Comitato Legalità: “Trend positivo, |ma aumenta il disordine di massa”

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17 Febbraio 2018, 18:39

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CATANIA – Luci e ombre. Segnali di discontinuità col passato ma anche problemi persistenti denunciati come “irredimibili”, a partire dallo “scialo” di cera votiva sulle strade cittadine. Il report 2018 del Comitato per la legalità nella Festa di sant’Agata pare infatti possa essere rappresentato in doppia tonalità. Le somme le tira Renato Camarda, esponente di Libera e portavoce del tavolo di associazioni che annualmente misura il coefficiente legalitario della terza celebrazione cristiana al mondo per numero di partecipanti: “Non ci sono stati particolari incidenti, nonostante la vasta marea umana – ha detto – Tuttavia, i problemi di disordine e illegalità di massa sono aumentati”. Ad ascoltarlo non solo i giornalisti, ma anche il delegato arcivescovile della Festa, monsignor Barbaro Scionti, il maestro del Fercolo Claudio Consoli e Francesco Marano, presidente del Comitato dei Festeggiamenti.

E appunto sotto i loro occhi Camarda ha sventolato delle foto di quelle presenze ritenute “inopportune” ai piedi del carro votivo. La prima è quella dell’ex presidente del Circolo sant’Agata Pietro Diolosà con in spalla la varetta. Negli anni scorsi è finito alla sbarra, per essere poi assolto, nel processo sulle presunte infiltrazione mafiose del clan Santapaola nelle Festa. Altra foto riguarda un gruppo di devoti, presumibilmente tutti minorenni e quindi col volto oscurato, vestiti con il tradizionale sacco bianco e una maglietta dedicata alla memoria di Eugenio Ruscica, detto “Bananedda”, i cui funerali sono stati prima sospesi per poi celebrati in forma privata dal questore per evitare uno sfoggio chiassoso in un quartiere ritenuto in mano ai Cursoti milanesi.

Un altro scatto ancora riguarda la presenza di “Antonello” La Rosa vicino al candeliere del Fercolo. “Claudio Consoli ha estromesso immediatamente il responsabile del baiardo – ha ricordato Camarda – Lo riteniamo un atto positivo”. Fra gli episodi sospetti denunciati dall’esponente di Libera, la presenza di due candelore danzanti (una soltanto, stando ai rilievi dei Vigili Urbani) all’altezza del murales dedicato a Enzo Valenti, giovane rimasto ucciso con due colpi di arma da fuoco il 20 dicembre scorso al Fortino. Episodi che, come ricorda Francesco Marano, non vanno tuttavia derubricati come “illegali”, ma come “inopportuni”. L’attenzione su di essi, tuttavia, resta alta anche la rinnovata coscienza della città sulla fenomenologia criminale. Appunto per questo Camarda invoca un tavolo di raccordo anche con le forze dell’ordine da celebrarsi già a settembre in modo da scongiurare qualsiasi tipo di allarme pubblico o svista.

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Solleva i toni del dibattito, per portarlo però su di un altro binario, Lorenzo Costanzo della Cna-Federmoda. Il quale denuncia più di un baco nell’organizzazione delle processioni. Il dito è puntato sul proliferare di somministratori abusivi di alimenti e bevande: “Le licenze provvisorie servirebbero a dare un senso di legalità alla Festa. Senza di esse dobbiamo fare i conti con l’aumento esponenziale dei bracieri dediti al consumo della carne di cavallo e i camion dei gelatai che bloccano le vie di esodo”. Uno scenario verificato anche dal nostro giornale. “Per non parlare poi – ha aggiunto – della mancata predisposizione di bagni pubblici e dell’utilizzo irragionevole della segatura per contenere le cere accese. Il risultato? L’incendio a piazza Santo Carcere”.

Sul tavolo delle proposte resta quella di affiggere due lapidi in memoria di Roberto Calì, morto durante la salita di via Sangiuliano nel 2004, e Andrea Capuano, deceduto a seguito dello scivolamento col proprio ciclomotore sui residui di cera votivi nel 2010 in via Etnea. Francesco Marano lo ha confermato: “Il Comitato ha preso l’impegno di ricordarli, c’è ancora da decidere la modalità”.

 

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17 Febbraio 2018, 18:39

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