono zone franche, viene perseguito ogni tipo di illecito”.


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