PALERMO – “Occorre sospendere immediatamente le tasse Ets ed Ets marittimo (il sistema europeo di scambio di quote di emissione per la riduzione dei gas serra) che colpiscono il trasporto, soprattutto quello marittimo, e di cui un’isola paga il prezzo più alto, perché creano effetti distorsivi sulla produzione industriale della Sicilia e del trasporto marittimo”.
Lo dice il presidente di Confindustria Sicilia, Diego Bivona.
Bivona: “Sospendere tasse su decarbonizzazione”
“Siamo di fronte a una voragine – continua Bivona – che si allarga progressivamente: da un lato gli obblighi imposti dall’Unione Europea con il clean industrial deal, dall’altro il prezzo, altissimo, che il sistema industriale economico e sociale siciliano si trova a dover pagare per i vincoli imposti dal processo di decarbonizzazione”.
All’onere economico legato all’insularità (stimato in più di 6 miliardi), sostengono gli industriali, le imprese siciliane sono costrette ad aggiungere i costi legati all’imposizione dell’Ets, una tassa che non accelera i processi di decarbonizzazione ma che frena solo la corsa per la competitività.
Il polo siracusano
Nel caso del polo industriale siracusano, il sistema Ets dal primo gennaio del 2026 prevede, tra l’altro, un ulteriore aumento dei costi del 20%, a seguito della riduzione delle free allowance, che comporterà per il polo un ulteriore esborso di 60 – 80 milioni di euro l’anno. Riguardo all’Ets marittimo aumenta il rischio potenziale di un modal backshift, cioè di un ritorno ai trasporti su gomma, con effetti negativi anche in termini ambientali e di congestione infrastrutturale.
“Se si vuol evitare che un’ulteriore escalation dei costi – conclude Bivona – ormai insostenibili per imprese e consumi delle famiglie, urge un blocco immediato e complessivo del sistema legato all’Ets accompagnato da misure compensative specifiche per le regioni insulari e per i poli industriali strategici come quelli siciliani, al fine di garantire condizioni di equità competitiva nel quadro europeo”.

